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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Apparecchiatura gastroenterologa

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2009

Un enteroscopio dotato di una sonda con sistema ottico è stato consegnato all’Unità operativa di Medicina I a indirizzo gastroenterologico. Potrà essere utilizzato per lo studio dell’intestino tenue, consentendo anche procedure operative Già punto di riferimento della provincia di Varese, l’Unità Operativa di Medicina I a indirizzo gastroenterologico dell’ospedale di Busto Arsizio mira all’eccellenza lombarda. La Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate ha consegnato ufficialmente questa mattina al direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio, Pietro Zoia, e al primario dell’Unità Operativa, Giordano Bernasconi, un enteroscopio dotato di una sonda con sistema ottico elettronico che potrà essere utilizzato per lo studio dell’intestino tenue, consentendo, oltre a precisazioni diagnostiche in un’area del corpo umano da sempre difficile da raggiungere, anche procedure operative come il trattamento endoscopico (e non chirurgico) di fonti emorragiche, l’esecuzione di prelievi bioptici, l’asportazione di polipi o la dilatazione di tratti ristretti del canale intestinale (ad esempio in pazienti con morbo di Crohn). In pratica, con questa apparecchiatura l’attività diagnostica può essere combinata con quella terapeutica-operatoria anche nel piccolo intestino, come avviene per lo stomaco e per il colon.Grazie a questo generoso gesto, l’ospedale di Busto Arsizio è il primo in provincia di Varese, e il terzo in Lombardia, ad essersi attrezzato con questa apparecchiatura che si aggiunge alla videocapsula endoscopica, una metodica introdotta nel presidio nel 2001 -una microtelecamera che viene ingerita dal paziente e registra le immagini del piccolo intestino- che ad oggi vanta una casistica di rilievo nel panorama italiano ed estero con 440 indagini complessivamente effettuate per una media di 70-80 esami l’anno.  Per enteroscopia si intende una procedura che consente allo specialista di raggiungere ed esplorare il piccolo intestino, cioè quel tratto compreso tra lo stomaco e il colon e lungo dai 3 ai 5 metri, accedendovi, a seconda dei casi, dall’esofago o dall’orifizio anale. L’apparecchiatura utilizza a questo fine una sonda flessibile del diametro inferiore a un centimetro dotata di una telecamera. A Busto Arsizio viene utilizzato un enteroscopio “a doppio pallone”, progettato in Giappone, un sistema che, grazie a due palloncini gonfiabili posti all’estremità della sonda, permette di avanzare facilmente lungo un percorso lungo e tortuoso com’è quello dell’intestino tenue. Lo strumento, oltre a consentire un’accurata analisi della mucosa intestinale, è dotato di un canale nel quale si possono inserire “accessori” per intervenire in loco. E questo avviene, ad esempio, in caso di sanguinamenti “oscuri”, di cui non si riesce a comprendere le origini con le tradizionali tecniche diagnostiche. È quindi possibile cicatrizzare la lesione interna nel corso dell’indagine. Oppure, in presenza di polipi: essi si possono asportare contestualmente all’esame. Inoltre, l’enteroscopio consente di eseguire prelievi di cellule di tessuto per l’esecuzione di un esame istologico (biopsia) e quindi diagnosticare un eventuale tumore nonché di trattare i restringimenti del canale intestinale dilatandolo (ad esempio, in pazienti con il morbo di Crohn).

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