Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Checkpoint israeliani

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 luglio 2009

Il checkpoint è quello di Sha’ar Efraim, a sud di Tulkarem, e ad amministrarlo per conto del Ministero della Difesa israeliano è la compagnia di sicurezza privata Modi’in Ezrahi. Ad essere fermati, invece, e impediti al loro passaggio sono tutti quei Palestinesi che lavorano in Israele e che portano con sé cibo fatto in casa, caffé, tè e persino zaatar (timo) ma anche bottiglie d’acqua gelata o bevande analcoliche per il pranzo della loro giornata lavorativa. Acquistare le merci nei negozi in Israele sarebbe troppo caro per la misera paga che ricevono. Sembra assurdo eppure è vero. La compagnia di sicurezza israeliana stabilisce le quantità massime dei cibi che ogni lavoratore deve magiare e che possono passare attraverso il check point:  cinque pite, un contenitore di humus e tonno in scatola, per le bevande ammesse solo bottigliette inferiore al mezzo litro o lattine, una o due fette di formaggio, poche cucchiaiate di zucchero, e da 5 a 10 olive. Vietati anche posate e utensili da lavoro.  Le merci superiori a quelle decise vengono sequestrate e i lavoratori trattenuti per ore. Le quantità di cibo ammesse dalla Modi’in Ezrahi non sono in nessun modo sufficienti al fabbisogno giornaliero di calorie dei lavoratori .  Queste persone, uomini e donne, partono dalle loro case nella Cisgiordania occupata alle due del mattino per essere in anticipo e aspettare al check point anche più di due ore: arrivare in ritardo comporterebbe un licenziamento immediato. La loro giornata lavorativa quindi comprende anche tutte quelle difficoltà e umiliazioni cui sono soggetti i Palestinesi a causa dell’occupazione militare israeliana e appare come un inferno interminabile.   Quei palestinesi, però, il cibo in più non lo portano con l’intenzione di venderlo ma per consumarlo per l’intera settimana: per molti infatti risulta impossibile alzarsi ogni mattina alle due per recarsi al lavoro e scelgono di  dormire in Israele rischiando in ogni momento di essere arrestati perchè il loro permesso è giornaliero ed ogni sera dovrebbero rientrare nel loro villaggio entro le ore 19, restano, a volte con la complicità dei datori di lavoro –israeliani- che preferiscono lavoratori “freschi” e pronti all’uso, dormono  in alloggi di fortuna, cantieri dismessi, bugigattoli, edifici in costruzione o alle stazioni dei bus, in condizioni precarie e insicure, le stesse in cui vediamo spesso vivere da noi i migranti senza permesso di soggiorno né un tetto dove ripararsi. Da anni  ormai  Gaza è alla fame a causa dell’assedio e ora con questi episodi anche nella West Bank si vuole controllare la quantità di cibo che ogni persona può mangiare. Questa è solo l’ultima in ordine di tempo delle sopraffazioni. (Luisa Morgantini parlamentare europea)

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