Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Nanotecnologie: più sicurezza, ricerca e informazione

Posted by fidest press agency su domenica, 26 aprile 2009

Occorre aumentare i fondi per la ricerca sullo sviluppo e l’utilizzo sicuri dei nanomateriali, nonché proporre una loro definizione scientifica. È quanto sostiene il Parlamento chiedendo un quadro comune che affronti le applicazioni esistenti e prevedibili di tali tecnologie e la natura dei rischi per l’ambiente e la salute (specie sul luogo di lavoro). Auspica poi un inventario dei nanomateriali presenti nell’UE e l’introduzione di una rete europea che vigili sulle nanotecnologie.  L’utilizzo dei nanomateriali e delle nanotecnologie promette importanti progressi con molteplici vantaggi in numerose applicazioni destinate ai consumatori, ai pazienti e all’ambiente. Tuttavia nonostante l’istituzione di una strategia europea precisa in materia di nanotecnologie e la conseguente assegnazione di circa 3,5 milioni di euro destinati alla ricerca, l’Unione europea è ancora in ritardo su questo campo.  A questo proposito si chiede l’introduzione nella legislazione europea, di una definizione scientifica esaustiva di nanomateriale.  I deputati lamentano poi una mancanza di chiarezza e di informazioni in merito all’attuale utilizzo dei nanomateriali. Riferiscono infatti che è in corso un importante dibattito in merito alla possibilità di valutare la sicurezza di tali tecnologie, e che i comitati scientifici e le agenzie dell’Unione europea rilevano gravi carenze, non soltanto in termini di dati cruciali, ma anche nei metodi per il loro ottenimento. Riportano a tale proposito le valutazioni del Comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente individuati che, avendo identificato per alcuni nanomateriali pericoli specifici per la salute ed effetti tossici su organismi ambientali, nonché una generale carenza di dati qualitativamente validi sull’esposizione, tanto per gli esseri umani che per l’ambiente, ritiene che occorre inoltre «approfondire, convalidare e standardizzare ulteriormente le conoscenze dei metodi di valutazione dell’esposizione e di identificazione dei pericoli».

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