Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Gesù: l’attualità di un personaggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Sono passati oltre duemila anni allorché un uomo di modeste origini attraversava la Galilea predicando la fratellanza umana ed generando l’interesse dei semplici con le sue parabole e mettendo a tacere i dotti critici con risposte dettate dal buon senso. Era un uomo buono e si avvertiva che fosse un giusto. Tutti titoli che avrebbero dovuto condurlo se non proprio alla santità, in quanto era già santo, alla stima e alla considerazione del suo prossimo. Divenne, invece, un pericolo pubblico. Occorreva metterlo a tacere. Subì in questo modo l’onta del martirio e della morte sulla croce. Non solo. Persino il più fedele dei suoi discepoli negò per ben tre volte, di averlo conosciuto. E il popolo? Il giorno prima lo osannava e il giorno dopo non esitò a preferirlo a Barabba, un criminale. C’è oggi chi dubita che possa essere esistito un uomo del genere, o meglio nel considerarlo il figlio di Dio. La verità è che uomini di tale stampo ve ne sono stati tanti nel mondo sia pure scremati sul passo generazionale. Lo sono stati in chiave laica e religiosa. Lo sono stati tra i poveri e i ricchi, tra i peccatori e i redenti, tra i pagani e i monoteisti. Una congerie di figure trasversali a tutte le condizioni umane di casta, di professioni e di cultura. Ma ciò che oggi sconcerta di più è che, da una parte, è stata raggiunta una maggiore consapevolezza del bene e del giusto che ciascuno di noi deve esserne il portatore, dall’altra il male continua ad impazzare come se da questa parte nulla sia cambiato. In mezzo non vi è, purtroppo, la risposta ferma di quella maggioranza di tutti i tempi che così a lungo ha sofferto e subito, ma vi è la rassegnazione. Oggi si riduce di molto la possibilità che per un reato d’opinione come quello perpetrato da Gesù per i censori di tutti i tempi, vi sia una condanna così drastica come quella della crocefissione ma cresce, invece, la calunnia, il sospetto, l’isolamento dell’appestato. Questa la misura del martirio. E’ la storia del povero Cristo del XXI secolo. (R,A.)

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