Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il culto della personalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2009

In questi giorni, sia pure sotto l’ombrellone o al fresco della mattinate in alta montagna, dove milioni di italiani e di stranieri hanno scelto il loro periodo di vacanze e altri si propongono di farlo, probabilmente, più numerosi alternandosi ai primi, si sta materializzando un evento politico in casa Pd (partito democratico) che pur non suscitando grandi entusiasmi, e oseremmo dire nemmeno tra gli addetti ai lavori, è destinato a coinvolgerci come elettori, per lo meno. Mi riferisco alla campagna per la segreteria del partito tra Franceschini e Bersani. L’uno incarna l’anima della vecchia Dc e, l’altro, quello del Pci. Due campioni che tra i tanti luoghi comuni potremmo scegliere per definirli, quelli della destra e della sinistra del centro sinistra. In effetti sono ricchi di sfumature non certo risalenti al loro supposto o reale richiamo ideologico quanto a un genere di definizione più casareccia: il vecchio e il nuovo modo di fare politica, la generazione dei nuovi e dei vecchi, il pragmatismo dell’uno e il fare burocratico dell’altro, ecc. Sono tutte cose che più di suscitare interesse motivano la noia. Se questa riflessione ha ragione d’essere dobbiamo convenire che questo partito e questi uomini ci dicono davvero poco a fronte di una contesa che ha toni ben più alti e diversi. Si tratta di capire se esiste una alternativa al centro destra oppure no. E Bersani e Franceschini, con la scia dei loro luogotenenti non ci incoraggiano, di certo, a ben sperare. Se la politica è, nella logica dei tempi, il collante che permette a una società di vivere la sua esperienza contemperando le diverse anime e interessi e classi sociali per un bene che possa attraversarli tutti si fonda nella necessità di far loro intendere che esiste un valore che prevale su tutti: la solidarietà e la difesa dei più deboli. E francamente, di là delle dichiarazioni di circostanza, oggi su tutto l’arco dei partiti, grandi e piccoli che siano, si è ben lontani dall’incarnare questa identità paritaria tra le diverse realtà in cui ci riconosciamo. Questo segno del tempo ci offre, probabilmente, la prima riflessione sul non voto degli italiani e più in generale degli europei e di altri ancora. Avendo già toccato e raschiato il fondo come potremmo oggi azzardare una nota ottimistica sul nostro futuro? Ma la speranza, si dice, è l’ultima a morire. Forse per questo il 60% degli italiani continua votare, forse per questo… video meliora proboque deteriora sequor (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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