Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

La politica estera italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Editoriale fidest. Potrei farla lunga, anche se le argomentazioni che posso proporre mi appaiono più esaustive partendo dall’Unità d’Italia in poi, ma lo spazio è tiranno e con esso il tempo dei lettori, per cui il mio dato di partenza diventa quello dell’Italia repubblicana e ancor più l’era berlusconiana. Per anni abbiamo dato l’impressione ai nostri alleati occidentali di essere insofferenti alla guerra fredda e ci piaceva dialogare un po’ con tutti tanto che lo stesso compromesso storico (Moro-Berlinguer, per intenderci) fu visto come il fumo negli occhi e le conseguenze sono ben note a tutti. I soliti “critici” considerarono la circostanza come la “prova provata” che la politica estera italiana, con una manovra di politica interna, stava mettendo il classico piede di porco sotto la porta dell’alleanza atlantica. Vennero, poi, il crollo del muro di Berlino, le iniziative giudiziarie di mani pulite e l’exploit di Berlusconi che da eminenza grigia della politica italiana interna e internazionale, divenne il nuovo “patron” dell’elettorato italiano di centro-destra. La novità berlusconiana in politica estera fu “formalmente” di togliersi il frac della diplomazia ingessata italiana e, sostanzialmente la possibilità di dare una pacca sulle spalle all’ex compagno Putin da una parte e a Bush dall’altra dimostrando che i tempi erano maturi non certo per un compromesso storico di matrice ideologica ma più semplicemente affaristica. Per tutto questo occorreva pagare un prezzo e fu quello, come accadde con il regno sabaudo, d’inviare i soldati italiani nei teatri di guerra che gli altri avevano provocato per fini inconfessi. Gli italiani, quindi, a rimorchio di una politica estera pensata da altri. Del resto Putin per avere più tempo per rinforzarsi come leadership interna e per una maggiore credibilità internazionale, dopo il crollo dell’Urss, non trovò di meglio che lasciare che gli Usa si svenassero per conto delle multinazionali del petrolio e della finanza per guerre che, oltre tutto, avrebbero lasciato una diffusa impopolarità nel mondo islamico e non solo. Ora è la volta, per l’Italia, di stabilire un’alleanza più solida con il mondo arabo che, tramite Gheddafi, rappresenta una sorta di compromesso tra integralismo e moderatismo. Questo passo incontra i favori di Putin e l’indifferenza di Obama che ha già scelto come interlocutore arabo di riferimento l’Egitto. Ma Putin ha anche un altro obiettivo che è quello di poter assorbire nella sua area geografica, incominciando con i rubinetti del petrolio e del gas di cui l’occidente europeo ha un grande bisogno, ciò che è oggi l’Ue e questo potrebbe spiegare le critiche berlusconiane alla politica comunitaria. Un’Europa unita dai Pirenei agli Urali e forse oltre e con un grande mattatore, la cui credibilità è ben vista, del resto, anche dai governanti cinesi che a loro volta, presentano un mercato di sbocco allettante per l’Europa. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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