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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 330

La guerra giusta

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

guerra giustaDopo la guerra Usa-Iraq del 2003-2009, ci si è chiesti se essa fosse lecita o meno. La dottrina cattolica ci permette di poter rispondere anche a questo interrogativo, dacché la nozione di guerra giusta è stata affrontata sin dai primi tempi del cristianesimo. Non ci resta che studiarla e trarre le conclusioni pratiche dai principi esposti.  La pace assoluta è possibile su questa terra? Il buon senso e l’esperienza rispondono di no. S. Agostino d’Ippona gettò le prime fondamenta alla soluzione del problema della guerra giusta.. Il santo insegnò che il fine di ogni guerra è la pace. Inoltre abbozzò la teoria delle tre condizioni perché si abbia una guerra giusta:  1ª) essa deve esser dichiarata dall’autorità competente.  2ª) Chi è attaccato deve aver commesso una colpa da punire.  3ª) L’intenzione di chi dichiara la guerra deve essere pura, cioè essa deve esser fatta non per odio, ma per evitare un male maggiore e ottenere un bene. Inoltre nel Contra Faustum, s. Agostino insegna che “un soldato che uccide un nemico per obbedire alla legittima autorità, non è colpevole di omicidio; anzi se non obbedisse, sarebbe colpevole di aver disertato il suo dovere”. Papa Leone IV (nel IX secolo) dichiarò che “ai soldati che sarebbero morti in battaglia contro i saraceni, per difendere la Chiesa, sarà spalancato il Regno dei Cieli”. S. Tommaso perfezionò tali basi agostiniane nella Somma Teologica (II-II, q. 29). L’Angelico spiega: “si richiede una causa giusta, affinché coloro che sono attaccati, mèritino di esserlo a causa di una certa colpa grave” ([3]).  In breve ciò che rende giusta la guerra è la legittima difesa (come per il singolo): vim vi repellere licet. Vi può essere il caso di una guerra apparentemente offensiva, ma realmente difensiva, come quando, per esempio, una guerra “offensiva” è motivata da una colpa contro il diritto, commessa dallo Stato che si attacca.  Nel Vangelo s. Giovanni Battista, non comanda ai soldati di abbandonare le armi, ma di combattere legittimamente, senza giungere a vendette ingiuste.  Quindi si ha il diritto di condurre la guerra nel modo tale che lo Stato in torto sia ridotto – mediante la lotta – alla sottomissione allo Stato aggredito ingiustamente.  “Le rappresaglie si distinguono dalle guerra per parecchi aspetti; questa è l’ultimo mezzo al quale lo Stato può far ricorso dopo aver esperiti tutti i diritti di composizione pacifica e, come tale, richiede un causa proporzionata ai gravi danni che suole produrre.  La rappresaglia non raggiunge – scrive padre Antonio Messineo S.J. nell’Enciclopedia Cattolica – l’intensità della guerra nell’esercizio della coazione, e può quindi essere adoperata per una causa meno grave. (…). Anche con l’intervento la rappresaglia ha una spiccata somiglianza; si può tuttavia tracciare tra i due istituti una linea di divisione. Gli antichi giuristi e moralisti, come anche i moderni, concordano nell’ammettere in linea di principio la liceità della rappresaglia. (…)  Qualche autore moderno… ricalca ancora le vestigia della dottrina antica [per es. nel caso delle Fosse Ardeatine dopo l’attentato proditorio di Via Rasella, la morale cattolica non condanna ipso facto la rappresaglia fatta sui civili, in quanto corresponsabili con il loro capo, Vittorio Emanuele III che tradì il suo vecchio alleato e fuggì vergognosamente; e non sentènzia che chi eseguì l’ordine di fucilare i prigionieri abbia commesso ipso facto un peccato mortale, e che per non commetterlo doveva non eseguirlo a costo di farsi fucilare; tenendo anche conto della circostanza del moetus che diminuisce e può anche togliere del tutto, se è molto forte, la volontarietà dell’atto, nda] altri, invece, escludono in modo categorico, che si possano colpire direttamente i privati. (…) La regola generale, è che devono essere ritenute sempre illecite le rappresaglie che lèdono il diritto umano e fondamentale; lécite al contrario, saranno quelle poste in deroga al diritto positivo, il cui valore dipende unicamente dalla volontà contrattuale degli Stati. (…) Per rendere chiara questa divisione, possono servire come esempio la legge di guerra italiana dell’8 luglio 1938 e gli annessi della convenzione dell’Aja del 18 settembre 1907 (Don Curzio Nitoglia in sintesi) http://www.doncurzionitoglia.com/la_guerra_giusta.htm (guerra giusta)

Una Risposta to “La guerra giusta”

  1. Rosario Amico Roxas said

    Il concetto di “guerra giusta” è quanto di puù controverso possa esserci.
    Cominciamo con il dire che la guerra può essere:
    interna, ed allora si parla di guerra di difesa da una aggressione,
    oppure esterna, e allora si parla di guerra aggressiva.
    La il mondo moderno ha anche inventato una terza ipotesi che rappresenta una contradicitio in terminis, cioè la guerra esterna di difesa, basta chiamarla “guerra preventiva” cioè la certezza di una guerra per scongiurare l’ipotesi di una guerra.
    Ma allora i popoli aggrediti in una tale guerra esterna di difesa avrebbero il diritto di difendersi, trattandosi, per loro, di guerra interna di difesa ? NO ! Perchè il mondo aggressiva ha inventato anche l’escamotage di chiamarli “terroristi” , nascondendo al mondo il numero delle vittime.

    Ma chi stabilisce se una guerra, preeventiva, interna o esterna, è una guerra giusta ?
    Ce lo dice nientepocodimenoche… il catechismo redatto dall’allora card. Raizinger nel punto 2309 che così recita:

    Essa spetta al giudizio prudente dei governanti, cui compete anche il diritto di imporre ai cittadini l’obbligo della difesa nazionale, fatto salvo il diritto personale all’obiezione di coscienza, da attuarsi con altra forma di servizio alla comunità umana.

    Sono quindi i governanti che decidono la giustezza della geurra che hanno voluto.
    Ma governanti sono stati Hitler, Stalin, Mussolini, Pinochet, Saddam, Bush, Berlusconi… tutti d’accordo nell’identificare le loro guerre come giuste.

    L’evoluzione quindi diventa:

    guerra giusta per il Nuovo Catechismo di Ratzinger,

    guerra preventiva per giustificare una guerra esterna di difesa,

    mentre per l’ipocrisia delle parole, le nazioni che vogliono salvare capra e cavoli, la chiamano “missione di pace.

    Così la guerra riceve anche l’apostolica benedizione.

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