Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Rispondo a Simplicio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2009

Il buon amico Simplicio (che non fa onore al suo nome) si fa sempre più complesso, coinvolgendomi, o cercando di farlo, in un chiarimento o in una spiegazione sovrapponibile  all’eterno dilemma sul sesso degli angeli, oppure sulla quadratura del cerchio. Ma l’argomento è stimolante, non fosse altro perché mi permette di evidenziare, e far riflettere per evidenziare, lo sfacelo della politica italiana. Centro-destra, centro-sinistra, estrema destra, estrema sinistra radicale, battitori liberi nella Lega. Basta solo quest’elenco per capire l’affermazione del PdL, unico e solo partito che ha esonerato gli elettori dal gravoso onere di pensare; c’è uno che pensa, la claque che applaude e tutti gli altri che seguono a ruota. In realtà non esiste una Destra, come non esiste una sinistra, meno che meno quella radicale. Per esistere un centro-Destra o un centro-sinistra, occorre che ci sia un Centro che si sposta a destra o a Sinistra. Non c’è niente di tutto questo, così come non c’è la politica in tutte le sue sfaccettature; economica, sociale, etica, e quindi con le  applicazioni settoriali; sanità, istruzione, ordine pubblico, lavori pubblici, industria, commercio, sviluppo.  Il buon Simplicio, che simplicio non è, auspica  e descrive:  una maggioranza di governo e…..  un programma che sappia essere dalla parte della maggior parte del paese fatta di lavoratori dipendenti e autonomi, pensionati, disoccupati, precari ecc. Sta qui il nocciolo duro del problema. Il governo del cavaliere ha cercato, cerca e cercherà di dare soddisfazione alle domande che emergono dalla popolazione, ma si ferma alla ricerca  dei sondaggi, che coinvolgono esigenze immediate e spesso contraddittorie.  Gli elettori non vogliono l’ICI e la si toglie, sacrificando i servizi che i comuni non potranno più fornire, così la penalizzazione viene stornata ai comuni, raccattando i meriti per aver tolto l’ICI (la vittoria del PdL nelle amministrative in corso ha questa motivazione, ma nessuno l’ha fatta emergere). La maggioranza si pronuncia contro gli emigranti ?  Leggi dure contro i clandestini, respinti in mare. Si leva la richiesta di sicurezza nelle città? L’esercito nelle strade e le ronde in camicia verde. E così via.   Domina la logica dei sondaggi che nessuno statista sarebbe disponibile a prendere in considerazione. La popolarità viene privilegiata contro la capacità di operare scelte a medio e lungo termine, con programmi concreti e con piani di sviluppo per ogni settore interessato. Non ce ne accorgiamo nemmeno, ma stiamo scivolando pericolosamente verso il diventare una nazione in via di sotto-sviluppo. L’opposizione non esiste; non esiste un Centro che dovrebbe essere componente essenziale delle due parti, come mediatore ed elemento equilibratore. Il danno epocale lo ha fatto il metodo di amministrare, che non coinvolge nessuna formazione politica qualificabile, perché è inqualificabile servire l’osso da spolpare,  senza pianificare i ritmi della evoluzione, che deve essere costante e omogenea per tutti; le differenze devono nascere dalle diverse potenzialità non dalle discriminazioni impostate. La sinistra poi ha dimostrato tutte le sue defaillances, arenandosi in uno sterile dibattito che ha dimostrato solamente la  mancanza di cultura di governo. Da 60 anni l’estrema sinistra si è servita delle piazze per chiedere “tutto e subito”, ottenendo “niente e per sempre”; la classe operaia si è rotta della presa in giro parolaia, priva di aderenza alla realtà, e li ha mollati, preferendo forze di governo che, almeno, periodicamente elargisce quell’osso da spolpare. Con la mia memoria storica adesso devo fare riferimento alla mia esperienza lavorativa in Tunisia, dove ho soggiornato ben 18 anni. Ho collaborato con vari ministeri per la promozione dello sviluppo produttivo e per l’applicazione del Programme de Mise à Niveau, destinato alle imprese in grado di diversificarsi secondo le esigenza del mercato e non condizionando i mercati con ciò che può essere prodotto al minor costo e al maggior utile. La scelta di fondo di quel governo era, ed è, la scelta umanistica, la centralità dell’uomo, la funzione del lavoro come espressione dell’uomo e non merce in vendita al mercato delle contrattazioni. Dovevo gestire il passaggio di uno zuccherificio da pubblico a privato a Beja, quasi al confine con l’Algeria. Il lavoro fu facile, tant’è che lo terminai con 12 mesi di anticipo; ma il ministero impose ai nuovi proprietari la mia permanenza, a tutela degli interessi del governo che lì aveva investito sotto forma di partnership a tempo determinato. Fu allora che si presentarono dei tedeschi a proporre una macchia in grado di esemplificare il lavoro e accelerarlo, necessitando solo del 10% della forza lavoro. Si prestarono anche a montare la macchina, contro il mio parere, a dimostrazione.  Così avvenne; quella macchina avrebbe provocato la perdita del posto di lavoro a 130 operai ed avrebbe messo l’azienda tunisina nelle mani di quei tedeschi per tutto ciò che sarebbe stato necessario per il buon funzionamento.  Fu il ministro per lo sviluppo economico in persona che prese la mia relazione e la fece sua, invitando i tedeschi a smontare la macchina e riportarsela in Germania. Fu in quella occasione che mi invitarono  tenere dei corsi di marketing all’università Mannuoba di Tunisi. E’ questa esperienza, unitamente ad altre 19 (in18 anni ho gestito 20 aziende, tutte diventate esportatrici e leader di mercato) che mi fa dire che l’Itala viaggia verso il diventare nazione in via sotto-sviluppo. Preferisco fermarmi qui, non perché reputo esaurito l’argomento, tutt’altro, ma per stimolare le prime obiezioni e per sollecitare un dibattito che potrebbe portarci anche a impostare un metodo alternativo a quello attuale, destinato a creare una sacca immensa di povertà, contro una fettina striminzita di ricchezza eccessiva. Potremo anche parlare dell’esperienza “comunista”  della “comunista” Cina, che può darci molti spunti su ciò che è indispensabile evitare. A presto. (Rosario Amico Roxas)

Una Risposta a “Rispondo a Simplicio”

  1. Rosario Amico Roxas said

    Una aggiunta mi è doveroso precisare, stante la notizia apparse oggi su L’Unità; e ciò a dimostrazione della mia affermazione che la sinistra estrema manca di cultura di governo. A questo punto manca anche di interesse verso la classe operaia, privilegiando le autoaffwermazioni personali, a scopo esclusivamente esibizionistico.

    Da L’Unità di oggi 14 giugno:
    Sembra incredibile, ma la sinistra (in questo caso Rifondazione comunista) reagisce alla crisi con nuove frammentazioni. Al comitato politico nazionale convocato dal Prc dopo le europee e il primo turno delle amministrative, infatti, le mozioni politiche in votazione oggi saranno quattro: quella della maggioranza; quella dei ‘bertinottiani’ (più d’apertura verso l’alleanza con Sinistra e Libertà); quella dei trozkisti che chiede un maggiore radicamento operaio del partito e una dell’ex ‘quinta mozione’ critica dell’alleanza elettorale tra Prc e Pdci.

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