Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Pacchetto sicurezza: disappunto di Save the Children

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Mag 2009

Il maxi emendamento in materia di immigrazione, parte del Ddl Sicurezza e appena approvato alla Camera, attraverso il meccanismo della fiducia, desta forti preoccupazioni sia per i suoi contenuti che per la modalità di approvazione. Secondo Save the Children, presentano forti criticità le norme che prevedono l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, l’impossibilità di accesso agli atti di stato civile per gli stranieri senza permesso di soggiorno e dell’allungamento fino a 180 giorni dei tempi di permanenza dei migranti nei CIE, provvedimento quest’ultimo che tra l’altro era già stato rigettato dal Parlamento per ben due volte e che è stato introdotto ora nel Ddl Sicurezza con emendamento. Molto preoccupanti sono le norme, incluse nel maxi emendamento, che riguardano la conversione del permesso di soggiorno alla maggiore età e che sostanzialmente si traducono in una maggiore difficoltà di ottenimento dello stesso per i minori stranieri non accompagnati che arrivano nel nostro paese. Infatti, per la conversione sarà necessario che il minore straniero sia affidato o sottoposto a tutela e sia  inserito in un progetto di integrazione da almeno due anni. Save the Children ritiene permangano delle forti criticità anche per la previsione di misure specifiche per il rimpatrio di minori stranieri non accompagnati comunitari coinvolti nella prostituzione, in quanto esse introdurrebbero un criterio di discriminazione nei confronti di uno specifico gruppo di minori,  inammissibile ai sensi dell’art. 2 della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza (CRC) nonché e dell’art. 3 della Costituzione Italiana. La norma non considera altresì che i minori stranieri non accompagnati coinvolti in prostituzione in Italia molto spesso possono essere vittime di gravi forme di sfruttamento e tratta, e se rimandati nei paesi di origine potrebbero essere in molti casi privi di un ambiente familiare e socio-economico idoneo a garantirne i diritti.

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