Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

“L’ordine” dal pulpito

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 agosto 2009

Editoriale Fidest Nell’omelia domenicale tra le tante parole dette dal sacerdote, mi ha colpito quella su l’ordine e il riferimento all’azione di governo del nostro paese. La mia distrazione iniziale a questo rituale di predica per me cattolico poco praticante è, direi, nell’ordine delle cose e rasenta l’agnosticismo. Ciò non mi ha permesso di ravvisare il ragionamento che è stato posto a monte prima di far scattare il mio livello di allerta con questa parola per me “magica”. L’ordine ha un significato triste se si pensa a quello derivato dagli autoritarismi delle dittature, ma è anche un concetto severo e persino ben gradito per chi sogna una società ordinata, rispettosa dei suoi valori e gelosa della sua identità culturale e della sua civiltà aperta alla solidarietà e alla condivisione del bene comune. Due significati, quindi, di segno opposto che hanno finito con il farmi ritornare ai miei pensieri e ad estraniarmi di nuovo dal rito religioso. Ordine, quindi, nel segno buono della parola. E ne abbiamo bisogno in Italia come nel mondo. Un ordine spogliato dalla logica dell’imperio. Un ordine aperto al dialogo ma anche alle certezze. Oggi tendiamo dissacrare un po’ tutto e tutti e lo stesso ordine subisce l’onta di questi gratuiti e ingenerosi trattamenti. L’ordine, a mio avviso, genera anche rispetto per il nostro prossimo e la natura che ci circonda. Non è un rispetto pro forma ma maturato attraverso i nostri più intimi convincimenti. Non è e non vuol essere una parola da “pulpito”  nel senso religioso come in quello laico a meno che non intendiamo per pulpito le nostre coscienze, i nostri più intimi convincimenti, la nostra natura votata al bene e alla giustizia. Un ordine, quindi, senza retoriche di regime e apostolati di fede. Esso va espresso con semplicità e praticato nella quotidianità del nostro vivere. E’ una forza generata dall’interno che deve trovare all’esterno il suo sbocco naturale senza sbavature di sorta o da pratiche aberranti dai soliti mestatori di torbidi. Così questa parola “ordine” mi ha in qualche modo riconciliato con la mia chiesa, le ha fatto assumere un significato più personale, più intimo, più partecipativo ai reali bisogni e attese della gente per una società migliore e più egualitaria. In tutto questo vi è una sola interfaccia che ne riconosco la sovranità ed è quella della fede che travalica il concetto di Chiesa e rende universale il nostro rapporto d’amore con il divino e vanifica il senso di homo homini lupus, sostituendo la parola lupus in quella di fratello, di amico, di compagno, di un amore che va dato e che si può ricambiare. E se la politica non esprime tutto ciò è compito anche della Chiesa alzare severa la voce e redarguire con la sua forza morale l’inadempiente, chiunque esso sia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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