Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Un papa, una donna e tante lettere

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Il medico psichiatra Wanda Poltawska, polacca, ha 88 anni. Deve la sua notorietà al fatto che ha scritto un libro nel quale ha reso pubbliche  molte delle lettere che ha ricevuto da Giovanni Paolo II. Scrive in proposito Renzo Allegri  “E le lettere di un Papa a una donna hanno fatto subito gridare allo scandalo. Quelle lettere fanno parte di una intensa corrispondenza intercorsa tra la Poltawska e Wojtyla nell’arco di 55 anni. I due si sono conosciuti subito dopo la  Seconda Guerra Mondiale, sono diventati amici, hanno collaborato in numerose iniziative insieme. Prima a Cracovia, nelle attività culturali e sociali della diocesi, soprattutto per i problemi della famiglia; e,  dopo l’elezione di Karol Wojtyla a Pontefice,   a Roma, dove la Poltawska divenne membro del “Pontificio Consiglio per la famiglia”,  consultore  del “Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari” e membro della “Pontificia Accademia per la vita”. Ma l’amicizia affiorò pubblicamente anche per un’altra circostanza nel 1984, quando si seppe che la Poltawska aveva ottenuto un miracolo per intercessione di Padre Pio, tramite richiesta di Karol Wojtyla.  La vicenda risale al 1962. Ammalata di tumore, Wanda stava per morire. I medici non davano speranze. Volevano comunque tentate un intervento chirurgico. Wojtyla, giovane vescovo, si trovava a Roma per il Concilio. Venne informato e scrisse subito una lettera a Padre Pio, chiedendogli di pregare per quella donna. La lettera porta la data del 17 novembre 1962. Fu recapitata a Padre Pio a mano, da Angelo Battisti,  che era amministratore della Casa Sollievo della Sofferenza. Padre Pio chiese a Battisti di leggergli la lettera. Al termine,  disse: “Angiolino, a questo non si può dire di no”.  Battisti, che conosceva bene i carismi di Padre Pio, tornò a Roma stupito e continuava a chiedersi il “perché” di quella frase.”  “Oggi, osserva Renzo Allegri nei vari articoli usciti in questi giorni si parla delle lettere del Papa alla dottoressa Poltawska, ma nessuno si sofferma a spiegare chi sia questa donna e perché sia stata tanto amica di Karol Wojtyla” Un’amicizia che risale ai tempi dell’occupazione tedesca della Polonia, dei suoi cinque anni di prigionia in un lager.  E’ un documento sconvolgente. Svela particolari tremendi, alcuni inediti, sulle crudeltà degli aguzzini nazi¬sti. Solo grazie all’aiuto di un giovane sacerdote, Karol Wojtyla, conosciuto al suo rientro a casa, riuscì a superare e a vincere le conseguenze devastanti che gli orrori patiti avrebbero certamente lasciato nella sua personalità. A quel sacerdote confidò i suoi drammi spaventosi e quel sacerdote potè “capire”,  perché anche lui, negli anni della guerra, era stato martoriato da grandi dolori personali che lo avevano condotto alla vocazione sacerdotale. E nacque così un’amicizia, continuata per il resto della vita, intensa di attività e di iniziative per promuovere i valori che da quelle lontane sofferenze erano germogliati”. Il libretto,  si intitola Ravenshrúck. E ho paura dei miei sogni”. Lo scorso anno è uscito in Italia  dalle Edizioni dell’Orso.

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