Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

I radicali e le pensioni di invalidità

Posted by fidest press agency su domenica, 16 agosto 2009

Dichiarazione di Alessandro Massari, componente della Direzione di Radicali italiani, e di Michele De Lucia, Tesoriere di Radicali italiani In Italia la spesa media per alcune prestazioni sociali è decisamente più alta della media dei paesi dell’area UE, soprattutto per quanto riguarda l’ammontare degli esborsi relativi alle pensioni di invalidità. Ed infatti sono oltre due milioni gli italiani percettori di queste pensioni, la cui massima concentrazione si trova nel mezzogiorno con 4,39 persone invalide ogni 100 abitanti contro le 2.91 del nord e le 3.73 del centro. Tra le regioni poi, ci sono delle punte di “eccellenza”: l’Umbria con le sue 5.48 pensioni ogni cento abitanti è la più “colpita”, segue la Calabria con un rapporto pari al 5.03, mentre la regione più “sana” è la Lombardia, con 2,91 pensioni ogni 100 abitanti. Proviamo ad incrociare questi dati con i redditi medi. E’ la Lombardia a guidare la classifica dei redditi più ricchi tra le regioni italiane con quasi 22.500 euro pro capite, reddito di quattromila euro superiore alla media nazionale (18.900 euro).  L’ultima regione è invece la Calabria con un reddito medio pari a 13.410 euro ma anche l’Umbria, con i suoi 17.820 euro e di sotto della media nazionale. La mancanza di un sistema di ammortizzatori sociali in grado di garantire in modo equo ed eguale un sostegno ai cittadini in difficoltà e la preferenza per la cassa integrazione, misura concessa dal potere esecutivo in modo discrezionale e non generalizzato, non risolve tutte le situazioni di bisogno e genera , quindi, delle sacche di illegalità.  Una campagna di controllo dell’INPS, ancora in corso, sulla correttezza delle pensioni di invalidità ha fatto emergere migliaia di  assegni indebitamente erogati facendo ipotizzare che, alla fine dell’anno il 12-13% dei trattamenti controllati saranno ritirati.  Che si sia utilizzata la formula della pensione di invalidità al posto degli ammortizzatori sociali è chiaro. Quanto ancora si dovrà attendere per veder realizzata la riforme del welfare che garantisca il sostegno a chi versa in stato di bisogno e consenta il rispetto il principio dello stato di diritto a tutti i cittadini? In Parlamento sono state depositate numerose proposte di legge radicali su questi temi, prima tra tutte quella che mira ad introdurre un sistema di welfare to work generalizzato sul modello scandinavo.  Se non per virtù, almeno per necessità,  è giunto il momento della riforma del welfare. A meno che non si preferisca continuare a “risolvere” i problemi ignorando ipocritamente la sistematica violazione delle leggi, in qualche caso dovuta al bisogno.

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