Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

La recessione in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 4 agosto 2009

L’Italia rispetto agli altri paesi dell’Eu più industrializzati annovera due elementi fortemente negativi. Il primo è dovuto al fatto che già agli inizi del 2008 eravamo in recessione e che il nostro debito pubblico parte da livelli astronomici e non può che aumentare limitando di molto i nostri spazi di manovra per coprire le falle esistenti. Si parla per il 2009 di un deficit pubblico che dovrebbe assestarsi sul 4% del Pil in conseguenza sia delle minori entrate tributarie conseguenti alla recessione sia ai crescenti impegni di spesa per sostenere il sistema finanziario e dell’economia reale oltre alle spese derivanti dagli eventi calamitosi che hanno colpito l’Abruzzo. Sul fronte dell’occupazione, nonostante le iniezioni di ottimismo del Governo le statistiche Inps hanno evidenziato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un forte aumento del ricorso alla Cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Il tasso di disoccupazione si aggira intorno all’8,6% mentre al proprio interno si nota un aumento della disoccupazione giovanile e femminile e quella di lunga durata. La frenata delle esportazioni, la riduzione della spesa delle famiglie, le restrizioni del credito per le imprese rischiano di mettere in ginocchio l’economia italiana o, comunque, di rallentare, in prospettiva, la sua ripresa. Questo scenario presenta delle responsabilità oggettive da parte di chi ci governa assumendosi l’onere di mettere mano alle riforme che comportino economie di gestione e a regime. Pensiamo alle spese così fortemente criticate dalla Corte dei conti degli enti locali mentre costoro non mostrano l’intenzione di porvi riparo. Dobbiamo capire che non possiamo permetterci consulenze esterne milionarie. Non possiamo avere una sanità sprecona e priva di controlli efficaci e continui. Non possiamo economizzare se non introduciamo un efficace supporto tecnologico che ci permetterebbe, se non altro, un miglior utilizzo della nostra forza lavoro. In altre parole la crisi la possiamo debellare anche cogliendo l’opportunità d’introdurre un nuovo modello di crescita e di funzionalità tra i vari apparati pubblici e infrastrutture per il imprese che si insediano nei nostri poli industriali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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