Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Criminalità: I dati U.S.A. che fanno paura

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

Negli Usa un americano adulto su 32 si trova attualmente in prigione o in libertà vigilata. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Ministero della Giustizia americano. Tradotto in numeri, il dato statistico, significa che ben sei milioni e seicentomila americani sono finiti nelle maglie del sistema carcerario del loro paese (quasi due milioni in carcere ed altri quattro milioni e seicentomila o agli arresti domiciliari o sotto stretta sorveglianza da parte delle autorità di polizia). Si fa anche notare che il fenomeno è in crescendo.  Tra il 2007 ed il 2008 il numero è aumentato di 147.700 unità, ovvero del 2,3% in più. Ora dobbiamo aggiungere le varie retate antiterroristiche conseguenti agli attentati dell’11 settembre 2001. E’ senza dubbio un tasso di criminalità molto elevato che è sintomo di un grave disagio sociale. Senza voler avere la pretesa di fare di tutta l’erba un fascio possiamo, comunque, affermare che gli Usa sono un Paese malato. Malato per le sue logiche consumistiche e di politica economica che puntano al profitto fine a se stesso e passano sopra ad ogni aspettativa sociale ei di rispetto per le categorie meno abbienti. Malato per il modo come la sua leadership politica affronta le questioni internazionali fondate soprattutto con la pretesa di essere i più forti e di poter, quindi, fare come si vuole. Malato per il come gestisce la salute pubblica internazionale, con le sue multinazionali votate esclusivamente alle logiche del profitto ed in barba al più elementare rispetto per l’ecosistema, l’assistenza sanitaria per i più bisognosi del mondo (pensiamo ai milioni d’individui in Africa ed altrove che muoiono di Aids perché le cure sono molto costose) e per una più equa distribuzione delle fonti energetiche. Malato per aver creato e gestito il fondo Monetario internazionale che finisce con il provocare, con la sua logica d’interessi esosi, in taluni Paesi del Mondo, (vedasi Argentina e lo stesso Brasile) la caduta della produzione, ostacoli per l’esportazione ed il blocco dei depositi.

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