Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Libertà civili e militari italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2009

Editoriale Fidest. Da più parti mi fanno notare che tra le altre cose in Italia esistono due diversi modi di concepire la libertà. Vi è quella diciamo per chi non indossa una divisa e non porta le stellette e degli altri che di stellette e di divise hanno pieno l’armadio. Per costoro vige la libertà “vigilata” perché devono “credere, obbedire e all’occasione combattere” ma tacere se qualcosa non funziona per il verso giusto, come se il nemico fosse la parola anche se appena sussurrata. Un maresciallo ora in pensione, già da diversi anni, mi diceva: “ma che hanno da lamentarsi questi giovani? Ai miei tempi…” Ai suoi tempi, infatti, tutto era diverso e non solo la vita militare. Oggi dobbiamo prendere atto che il concetto di libertà si è dilatato nelle coscienze ancor prima d’entrare nel lessico corrente. Si può essere militari e mettersi sull’attenti davanti a un superiore come si faceva un tempo, ma il giovane di oggi ha un taglio culturale diverso, in quanto la sua conoscenza è andata oltre i banchi di scuola passando dalla schermo televisivo al monitor del computer. Persino il concetto di vicinanza che in passato si fermava alla soglia del nostro vicino di casa oggi si trasferisce facilmente lungo le strade di New York, di Tokio, di Pechino e Teheran. Oggi non c’è bisogno del corrispondente di guerra, dei grandi quotidiani, per avere nel piccolo schermo di casa nostra le immagini tragiche di una rivolta di popolo, di una repressione. Le stesse caserme stanno diventando delle case di vetro dove non è necessario servirsi di radio gavetta per avere informazioni sulla vita che si conduce nella caserma di Bolzano o di Torino o di Palermo. E allora mi chiedo e vi chiedo perché vogliamo fare violenza a questa bella parola che chiamiamo “libertà” per farla accettare per quella che è e la esercitiamo insieme? Forse temiamo che si possa scrivere libertà e leggere anarchia? Allora cerchiamo di sgomberare da subito il terreno da questi dubbi amletici e facciamo in modo che scrivere e leggere possa tradursi solo e comunque libertà senza aggettivi di comodo. Libertà nel rispetto degli altri, ma anche di noi stessi e del ruolo che svolgiamo. Libertà per amare il proprio lavoro senza riserve e amarezze. Libertà di critica poiché essa è il sale della democrazia. Libertà per rispettare i valori di chi può insegnarci qualcosa e soprattutto ha qualcosa da insegnarci. Libertà per essere i più convinti assertori dei nostri diritti  e doveri e di poterli esercitare senza coercizioni. Libertà per amare quelle stellette che non fanno più la differenza tra l’abito di un civile e quello di un militare ma che pure vogliono dire qualcosa poiché sono il frutto di una scelta di vita.  (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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