Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 18 agosto 2009

Un’estate con Cammina Cammina 2009

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

camminaFidenza. Via Francigena dal 21 agosto, ripartono i pellegrini  per la camminata evento  per la terza edizione di Cammina Cammina, il progetto itinerante che unisce comuni, Province, Regioni, Enti e Associazioni, nella volontà di rendere nuovamente fruibile a tutti l’antico tratto della Via Francigena che da Fidenza porta a Lucca, curandone la segnaletica, riscrivendone i percorsi, allestendo, dove necessario, forme di ristoro e ospitalità notturna. Dal 21 al 30 agosto e dal 24 settembre al 3 ottobre, la camminata evento rimette in marcia la formula vincente che ha permesso di affermare un nuovo modo di fare turismo all’aria aperta, al passo con tutti: quattro partenze, dieci giorni e dieci tappe, ma anche diversi pacchetti, dal weekend all’esperienza di una sola giornata. Su un cammino di 210 chilometri, con la possibilità di alzare il livello della sfida raggiungendo Altopascio, capitanati da guide esperte, agevolati da trasporto zaini e posti letto riservati, privilegiati ai quali vengono concesse visite d’arte, momenti d’animazione a cura degli Enti Locali e l’accesso a paesaggi –anche dentro se stessi – straordinari, i viandanti muoveranno il passo attraverso 10 affascinanti tratte che già nelle prime due edizioni hanno attirato molte gambe: Fidenza-Costamezzana, Costamezzana-Fornovo, Fornovo-Cassio, Cassio-Passo della Cisa, Passo della Cisa-Pontremoli, Pontremoli-Terrarossa, Terrarossa- Sarzana, Sarzana-Marina di Massa, Marina di Massa-Camaiore, Camaiore-Lucca, Lucca-Altopascio. Inoltre, per il secondo anno consecutivo, anche l’Associazione Boscaglia, che ha inserito la Via Francigena nel catalogo “Viaggi a piedi nella natura 2008’, propone Cammina Cammina in una versione ‘medium’ da 7 giorni da Fidenza a Sarzana.  Patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, e  ideato da Provincia di Parma e Parma Turismi, con il supporto diretto della Regione Toscana, la partecipazione delle province di Massa-Carrara, La Spezia, Lucca e dell’Associazione europea delle Vie Francigene, Cammina Cammina è ancora una volta la proposta di un modo diverso per ritrovare un dialogo con la natura, ripercorrendo l’esperienza di pellegrinaggi millenari attraverso gastronomia, storia e arte.

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Piscine. Consigli per l’uso

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Con il caldo per rinfrescarsi non c’e’ di meglio che farsi un bel bagno in piscina. Occorre attenzione perche’ il rischio di prendersi una dermatite, cioe’ un’infiammazione della pelle causata da muffe, batteri e virus, c’e’ poiche’ le superfici e l’acqua di piscina possono provocare qualche problema dovuto alla scarsa igiene. L’acqua della piscina contiene microrganismi che si nutrono delle varie sostanze organiche in essa contenuti. Per questo e’ filtrata e disinfettata. L’operazione avviene essenzialmente con il cloro, che elimina il problema ma che a sua volta puo’ provocare irritazione del naso, delle orecchie e degli occhi; per questo motivo, chi fa uso frequente e prolungato della piscina, e’ bene che usi occhiali, tappi per le orecchie e pinzette per il naso. Contrariamente a quanto i piu’ credono, un forte odore di cloro non e’ un buon indicatore della mancanza di inquinamento dell’acqua di piscina; il motivo e’ dovuto al fatto che il cloro si lega alle sostanze organiche presenti nell’acqua stessa ed e’ da questi composti che emana il caratteristico odore. Quindi, tanto piu’ si sente l’odore di cloro tanto meno occorre immergersi. A maggior odore maggior inquinamento. Altro motivo di rifiuto del bagno e’ ovviamente la quantita’ di persone nella vasca, piu’ sono numerose meno e’ opportuno fare il bagno: troppe sostanze organiche in acqua. Girare a piedi scalzi e’ del tutto sconsigliabile: funghi, lieviti e virus sono in agguato e per evitare verruche, anche dolorose, vesciche e irritazioni varie l’uso di sandali e’ obbligatorio. Una doccia iniziale e una dopo il bagno e’ buona misura igienica. Per se’ e per gli altri. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc Associazione per i diritti degli utenti e consumatori)

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Festival dei Sensi in Masseria

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

masseriaMartina Franca (TA) 21-23 agosto la Masseria Pavone  Immergersi nella verità e nella storia dei luoghi è il passo necessario per capirne veramente il significato. C’è qualcosa nella pietra della Masseria Pavone di Martina Franca (TA) che parla come animato da una voglia incontenibile di raccontare ciò che un tempo scorse davanti alle pareti bianche e che ad esse volle consegnare la propria memoria. E’ come se su questo poggio, in un’area tutelata dalla Sovrintendenza per i Beni Ambientali e Culturali, che negli ultimi 200 anni non ha subito nessuna aggiunta a deturparne la facciata, si parlasse sempre la lingua dei sapori e degli sguardi, dei profumi e delle forme di una Regione intera e delle sue sfumature delicate. Come quelle della Valle d’Itria, terra dei sensi che lancia, con i suoi trulli, infinite e bianchissime sfide al cielo.  Sembra quindi naturale scegliere la Masseria Pavone come base e punto di partenza privilegiato per non perdere neanche uno degli appuntamenti del Festival dei Sensi, il primo grande festival culturale del Sud in programma dal 21 al 23 agosto. Organizzata in collaborazione con i comuni di Cisternino (BR), Locorotondo (BA) e Martina Franca (TA), che ospitano la manifestazione, la tre giorni propone lezioni, dibattiti, conferenze itineranti, degustazioni, induzioni olfattive, tour panoramici su treni d’epoca e mostre all’insegna dei 5 sensi. Un’attenzione particolare è riservata ai bambini, per i quali sono stati organizzati laboratori dell’infanzia alla scoperta dei colori e della vita in fattoria oltre a curiosi giochi scientifici. Dalla gastronomia all’arte, dalla storia alla natura, tutti potranno scoprire profumi, sapori, colori di Puglia in un contesto storico-paesaggistico d’eccezione, la Valle d’Itria, conosciuta nel mondo per i suoi caratteristici trulli. Per l’occasione verranno aperte al pubblico masserie private solitamente non accessibili, ma teatro delle iniziative saranno anche chiostri e piazze dei centri storici, belvedere panoramici e percorsi naturalistici al di fuori degli itinerari turistici più conosciuti. Tra questi teatri d’eccezione, non poteva mancare la Petra Nevara, una antica Neviera, sempre di proprietà della Masseria Pavone e a 500 metri dai trulli. Si tratta di una particolare camera molto profonda, una fabbrica di ghiaccio appartenuta al duca di Martina Franca che ne aveva il monopolio di produzione. Utilizzato per scopi medici e dai signori per produrre sorbetti, il ghiaccio era molto prezioso, e veniva realizzato sotterrando la neve durante l’inverno. In questa struttura, composta da una parte superiore con due grandi ambienti, e da una parte sotterranea profonda 14 metri e rimasta tale e quale al ‘600, è stata realizzata una ampia sala per ricevimenti, dal fascino unico. Ecco dunque un ulteriore motivo per immergersi nel territorio dei sensi tra le pareti della Masseria Pavone.

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Stefano Barone Tour

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Stefano-Este (Padova).6 Settembre 2009 (ore 21.15) presso il Chiostro di San Francesco d’Este (Padova). il chitarrista acustico solista Stefano Barone si esibirà in concerto elettronico. Il musicista napoletano proporrà al pubblico il suo primo album “Particolare#uno”, prodotto dalla label americana CandyRat Records. E’ il primo progetto discografico di Stefano Barone, chitarrista acustico solista napoletano (1978). Lanciato nel Dicembre del 2008, il disco, com’è anche l’esibizione dal vivo, è composto da brani originali che variano dal funky di Spankie  alla melodia romantica di  The Return , fino a brani di costruzione ed esecuzione complessa come  Metronix, Batman,  Alexander Supertramp e  Minimalaction  (composizione per 12 chitarre eseguita dal vivo grazie al sintetizzatore multitrack). Stefano Barone si dedica alla chitarra acustica solista dal 2001. Dopo essersi musicalmente innamorato di Michael Hedges (chitarrista statunitense 1953-1997), grazie all’ascolto di Aerial Boundaries , viene indirizzato all’arte della chitarra acustica solista dal maestro Pino Forastiere (compositore e chitarrista acustico romano), dedicando particolare attenzione alla musica minimalista (Steve Reich) ed elettronica.  Nel suo primo viaggio americano del 2007 si fa immediatamente notare classificandosi terzo nell’ International Competition del Canadian Guitar Festival; a New York City studia con Dominic Frasca (chitarrista dell’Ohio) e si esibisce al The Monkey , locale nel cuore di Manhattan. Musicista moderno ed eclettico, Stefano sta riscontrando un successo internazionale grazie ai consensi del popolo web. La sua esecuzione di  Batman  e  Alexander Supertramp , inserita su YouTube a Dicembre 2008, ha da poco superato le 500mila visite, portandolo ad essere uno dei musicisti di punta della CandyRat Records, label indipendente che vanta nomi del calibro di Andy McKee, Antoine Dufour, Pino Forastiere e Don Ross. Il pubblico del Veneto potrà apprezzare il chitarrista-compositore napoletano Domenica 6 Settembre 2009 (ore 21.15), a Este(PD), presso il Chiostro di San Francesco. ( http://www.joyandjoy.it )

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Vegetariani: meno infarti e tumori

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Meno infarti e meno tumori per i vegetariani: nelle persone adulte il rischio di infarto diminuisce del 30% e quello di tumore del 40%. Sono stime ormai consolidate nella letteratura scientifica -dichiara Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc- che occorre valutare “cum grano salis”, cioe’ con discernimento. Ci sono tipologie diverse di vegetariani, dai crudisti (mangiano solo verdure crude) a coloro che accettano il pesce, le uova, il latte, i formaggi, le carni bianche, ecc. C’e’ un dato comunque che caratterizza coloro che rifiutano la carne rossa: lo stile di vita. Il vegetariano, piu’ o meno integrale, in genere fa attivita’ fisica, non fuma, beve poco o per niente alcolici (soprattutto i superalcolici), insomma e’ piu’ attento al proprio corpo e conduce una vita piu’ sana. Questo stile di vita concorre certamente ad allontanare, o perlomeno a rendere meno probabili, certi rischi. Si pensi ai benefici di una moderata attivita’ fisica quale e’ la passeggiata di mezz’ora al giorno. In definitiva una alimentazione varia, ricca in frutta e verdura, e una misurata attivita’ fisica non possono che far bene al nostro corpo e migliorarne le prestazioni. Senza eccedere ovviamente, come fanno molti tifosi della corsa, che’ arrivare alla consunzione delle cartilagini non migliora affatto la qualita’ della vita (fonte http://www.aduc.it)

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L’oblio dei cristiani

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Il primo oblio, secondo Alain Besançon, per i cristiani è virtuoso e si radica nella fede. Sono e si sentono peccatori. Il peccato è immanente nella loro natura tanto ab origine della vita quanto dopo, in conseguenza di azioni individuali, che essi procedono dalla croce di Cristo, ovvero da una storia in cui tutti gli uomini insieme hanno fatto il massimo male concepibile, mettendo a morte l’innocente, il verbo di Dio incarnato, e che tuttavia, grazie a quella stessa croce, essi sono stati perdonati, sebbene siano soggetti a peccare ancora e sempre. Per questa ragione i cristiani si aspettano sempre sia il peccato sia il perdono. E’ il loro senso virtuoso della Fede. Il secondo tipo di oblio non è virtuoso. Il perdono vale unicamente se è chiesto a Dio e alla vittima. Se queste condizioni non sono rispettate è probabile che il perdono unilaterale è nullo. Pensiamo alla straordinaria amnistia che ha goduto il crimine comunista. Si tratta di un oblio della giustizia e delle complicità di cui si avvale. Questo vale anche per l’oblio giudaico del comunismo.

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Turismo e risorse umane

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

In tema di globalizzazione e di nuove tecnologie anche il turismo ha cambiato volto in particolare dal punto di vista economico nel rappresentare uno dei settori più importanti per il mondo intero e, per ciò che ci riguarda da vicino, per l’Italia. Nel nostro Paese, lo scorso anno, ha rappresentato circa il 10% del Pil, hanno trovato occupazione oltre tre milioni di persone e registrato tassi sostenuti di crescita (+13% fra il 2004 ed il 2008) sicuramente più elevati di quanto si possa riscontrare in altri comparti. La struttura reticolare turistica italiana parte da tre tipi di conduttori: tour operator, enti pubblici ed agenzie viaggi e si indirizza verso hotel, camping, villaggi ed agriturismo. Ma il segreto del successo sta nel fatto che la proposta turistica deve tenere in massima considerazione le condizioni del mercato di fronte a turisti sempre più consapevoli ed esigenti e che impongono un’offerta a loro maggiormente orientata, rinnovata, ricca di prodotti sempre più appetibili e validi dal punto di vista qualitativo. Uno dei fattori che più spinge nella direzione di questi cambiamenti è indubbiamente quello tecnologico. Su questo piano si giocheranno molte delle possibilità di trasformazione e di crescita delle aziende turistiche in un prossimo futuro. Non dimentichiamo, ad esempio, che il tasso di penetrazione delle tecnologie internet per le famiglie italiane è cresciuto nel 2006 dell’8% rispetto all’anno precedente ed un analogo  incremento, se non superiore, si prevede nel corso d’anno. Questo nel quadro di una crescita media mondiale che procede intorno al 4,9%. Diciamo, quindi, che oggi il 51% delle famiglie italiane possiede un personal computer ed il 35% usa regolarmente internet. Per quanto riguarda il turismo circa il 60% dei navigatori consulta la rete alla ricerca di informazioni di vario genere prima di mettersi in viaggio e la predisposizione all’uso di queste tecnologie è ancora migliore: il 78% la ritiene utile come strumento di comunicazione e-mail, soprattutto ed il 46% lo userebbe per trovare informazioni su alberghi. Ne deriva che i contenuti dei siti web turistici italiani sono composti essenzialmente di quattro componenti: e-commerce, contenuti informativi, assistenza al cliente e servizi. La filosofia di fondo è quella di anticipare la propria audience proponendo una realizzazione che tenga conto dei desideri e delle esigenze, ma anche delle effettive capacità tecnologiche del pubblico cui si rivolge.

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Il vivere sociale ed asociale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

In un dibattito di questi giorni avviato dal Centri studi della Fidest è emerso questo aspetto sempre più evidente, per quanto contraddittorio, tra chi si identifica nella comunità e cerca di viverla immedesimandosi in essa e chi la respinge sdegnosamente ed anche in forma arrogante. Il tema è d’attualità. Il sociologo polacco Zygmund Barman in un suo lavoro titolato la “modernità liquida” ne ha fatto oggetto di attenta osservazione ed ha lanciato un inquietante avvertimento: “Attenti o faremo la fine dei topi di Hamelin”. In pratica egli esteriorizza il problema di fondo affermando che la società deve farsi una convinzione che è quella che si cresce tutti insieme. In difetto, se ciascuno va per conto suo, si va verso la rovina. Ed accadrà proprio come i topi di Hamelin: inseguendo la sirena di un individualismo esasperato, preoccupato solo di se stesso, capace solo di autolalimentarsi si chiuderà per sempre il capito dell’uomo sociale, della civiltà tale in quanto condivisa e compartecipe.

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L’Islam e l’occidente cristiano

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Esistono degli spigoli acuminati che tendono più al conflitto che alla conciliazione. Non vi è dubbio che ci troviamo al cospetto di due forme di civiltà che tendono a misurare le loro potenzialità e lo stesso primato volto ad escludere l’una a beneficio dell’altra. Non basta, a questo punto, avere la comune matrice monoteistica. Nessuna religione può farvi da scudo. Esiste un problema sociale che non può essere più a lungo disatteso. La rinascita dei paesi islamici alla modernità implica risposte precise e non dilatorie. Per essi si tratta di una rinascita dialettica, di contrasto e di crescente contrapposizione con l’Occidente visto nelle sue negatività più che positività. Sta ora da capire come questo contrasto ideologico, razziale, di civiltà, riesce a risolversi senza dover pagare il suo scotto in un bagno di sangue e in immani distruzioni. La riflessione non è teorica. Quanto è avvenuto di recente in Russia che per liberare settecento ostaggi in mano ai Ceceni musulmani sono morti circa 200 persone tra gli ostaggi ed i terroristi, ci mostra una faccia del “terrore” che si può agevolmente identificare con le armi di distruzione di massa che sono sempre più potenti, ma che anche il loro uso è sempre più disponibile ed applicato con cinismo e freddezza

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Il tema Europa nella didattica delle scuole italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

La mondializzazione della cultura e della storia, come sta avvenendo in economia e nella finanza, è una visione del mondo che impegna a fondo le generazioni future. L’Italia, in questo contesto, ha la pretesa, e a nostro avviso a ragione, di considerarsi in prima fila nella costruzione del “Nuovo Mondo” europeo: ha da offrire un immenso patrimonio di storia e di cultura. E’ tempo, quindi, che ognuno, per quanto di competenza, se ne faccia parte integrante per avviare un discorso che va maturato a fondo e sviluppato per un suo uso più appropriato nella ricerca di una identità comune che sappia fare da paio alla concezione universalistica del mondo. Un aspetto, questo, che ha diverse implicazioni ed anche nodi non ancora risolti ma che vanno dipanati in gran fretta: pensiamo alla fame nel mondo, alla povertà diffusa, al rischio di grosse epidemie, alla espansione delle tecnologie e dell’informatica e dell’istruzione in senso lato. Oggi le stesse fonti del “sapere” si sono dilatate grazie ai media e ad internet.  Se vogliamo, quindi, restituire alla scuola tradizionale il suo primato dobbiamo anche renderla competitiva e innovativa per un confronto più serrato e dialettico delle opposte opinione e che costituiscono il sale di una crescita culturale e civile più al passo con i tempi.

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Chiesa e società

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Nel convegno organizzato dai Centri studi della Fidest è stato posto l’accento da parte degli intervenuti di un riesame critico sul rapporto esistente tra cultura religiosa e laica per meglio valorizzare quel reticolo pluralista che si scontra con la crisi della politica e dei soggetti politici e che si identifica nella impossibilità di governare dal centro la complessità della società e le sue articolazioni. In questo senso c’è un patrimonio comune da rivalutare, che tale rimane, anche se non sufficientemente approfondito durante tutto il percorso che ha visto incontrarsi ed anche scontrarsi le due anime della società civile e religiosa. Questo aspetto è significativo per quelle culture laiche che più delle altre hanno insistito nella loro identificazione edonistica e mercantilistica della società a svantaggio di un ruolo più sensibile ed attento che proviene dalla cultura religiosa, correttamente intesa, ovvero purgata dalle sue logiche integraliste e settarie. L’argomento è stato poi affrontato con maggiore realismo dal Papa nelle sue ripetute invocazioni ad una giustizia sociale più rispondente alle attese degli emarginati di tutto il Mondo che le stesse democrazie e talune culture religiose sembrano voler ignorare o, per lo meno, sottovalutarne la gravità e l’urgenza e per assumersi un impegno corale, più rispondente alle necessità contingenti. Al termine del meeting è stato stilato un documento nel quale è stato ribadito l’invito espresso nei vari interventi per un’azione più decisa per la creazione di una società più attenta ai valori emergenti dalle classi più deboli.

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La visione dell’uomo di San Tommaso d’Aquino

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Egli affermava che la persona umana non è isolata. E’ in relazione reale, come dicevano gli scolastici, e quindi non soltanto volontaria con gli altri e si articola organicamente; si sviluppa, cioè organicamente in una serie ordinata e crescente di entità sociali che vanno dalla famiglia alla comunità religiosa, dagli organismi di classe alle comunità di lavoro e che si coordinano nello Stato, il quale non è tutta la società, ne è una delle forme sociali nelle quali si articola l’organismo sociale. C’è lo Stato, la società politica, ma c’è anche la società economica, c’è la società religiosa e familiare e così via. Lo Stato a questo riguardo non la integra ma la dirige, la coordina, la integra e dove è necessario la sostituisce. Ma la funzione statale, in questa concezione, è rispettosa sia della realtà della persona, come creatura libera avente questo valore trascendente, sia della realtà di tutti questi enti, che questa creatura libera crea e che hanno perciò un loro originario statuto giuridico. A tale riguardo si pensava, soprattutto, alla famiglia, alla Chiesa, alle comunità territoriali, ai sindacati, alle comunità di lavoro, all’impresa, alle comunità politiche, la scuola e la comunità internazionale. Furono riflessioni importanti che resero più coesa l’azione politica e le consentirono un dialogo più costruttivo pur nella diversità ideologica esistente. Rimase questo forse il momento più alto della proposta cattolica riguardante il corretto rapporto fra individui, società e Stato.

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Uno Stato per i cattolici italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Fu uno studio condotto dall’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano che accentrò la sua attenzione sugli accadimenti che ebbero origine a partire dal 1945 in poi. I suoi modelli furono Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, Antonio Amorth. Per quanto riguarda la tematica della sussidiarietà un ruolo determinante fu svolto da Aldo Moro. Il compito organico di esporre il pensiero cattolico fu affidato a Giorgio La Pira. Lo fece nella relazione presentata in Sottocommissione il 9 settembre del 1946. I punti caratterizzanti furono diversi ma quello più significativo si può così riassumere: una più marcata dichiarazione dei diritti dell’uomo accogliendo, nella fattispecie, la teoria dei “diritti riflessi”: non vi sono, per l’uomo, diritti naturali ed originari; vi sono soltanto concessioni, diritti riflessi che possono essere in qualunque momento totalmente o parzialmente ritirati, secondo il beneplacito di colui dal quale soltanto tali diritti derivano, lo Stato. Ne consegue la riaffermazione solenne dei diritti naturali, imprescindibili, sacri, originari della persona umana e per costruire la struttura dello Stato in funzione di essi. Ciò che bisognava abbandonare era “l’inesatta valutazione della libertà individuale, frutto di concezioni filosofiche errate, in particolare Rousseau, che ispirava la dichiarazione del 1789.” (si faceva riferimento, nello specifico a due di esse: atomistica la prima nella quale gli individui si contrappongono allo Stato come singoli, rivendicando i loro assoluti diritti di libertà e totalitaria la seconda  in cui lo stato nega ogni originaria libertà dei singoli e si pone come unico centro creatore di diritti e di funzioni). La contrapposizione che ne scaturì con la componente laica fu mediata da Giuseppe Dossetti cercando di separare  le enunciazioni lapiriane da ogni particolarismo ideologico e, principalmente, dal collegamento con i fondamenti filosofico-religiosi del cattolicesimo. Fu una lettura che ci richiama Jacques Maritain, che assegnava al marxismo la dignità di un materialismo non volgare. Questo umanesimo, non metafisico, diventava il piano ideale su cui sembrava effettivamente possibile incontrare il consenso di parte almeno del Partito Comunista, e di cui Togliatti fu il più attento uditore. Questo fu il background che diede il via all’approvazione dell’art. 2 della Costituzione italiana e di cui Aldo Moro fu attivo protagonista unitamente a Giorgio La Pira.

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I flussi migratori di ieri e di oggi in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Gabriele De Rosa su Storia e Società si sofferma sulla storia dell’emigrazione italiana a cavallo dei due secoli: il XIX ed il XX. Non esiste una causa unica per tutti gli espatri. Il tema dell’emigrazione è dilagato. Ha varcato la soglia di un’anonima storia di contadini, ha ribaltato quella visione omogeneizzante delle emigrazioni, che datava la nascita del fenomeno dalla crisi agraria di fine secolo, dai processi di urbanizzazione sempre più intensi, dalle leggi del mercato capitalistico. Una storia che si svolge secondo condizionamenti e secondo periodizzazioni di più lunga durata, che non si legano solo alle vicende dei contadini e delle loro famiglie, ma anche a quelle dei profughi e dei fuoriusciti dell’emigrazione politica risorgimentale e, più in là, degli antifascisti, veri e propri esuli. Non c’erano, insomma, solo emigranti di origine rurale, ma anche professionisti, artigiani, imprenditori che abbandonavano l’Italia anche per ragioni politiche ed ideologiche. Ora che l’Italia è diventata un paese che ospita immigrati altri problemi si intersecano e rendono altrettanto complesso questo nuovo approccio con una realtà in un certo senso affine ed altrettanto diversa per molti aspetti. Accomuna il fenomeno migratorio la ricerca di una opportunità lavorativa maggiore, un bisogno di ricercare spazi vitali più conformi al proprio modo di concepire la vita, i rapporti sociali e civili tra il cittadino e le istituzioni. Ma li divide il conflitto sempre latente tra le culture che in taluni punti diventano inconciliabili ed anche conflittuale. E’ la ricerca non sempre garantista di diritti condivisi senza pregiudizi razziali e religiosi. E’ la difficoltà di farsi capire per le diversità linguistiche. E’ la incapacità di adeguarsi in tempi brevi al diverso modo di acquisire una tecnologia più avanzata ed una forma d’istruzione che si finisce con il subire ma si accetta del tutto. Se non si sciolgono questi nodi diventa senza dubbio più difficile un inserimento del “forestiero” con l’autoctono.

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Il mondo tra fiumi di parole e rivoli di fatti

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Prendiamo ad esempio la parola che è stata più inflazionata in tutti i tempi della storia umana: la democrazia. Nella sua traduzione letterale essa significa “comando del popolo”. E’ un concetto, se vogliamo, piuttosto deviante rispetto al punto essenziale, perché il problema vero della democrazia è un altro:è quello d’impedire la dittatura, ovvero la libertà di impedire la il libertà, ogni tipo di comando che non sia lo Stato di diritto. Lo avevano già capito, nell’antichità, i greci. Non si trattava del comando di un popolo ma della preoccupazione intesa ad evitare il pericolo della tirannia. Quando affermiamo che tutti sono uguali davanti alla legge, che nessuno può essere considerato criminale finché non sia stato provato che lo sia davvero affermiamo principi insiti nello Stato di diritto. Il che significa che la democrazia è un modo di preservare lo Stato di diritto. Ma non c’è in democrazia il principio che la maggioranza ha ragione, perché la maggioranza può commettere i più gravi errori, può introdurre un tiranno, può votare per la tirannia come è accaduto in Austria dove Hitler, che per altro in Germania non ha avuto la maggioranza, fu votato da più del 90% degli elettori. (estratto da Karl Popper, La lezione di questo secolo, intervista con Giancarlo Borsetti, Ed. Marsilio).

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Se vuoi vincere in amore non devi fare gare

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Il sesso oggi ha assunto una dimensione diversa rispetto a qualche decennio fa. Eppure sono rimasti dei tratti caratteristici che fanno riflettere in specie se essi sfociano in violenze di singoli o di gruppo nei confronti dell’altro sesso. Siamo, probabilmente, al cospetto di una educazione sessuale ancora carente nei suoi tratti più distintivi. Abbiamo fretta di raggiungere un determinato obiettivo e non facciamo nulla o poco per rispettare chi ha una sensibilità diversa dalla propria per rendere etici gesti o atteggiamenti che viceversa potrebbero divenire molestie e violenze. D’altra parte i media con una diffusione a livello parrosistico di simboli sessuali provocanti, audaci, ambigui non favoriscono un equilibrato rapporto tra i due sessi e lasciano intravedere una cultura del superdotato che è fuori dalla media dei casi riscontrabili nella realtà e può rendere, i soggetti più sensibili, degli oppressi e dei complessati e, a lungo andare, degli insicuri sino a trasformarsi in degli impotenti e con un senso di rivolta e di rancore con l’altro sesso. Occorre, invece, imparare a convivere con il sesso, proprio ed altrui, in maniera naturale, senza inibizioni di sorta e timori d’essere giudicato per ciò che si fa e non per ciò che si è. E’ utile in questo senso capire ciò che può far male e non nella vita di tutti i giorni se vogliamo essere in forma e non ridurre per colpa di agenti esterni la nostra performance sessuale. Vi sono cose che facciamo senza tener conto delle conseguenze che possono provocare. Pensiamo al fumo di una sola sigaretta: Esso è in grado di ridurre del 30% il flusso arterioso per due-tre ore. E questo senza considerare i danni irrimediabili che provoca nel lungo periodo alle arterie del pene sulle quali la sospensione del fumo sulla funzione sessuale è correlato alla quantità di sigarette fumate e al periodo di esposizione al fumo stesso. Ma a proposito di fumo i suoi effetti perniciosi vanno oltre la sfera sessuale. Il rischio è, infatti, particolarmente elevato per i fumatori diabetici. Il secondo grave aspetto deriva da una errata alimentazione che può determinare elevati valori di grassi e zuccheri nel sangue, e fungere da fattore d’innesco di diabete, mentre un eccessivo consumo di sale è uno dei fattori causali che producono ipertensione. Nell’uomo obeso, inoltre, che ha cioè il 20% di peso in più rispetto alla media, si verifica anche una riduzione del principale ormone maschile, il testosterone. Un’altra utile raccomandazione è quella di fare una corretta attività fisica. Naturalmente tutto si deve svolgere in funzione della propria età. Va inoltre segnalato che tra le varie attività sportive alcune sono a rischio per traumatismo nella regione pelvica/perineale, nella regione cioè dove la radice del pene si inserisce sulle strutture ossee del bacino (branche ischiopubiche). Pensiamo al ciclismo da strada e la mountain bike per le quali si può verificare un microtrauma cronico con danno neurologico (nervi cavernosi, che comandano l’erezione) e vascolare (arterie cavernose). Lo stesso rischio può verificarsi in quegli sporti come le arti marziali ed il calcio dove è possibile un violento contatto fisico.

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La versione chirurgica della medicina estetica

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

La chirurgia plastica e la medicina estetica hanno stabilito un’alleanza che possiamo definire strategica. E’ una forma di collaborazione multidisciplinare che si esprime in base sia al momento antecedente sia a quello successivo in cui si offrono. Pensiamo al trattamento dell’invecchiamento cutaneo. Si può prevedere la correzione della quantità, ed in questo caso entra in campo il medico chirurgo e della qualità con il supporto del collega di medicina estetica.  Un face lift eseguito su un viso con una pelle che presenta segni clinici di fotodanneggiamento darà inevitabilmente un risultato incompleto. In questo caso vi soccorre la chirurgia. Ma non solo. La medicina estetica, per il suo aspetto educativo, permette di gestire al meglio il risultato medico-chirurgico permettendone una durata prolungata. Un classico esempio è la lipoaspirazione: il risultato chirurgico è definitivo solo se il peso viene mantenuto nel tempo ed è soggetto a miglioramento se nel periodo post-operatorio la paziente si sottopone ad una regolare attività fisica di mantenimento. Inoltre, la medicina estetica può aiutare a prevenire e migliorare tutta una serie di complicanze circolatorie venose e linfatiche che spesso si presentano dopo un intervento di lipoaspirazione agli arti inferiori soprattutto in soggetti predisposti.

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Diritto all’assistenza terminale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Carenze della medicina di oggi e dell’oncologia moderna si evidenziano in due fasi della vita, che necessitano di estrema cura, e cioè: quando una persona è ancora sana ed occorre intervenire per mantenerla in salute e nella fase critica in cui occorre assistere quelle persone malate che non possono più avvantaggiarsi di alcuna terapia a disposizione oggi, cosa che riguarda quel 60% di malati di cancro che alla guarigione non arriveranno mai. Tali carenze sono ancora più vistose perché questo gruppo di malati di cancro rappresenta un “fallimento” della medicina ed un “peso” per le famiglie che nell’organizzazione sociale moderna non sono quasi mai nelle condizioni di potersene occupare in modo adeguato. Da questa realtà scaturisce l’esigenza di individuare soluzioni adeguate e differenziate. A questo proposito occorre ricordare che il concetto di Hospice è alla base di una filosofia dell’assistenza che si allarga fino a comprendere l’intero concetto di “care (presa in carico)” e divenire sinonimo di struttura e modello di cura realizzata da unità di assistenza giornaliera, unità di cure palliative e unità di cure domiciliari improntate al modello hospice. Un hospice non è solo un’opera muraria dove il paziente “terminale” è accolto e dove gli è fornita un’assistenza intensiva allo scopo di aiutarlo a vivere meglio l’ultimo periodo di vita, ma anche un “laboratorio” per fare ricerca in campo della medicina.

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I distretti industriali nelle realtà locali

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

La migliore strada per proiettare l’economia regionale e con essa quella nazionale, nel suo insieme, è necessario sommare le intelligenze locali con lo spirito imprenditoriale e la ricerca attenta delle risorse finanziarie. Sta proprio nella fisiologia dei distretti industriali guardare più all’innovazione dei singoli processi produttivi piuttosto che ad una progettualità ad ampio respiro. E’ necessaria dunque la classica politica dei piccoli passi, per accedere alle nuove frontiere attraverso una riflessione ed un impegno che coinvolge parallelamente tutti i soggetti del territorio, istituzionali ed economici. Ciò si rende attuabile in quanto le realtà locali italiane sono animate da uno straordinario potenziale, si tratta ora di convogliarle in modo intelligente e creativo per poter entrare dalla porta principale nei nuovi scenari sociali ed economici, partendo proprio da quelle che sono le eccellenze del territorio. Se dobbiamo prevedere nell’arco, diciamo di un decennio, il passaggio delle imprese locali nella new economy diventa vitale attivare progetti mirati, come convegni, seminari, guide, mappe dei servizi ed una informazione costante e precisa. Per questo motivo le Università locali diventano uno dei poli più attivi per riversare l’impegno intellettuale nella realtà operativa e nella ricerca di nuove risposte per lo sviluppo organico ed intelligente dell’imprenditoria e delle risorse umane “prodotte” sul territorio o da esso acquisiste. E’ ovvio che una progettualità di questo genere richiede un flash back attraverso i dati storici, le “vocazioni” artigiane ed i già sperimentati punti forti e deboli del passato. D’altra parte il sistema economico non può non misurarsi con le risorse umane che hanno tratto dall’esperienza e dalla tradizione il loro elemento portante per proiettarsi con più efficacia ed efficienza verso i nuovi obiettivi creativi di una comunità credibile e capace di reggere alle nuove sfide imprenditoriali. Le innovazioni di prodotto e di processo sono punti intersecanti tra di loro sebbene molti aspetti sono segnati a favore sulla qualità della combinazione produttiva fra l’elemento umano e le macchine e con esse le tecnologie più avanzate. Queste ultime, infatti, costituiscono qualcosa di più di un valore aggiunto se usate con intelligenza: si pensi alle piattaforme di knowledge management. Esse potrebbero arricchire i tradizionali canali di scambio delle conoscenze. Un altro aspetto da non sottovalutare nella fattispecie è l’efficacia comunicativa assicurata da un sito rappresentativo dell’intero distretto, che, per esempio, utilizzi un marchio distrettuale per promuovere la qualità dei prodotti di quel distretto nelle reti del commercio elettronico.

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Il ruolo dell’Istituto di medicina sociale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Esso svolge una funzione importante nell’ambito della promozione di servizi alla persona in un ambito più vasto del moderno welfare State. Quale ente di ricerca nel settore delle politiche sociali fondato nel 1922, quest’anno ricorrono gli ottanta anni, promuove studi di carattere multidisciplinare finalizzati all’individuazione delle esigenze di assistenza sociosanitaria della popolazione, in particolare dei soggetti svantaggiati e all’individuazione delle linee di sviluppo per il potenziamento sia dei servizi pubblici che di quelli offerti dal c.d. terzo settore. Conformemente agli orientamenti di politica sanitaria e sociale l’Ims, essendo l’unico Ente in Italia ad occuparsi di medicina sociale in via esclusiva, si propone come punto di raccordo tra le diverse istituzioni che operano a livello nazionale e locale. La ricerca scientifica consente l’individuazione delle esigenze di assistenza sociosanitaria sul territorio ed analizza l’offerta dei servizi. Dai risultati degli studi condotti dai ricercatori dell’Istituto emergono spunti di riflessione sulla congruità o meno tra esigenze rilevate e servizi esistenti sul territorio. La conoscenza dei bisogni della popolazione è il presupposto necessario per una proficua azione di governo attuativa dell’indirizzo programmatico espresso dalla legge quadro n° 328/00 relativa al “Sistema integrato di interventi e servizi sociali.” E dal piano nazionale di interventi e dei servizi sociali 2001/2003. In particolare, in esecuzione di quanto previsto dall’art.22, 4° comma, L. 328/2000 (funzione di segretariato sociale) e in risposta all’esigenza primaria dei cittadini di avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi del Welfare State utili ad affrontare e risolvere le esigenze personali e familiari legate a periodi di difficoltà e di disagio causati da problemi di salute

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