Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Ancora sull’enciclica di Benedetto XVI

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

Una riflessione che diventa una “lirica della fede”, poetica, spirituale. Umiltà, convinzione e testimonianza sono i termini che “il poeta” attribuisce alla verità che, a sua volta si compiace della carità. In poche parole viene compressa buona parte dell’insegnamento di Cristo; così non possiamo far altro che compiacerci di una tale sintesi. Poi emerge il titolo, che ci riporta all’enciclica di Benedetto XVI. Il dialogo che in tale enciclica si affronta con la Populorum Progressio, non appare sincero, perché mancano le descritte categorie identificative della verità: umiltà, convinzione e testimonianza. Ho iniziato in questo stesso sito una analisi della Populorum Progressio per evidenziare ciò che nella enciclica di Ratzinger NON viene detto; per ottenere la maggiore chiarezza possibile non ho potuto fare a meno di iniziare dalla vita stessa di mons. Montini, arcivescovo di Milano, perché nella coerenza della sua vita si scoprono quelle categorie che diventano poi tangibili nella sua enciclica, a cominciare dalla testimonianza. Fu testimonianza di Fede quella dei primi cristiani che si recavano al Circo di Roma, cantando le lodi al Signore, per essere dati in pasto ai leoni. Montini esercitò la sua testimonianza nella via Crucis dei suoi pellegrinaggi dove non si fermava per ammirare l’opulenza delle nazioni, ma i quartieri emarginati, dove il colore della pelle discrimina anche la dignità, dove la povertà conduce al bisogno e il bisogno alla disperata ricerca dell’indispensabile per sopravvivere. Nel rileggere la “Caritas in veritate” non riesco ad esimermi dal guardare anche dentro la testimonianza di Benedetto XVI e ne esco sconfortato e sempre più convinto delle intime contraddizioni dell’uomo che trasferisce, poi, nel suo essere vicario di Cristo. Questa enciclica è scritta da Ratzinger pontefice, con la dotta elaborazione del professore e la diplomazia del sovrano assoluto dello Stato Città del Vaticano, per questo, pur condivisibile, non risulta credibile. Se l’avesse scritta un vecchio parroco di campagna, aduso alla confessione, a contatto con le miserie e le grandezze dell’uomo, sarebbe diventata una pietra miliare nella storia del magistero sociale della Chiesa, ma scritta da Ratzinger, con il suo storico personale, si trasforma in una mera esercitazione scritta più per dovere dell’ufficio che riveste che per intima convinzione. Il pontefice scrive l’enciclica, ma il dotto professore, da cardinale ebbe a condannare la teologia della Liberazione, colpevole di predicare un Cristo lacero, mendico, affamato, derelitto, emarginato , ma pronto a confortare i suoi simili, considerandoli suoi figli prediletti. Fu lo stesso dotto professore che lanciò il sasso nello stagno per valutare fino a che punto poteva spingersi nell’ambizioso progetto di denigrare le altre religioni in quella disastrosa e disastrata lectio magistralis di Ratisbona. Non valsero a nulla i successivi tentativi di chiarimento, perché dovette recarsi in Turchia, nella moschea per fare ammenda di un peccato che contrastava l’altra categoria della verità: l’umiltà. Ancora il dotto professore si prestò a scrivere a quattro mani quel volumetto “Senza radici” insieme all’ateo e razzista Marcello Pera, dove si voleva esaltare il primato del cristianesimo in quanto religione di quell’Occidente che aveva conquistato il primato del capitalismo, del mercato,m dell’avidità, della legge del più forte e degli egoismi selettivi. Mentre fu il sovrano assoluto dello Stato città del Vaticano che reiterò il protezionismo ai sacerdoti pedofili americani con la lettera “Crinem sollicitationis”, ricevendo anche una denuncia penale da parte di una corte americana per “ostacolo alla giustizia”; nel suo viaggio in America si servì del mandato di Capo di Stato in Carica, per chiedere e ottenere dal presidente Bush l’immunità, come se “Il suo regno fosse di questo mondo!”. Fu un esercizio diplomatico quello di prestarsi a fare da spalla in quell’indegno spettacolo in San Pietro, la notte che al mondo cristiano ricordava la Resurrezione di Cristo, per battezzare in pompa magna e in mondo visione l’apostata Magdi Allam, il quale si servirà poi della gratuita pubblicità ricevuta per acquistare un seggio parlamentare al parlamento europeo. Le tre figure non sono mai riuscite ad amalgamarsi nell’unico mandato di “servo dei servi di Dio”; mancano sia l’umiltà che la convinzione; quanto alla testimonianza che offre al mondo dei credenti è quella dei “Cattolici adulti” che pretendono divorare in pasto i leoni.(Rosario Amico Roxas)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: