Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Tagli occupazionali. La rivolta alla Fiat di Torino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2009

Da sabato 16 maggio la tensione a Torino è  forte. E’ in gioco, a detta  di taluni leader sindacali la chiusura degli  stabilimenti Fiat in Italia e con pesanti ripercussioni sull’indotto. Che la protesta ha una sua spiegazione, anche se è deprecabile la violenza di piazza, non occorre essere degli economisti per capire che le operazioni commerciali del management Fiat nei confronti della Crysler e della Opel determineranno una enorme e sovradimensionata capacità produttiva degli stabilimenti italiani e nel resto del mondo. Diventa, quindi, legittimo il timore dei lavoratori della Fiat che vedono in pericolo il proprio posto di lavoro, in una sorta di roulette russa che determinerà se e quali stabilimenti resteranno aperti in Italia. A questo punto si giustifica la richiesta di un chiarimento. E’ importante evitare che gli accordi internazionali tra i manager dell’industria automobilistica finiscano con il penalizzare il paese che può meglio degli altri contenere la pressione sindacale e neutralizzare i possibili interventi dello Stato. È legittimo chiedere conto alla più grande impresa privata italiana dei miliardi di euro che lo Stato gli ha regalato nel corso degli anni ed è legittimo chiedere allo Stato di intervenire sulla Fiat per impedire i licenziamenti e l’uso sistematico della cassa integrazione. Oggi in Italia non vi sono stabilimenti “sicuri”; da Mirafiori a Cassino, da Pomigliano a Termini Imerese sono tutti a rischio e sono tutti focolai di rivolta e di protesta contro i licenziamenti. Qui non si tratta di andare a caccia di capri espiatori guardando solo la protesta di piazza. Occorre un deciso intervento del governo poiché è chiaro che esiste un interesse vitale dell’economia internazionale che si avvale del sostegno politico e lo dimostrano gli interventi di Obama in Usa e della Merkel in Germania. E l’Italia di Berlusconi cosa fa? Non possiamo credere che il tutto possa risolversi in una mera questione di ordine pubblico a Torino o altrove.

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