Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

“Ferragosto in carcere”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Gli psicologi esperti ex art. 80 che operano in modo continuativo e precario da 30 anni in carcere aderiscono all’iniziativa promossa dai parlamentari negli istituti di pena. Si uniscono agli altri operatori per chiedere alle forze politiche di intervenire sullo stato di emergenza, che ha determinato nelle carceri tensione e conflittualità difficilmente gestibili ed espone sia i detenuti, sia chi presta servizio negli istituti ad una situazione di rischio. Tale rischio ha ricadute sulla sicurezza della collettività esterna: anche se lontano dalla visibilità e dalla vita quotidiana di ognuno di noi il carcere dovrebbe infatti svolgere, non solo funzioni di risarcimento da parte del reo e di isolamento, ma anche di contenimento e prevenzione di comportamenti distruttivi concorrendo,  in prospettiva, alla sicurezza di tutti. Ciò richiederebbe spazi, mezzi, risorse umane, sia per la sicurezza che per le attività specialistiche di trattamento che, già da tempo insufficienti, sono stati ulteriormente resi inefficaci dal  sovraffollamento. Le condizioni di vivibilità nel carcere rendono ancor più difficile praticare trattamenti volti a promuovere nelle persone detenute quei processi di crescita personale, revisione critica e assunzione di responsabilità, necessari alla prevenzione della recidiva. Né allo stato attuale sono possibili valutazioni sulla pericolosità dei detenuti, compresi quelli per reati ad alto allarme sociale, che stanno per tornare in libertà. Ciò ha comportato inoltre un crescente disagio nei detenuti che si traduce nell’accentuarsi delle problematiche di devianza ed in uno stato di tensione che inevitabilmente si rivolge contro gli altri o contro sé stessi. Come dimostra il triste primato, raggiunto negli ultimi mesi, di episodi di scontro fisico (anche con il personale) e di suicidi. A fronte di tale disagio non sono, allo stato attuale, garantiti i livelli minimi di assistenza psicologica. Tale funzione di assistenza, che ha il duplice scopo di tutelare la salute psichica ed attivare processi psichici volti ad affrontare problematiche devianti e  disinnescare meccanismi criminali, è stata svolta da oltre 30 anni dai 380 psicologi consulenti ai quali, con il passaggio della Sanità Penitenziaria al SSN, è stata sottratta questa competenza. Attualmente l’assistenza psicologica è affidata agli psicologi di ruolo, che sono 19  in tutto il territorio nazionale, mentre i consulenti continuano a lavorare con un rapporto di lavoro precario potendo dedicare solo 3 ore l’anno per ciascun detenuto. Ne consegue che la risposta al disagio ed all’aumento di suicidi è unicamente medico-psichiatrica, con uso massiccio di psicofarmaci che incidono pesantemente sulla spesa senza affrontarne le cause, prevalentemente di natura esistenziale, e senza tenere conto  che la patologia non è dentro la persona ma anche e soprattutto nel contesto. Si richiama l’attenzione dei parlamentari in visita negli istituti sulla necessità di: investire risorse nella prossima finanziaria per aumentare il personale in organico sia  di Polizia Penitenziaria che dell’area del trattamento e stabilizzare gli  psicologi che lavorano in modo precario da 30 anni; -riaprire ai detenuti prospettive di vita futura e dare un senso riabilitativo alla pena poiché questo ridurrebbe, da un lato il disagio psichico e i suicidi, dall’altro porrebbe le basi per l’adozione sensata di pene alternative permettendo di affrontare il grave problema del sovraffollamento e della prevenzione della recidiva con l’ uso delle leggi in vigore; -rendere possibile il lavoro di tutte le professionalità, in particolare quella del controllo svolta dalla polizia penitenziaria e del trattamento (educatori, assistenti sociali, mediatori etc) compresa l’assistenza psicologica, poiché oltre ad essere peculiari del mandato istituzionale, sono strettamente interconnesse e necessarie l’una all’altra per mantenere  i già difficili equilibri in carcere. Per affrontare realmente la difficile situazione determinatasi nelle carceri, è necessario non separare la funzione dell’esclusione e del controllo da quella mirata alla riduzione dei meccanismi criminogeni e delle problematiche devianti, poiché tale scissione non garantisce sicurezza né all’interno degli istituti né alla collettività esterna quando le persone detenute usciranno e l’istituzione non potrà più esercitare su di loro un controllo diretto. (Dr.ssa Paola Giannelli Segretario Nazionale S.I.P.P. Società Italiana Psicologia Penitenziaria)

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