Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Verdi: Il tradimento dei padri e la fondazione di un partito

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Citiamo con ampi stralci l’interessante articolo di Vittorio Emiliani apparso il 4 luglio scorso su L’Unità sul fallimento elettorale dei verdi e dell’ambientalismo italiano. Perché, si chiede, l’articolista, “i Verdi in Paesi europei sviluppati spuntano consensi di massa e in Italia, Paese minacciato come pochi, stagnano all’1 %?” A suo avviso; a) i Verdi italiani sono nati lasciando da parte (con qualche iniziale eccezione, Fulco Pratesi) i loro “padri”: lo stesso Antonio Cederna non è stato mai eletto dai Verdi, altri sono stati lasciati a casa loro, Insolera, Amendola, Fazio, ecc. ; b) i Verdi sono stati via via egemonizzati da componenti extra-parlamentari di sinistra (Dp soprattutto) divenendo così un partitino militante della sinistra nel quale, se si era ambientalisti, bisognava essere contro l’intervento nel Kosovo, anti-capitalisti, ecc., mai trasversali; c) la decisione di trasformare il movimento in partito (lo dissi subito all’amico Luigi Manconi) era sbagliata in radice, bisognava rimanere movimentisti, presenti in tutte le formazioni democratiche, decidendo volta a volta liste “verdi”. Così abbiamo perso l’occasione d’avere un movimento per un partito privo della sua identità originaria e ben visibile nel resto d’Europa. E’ diventata tutta una questione di “posti & poltrone”. Restano i problemi di sempre “sul piano della conservazione attiva del patrimonio storico-artistico-paesaggistico, aggravati da un centrodestra che massacra il bilancio dei beni culturali, e quindi la tutela stessa, minaccia i parchi, non investe nel risanamento idrogeologico, nella prevenzione sismica, ecc.. Ma, a fronte di una vera tragedia epocale, abbiamo associazioni indebolite (Carlo Ripa di Meana presidente romano di Italia Nostra ha elogiato il piano casa Berlusconi…), Verdi ridotti ai minimi dal loro “suicidio” con Pecoraro Scanio, un ambientalismo vago o insufficiente nel centrosinistra”. Ma dove oggi in Italia si trovano gli ambientalisti? Per Emiliani non certo nell’Idv dove “nonostante Pancho Pardi e altri” Antonio Di Pietro già quando era ministro delle infrastrutture ha dimostrato di essere lontano dai progetti ambientalisti. Lo stesso dicasi con l’Ulivo prodiano e gli stessi ex-Ds. “Del resto – l’ha fatto notare Alberto Asor Rosa ad un convegno sul paesaggio – il marxismo stesso è stato sviluppista e industrialista, mentre i difensori della natura e del patrimonio storico (Zanotti Bianco, Bassani, Cederna, Detti, Rossi-Doria, Desideria Pasolini, ecc.) vengono dal pensiero liberale o liberalsocialista. Per molti anni, tuttavia, le elaborazioni della sinistra in materia di centri storici e di paesaggio (Cederna, Cervellati, Achilli, l’INU di Detti, Insolera, Gambi, ecc.) hanno positivamente influenzato le amministrazioni Pci-Psi e la sinistra dc”. Ma per quel che ci è dato di capire si è trattato di un fuoco di paglia. La comprova l’abbiamo “a Monticchiello, a Casole d’Elsa o a Urbino oggi di nuovo minacciata da “grandi lavori” e da centri commerciali vicino o dentro le mura stesse. I tempi del primo PRG di De Carlo voluto da un sindaco pci, il falegname Egidio Mascioli, sembrano preistoria”. E soggiunge Emiliani: “Nel Partito Democratico circola un “ambientalismo del fare” che poco affascina, poco incide e poco aggrega rispetto al “fare” berlusconiano. Sembra, a volte, che si “insegua” il modello della deregolazione, delle grandi opere cementizie, di passanti ferroviari sotterranei (vedi Firenze) quando ci sono già stazioni di superficie, di centri commerciali giganteschi a tutto spiano (a Roma, in pochi anni, da 2 a 28, in contrasto stridente col “piano del ferro” Tocci-Rutelli)”. Questa mancata coerenza che non lascia intravedere un modello alternativo tra il centro-destra e il centro-sinistra spinge l’articolista a chiedersi “perché mai consensi elettorali di massa dovrebbero piovere sul Pd? I voti di centro vanno alla Lega o all’Udc, quelli di sinistra si frantumano, o affogano nell’astensione. Adesso “va molto” l’”invidia della Lega” che “fa come il vecchio Pci, sta fra la gente, organizza le feste”, ecc. D’accordo, fra la gente bisogna starci, ma con un proprio programma, non con quello della Lega (dura difesa dall’immigrazione, sicurezza con le ronde, individualismo da padroncini, localismo, rifritture del solito qualunquismo). Nel Pd Giovanna Melandri, responsabile per la cultura, mi sembra avere incisivamente corretto la linea sbagliata della “produttività” dei beni culturali e ambientali, della loro “messa a frutto” abbracciata anni fa da Federculture, da Ermete Realacci e da non pochi ds. La giusta correzione di Giovanna Melandri va tradotta in strategia per una cultura rigorosa, attiva, moderna della tutela (anche a fini turistici, o suicidi!). In Maremma Nicola Caracciolo, pur presidente toscano di Italia Nostra, ha teorizzato che le aziende agricole si risanano dando loro modo di costruire. Un controsenso. Anche agricolo. Ma, guarda caso, nel Piano casa berlusconiano (per ora bloccato alla Conferenza Stato-Regioni), era previsto un 10 per cento, comunque, di “premio” nelle zone agricole. La Regione Toscana ha varato per prima la legge regionale di un Piano casa nazionale che…ancora non c’è. Non è confusione delle lingue, questa?” (fonte WWW.EDDYBURG.IT)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: