Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

Pannella scrive a Fini

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2009

“Presidente, molti dei convenuti radicali alla ormai tradizionale “Assemblea dei Mille autoconvocati” rappresentano la metamorfosi “antifascista” del male fascista, di questo erede assai più che degli ideali e degli obiettivi ad esso opposti (nelle sue molteplici forme autoritarie e totalitarie, comuniste incluse) che furono, e apparvero, alla fine vincenti, quali legittimazioni nuove del Potere statuale, ordinamentale, anche e soprattutto “globale”, mondiale. Altri si riferiscono ai corsi e ricorsi vichiani. Sta di fatto, ma non di diritto, che essi hanno ragione di ritenere – in probabile sintonia con il popolo “sovrano” – che l’Italia non sia più, e da tempo, una Democrazia, uno Stato di Diritto. E hanno, quindi, come obiettivo ideale e politico il costruirli, il renderli “vigenti” con le armi, con i mezzi della prefigurazione nonviolenta e tollerante, laica e liberale, federalista (kantiana per “profezia” filosofica) e politica, secondo la visione  – europea ma anche globale – di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, del Manifesto di Ventotene. La nostra e sua Resistenza sembra sempre più drammaticamente ardua, fino ad apparire probabilmente – di nuovo – “perdente”. La militanza nonviolenta italiana ne risulta a volte una smentita, uno spiraglio, una forma esplicita di speranza.  La religiosità crociana e quella capitiniana, convergenti pur nella loro profonda diversità; quella risorgimentale, europea, sturziana e degasperiana, cattolico-liberale; con quella delle minoranze riformate alla M.L. King in tutto il mondo; il monachesimo buddista, non solamente tibetano (con la straordinaria testimonianza del Dalai Lama); il mondo missionario e del volontariato civile: tutto questo è – nel suo assieme, nella sua unità profonda – sottovalutato, quando non del tutto ignorato. Perché, Presidente Gianfranco Fini, questo pubblico omaggio, questo audace, e per me necessario, saluto radicale, e a nome dei Radicali, in occasione (anche se non – almeno formalmente – “a nome”) dell’Assemblea di Chianciano? Perché abbiamo in molti (anche, crediamo, nel “popolo sovrano”) il sospetto, l’intuizione, il conforto che Lei rappresenti, o quanto meno annunci, quella “metamorfosi del bene” antitotalitaria, laica, liberale, costituzionale e quindi antifascista, che invece, sotto mentite spoglie, gli eredi dei vincitori del 1945/48 hanno tradotto in un sessantennio partitocratico e come tale antidemocratico, riproposizione del Disordine Costituito in Italia e (forse, temiamo) anche in Europa. La risposta a questo interrogativo è in un solo semplicissimo motivo: perché Lei opera dimostrando di avere e rispettare, nell’esercizio delle Sue funzioni istituzionali e anche di quelle civili che non sono in esse incluse, un forte, reale senso dello Stato. (Marco Pannella)

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