Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il Messico e Pio XI Papa “Liberale”?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2009

messico1messico2La leggenda di Pio XI “Papa liberale” è sfatata dai fatti storici e dai princìpi dei documenti magisteriali promulgati da papa Ratti[1]. Infatti,  a) se una parte dell’episcopato messicano preferiva, per evitare un male maggiore, trattare giuridicamente col governo al fine di ottenere la libertà per la Chiesa; vi era un’altra parte dell’episcopato che preferiva la resistenza, prima passiva, poi attiva e in ultimo armata, per ottenere lo stesso risultato. b) La dottrina cattolica insegna che è lecito pattuire giuridicamente, a condizione di non ledere i principi delle fede e del diritto naturale e divino. Dunque non vi è stato peccato di liberalismo nella pratica “concordataria” di una parte dell’episcopato, anche se essa si è poi rivelata una chimera. Al massimo si può dire che vi fu un errore pratico di valutazione sui mezzi migliori da prendere, ma non che vi sia stato cedimento sui princìpi o scelta di mezzi cattivi in sé. Così pure – per la dottrina cattolica – è lecito, come extrema ratio, resistere attivamente ed anche con le armi a certe determinate condizioni (essere sicuri moralmente della riuscita della rivolta e che la situazione posteriore non sarà peggiore di quella anteriore). Ora i “cristeros” avrebbero potuto vincere (ma tuttavia non ve ne era la certezza) e ridare la libertà alla Chiesa. Quindi anche la loro condotta non fu biasimevole, anzi, essa si sarebbe rivelata poi – praticamente – la migliore. I “cristeros” obbedirono all’episcopato (a differenza di Maurras) e questo si lasciò dirigere da Roma (a differenza dei gallicani). c) La tattica della Segreteria di Stato fu più “conciliazionista” di quella del Papa.  d) Pio XI, che già il 2 febbraio 1926 (Paterna Sane Sollicitudo) “aveva alzato il tono della critica” (m. de giuseppe) e l’11 luglio 1926, aveva appoggiato l’episcopato messicano nella decisione di sospendere il culto (a differenza di Gasparri, che manteneva le sue perplessità su tale divieto), nel 1929 appoggiò (pur con qualche dubbio pratico) la tattica del dialogo giuridico, onde evitare una guerra civile; nel 1932, però, cambiò strategia, (distanziandosi dal card. Gasparri che opinava ancora per gli accordi giuridici) davanti al fatto che il governo messicano non aveva rispettato i patti. Infine, nel 1937 dette il nulla osta alla rivolta armata dei fedeli laici, escludendo dalla lotta armata – ma non dalla direzione e protezione degli insorti – soltanto il clero e l’Azione Cattolica in quanto associazione direttamente mandataria del clero. (Don Curzio Nitoglia)
[1] Dal punto di vista filosofico-teologico, Pio XI volle riportare in auge, seguendo la linea di Leone XIII e s. Pio X, il tomismo contro ogni forma di immanentismo liberale e modernistico, con la enciclica “Studiorum duce” del 1923.  In campo sociale-politico istituì la festa liturgica di “Cristo Re” e scrisse la “Quas primas” sulla regalità sociale di Gesù Cristo nel 1926; ad essa seguirono la Divini illius magistri del 1929, sulla esatta nozione di educazione della gioventù, la Quadragesimo anno sulla questione dei rapporti tra capitale e lavoro nel 1931, la condanna del comunismo come “intrinsecamente perverso”, con la Divini Redemptoris del 1937.  In materia dogmatica nel 1928 condannò il falso ecumenismo, con la Mortalium animos.  In campo ascetico, condannò ogni forma di americanismo e falso misticismo con la Mens nostra, sugli “Esercizi Spirituali” di s. Ignazio da Loyola, nel 1929 e la Ad catholici sacerdotii nel 1935, sulla retta definizione del sacerdozio cattolico.  Infine, “in re morali” scrisse la magistrale Casti connubii  nel 1930. Come si vede, le idee di Pio XI sono l’esatto contrario per diametrum di ogni forma di liberalismo, naturalismo, immanentismo, laicismo e modernismo, condannati già nella sua prima enciclica Ubi arcano Dei del 1922, che è il programma del suo pontificato: la pace tra uomini e nazioni (appena uscite dalla prima guerra mondiale) potrà sussistere solo se si tornerà sinceramente a Cristo, non solo individualmente ma anche socialmente. Onde accusarlo di essere un Papa “liberale”, significa o non aver letto il suo magistero o essere in mala fede. (messico1,2)

Una Risposta to “Il Messico e Pio XI Papa “Liberale”?”

  1. Rosario Amico Roxas said

    Ci sono momenti storici di Pio XI poco considerati e, spesso, anche ignorati., come la grande amicizia e collaborazione con mons. Alberto Vassallo, che fu nunzio apostolico a Monaco di Baviera. La chiusura di quella nunziatura fu causata da uno scontro violentissimo tra l’arcivescovo e Hitler a causa delle leggi razziali; l’arcivescovo Alberto Vassallo, dei baroni di Torregrossa, nativo di San Cataldo, prov. di Caltanissetta, venne arrestato e liberato solo l’intervento del cardinale Pacelli, futuro Pio XII. Venne obbligato a risiedere nella sua città natale, dove si adoperò alla fondazione di un ordine religioso laico della Compagnia di Sant’Orsola nella diocesi di Caltanissetta, collaborando fattivamente con la nipote (figlia di una sorella, Marianna Amico Roxas, per la quale è in corso il processo di beatificazione).
    Ma nella sua città natale non dimenticò la grande esperienza maturata nella diplomazia vaticana; fu in costante contatto sia con il pontefice che con i cardinali Pacelli e Roncalli, con quest’ultimo aveva compiuto gli studi di diplomazia. Collaborò alla stesura di una enciclica mai promulgata la Humani generi unitas, ma non poteva farlo direttamente, in quanto controllato dal regime fascista, per cui si serviva dell’arciprete della “Madrice” di San Cataldo mons. Petrantoni, (uomo di grandissima cultura umanistica e latinista forbito), il quale periodicamente si recava a Roma per portare appunti, memorie, riflessioni indirizzate al pontefice e filtrate da S.E. Roncalli.
    Il pontefice morì la notte precedente la promulgazione di quell’enciclica; la morte fu certificata dall’archiatra pontificio prof. Petacci (padre di Claretta).
    Nei diari del cardinale Tisserant, resi noti nel 1972, viene avanzata l’ipotesi che il pontefice fosse stato avvelenato per ordine di Mussoline, venuto a conoscenza del contenuto dell’enciclica di condanna delle leggi razziali e di scomunica per quanti le avessero onorato.

    Mons. Alberto Vassallo morì in San Cataldo il 7 settembre del 1959, ultranovantenne; avevo 18 anni e ne conservo un ricordo nitidissimo (era fratello della mia nonna paterna). Mi recavo spesso a trovarlo insieme a mons. Petrantoni che mi fu maestro di latino; conservo molte memorie, mentre i pochissimi documenti rimasti appartengono alla Chiesa Madre di San Cataldo.
    Il testo integrale dell’enciclica non promulgata (Humani generi unitas), non è mai stata resa nota; Pio XII la secretò per non dilatare le persecuzioni naziste ai cattolici, ma è certo che quella enciclica ispirò Il Concilio Vaticano II (ottobre 1965) che abolì con il decreto “Nostra Aetate” la definizione di Ebrei deicidi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: