Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Energia: Mancato rispetto protocollo Kyoto

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Paolo Landi, Adiconsum: “I consumatori non possono essere responsabili per il mancato rispetto del Protocollo, siano le imprese a pagarne i costi” La notizia del non rispetto del protocollo di Kyoto coglie di sorpresa i consumatori. A fronte dei vari Paesi europei che hanno rispettato quanto previsto nell’accordo, l’Italia si colloca, ancora una volta, disattende gli impegni sottoscritti. Ad avviso di Adiconsum, le responsabilità vanno ricercate in primis tra le imprese e in secondo luogo nel non controllo da parte del Governo. Erano impegni noti e quindi non sono accettabili giustificazioni, né il costo può essere caricato sui consumatori. Si tratta di circa 40 euro a famiglia, fra costi diretti e indiretti. Né ci tranquillizza la dichiarazione del sottosegretario Saglia che riferisce dell’intenzione del Governo di utilizzare un anticipo dellaCassa Depositi e Prestiti per l’acquisto dei certificati verdi  sul mercato europeo per evitare una multa ancora più salata. Anche ricorrendo a questo strumento, infatti, il costo ricadrebbe sulle famiglie. Siano invece i lauti profitti delle imprese elettriche – dichiara Paolo Landi, segretario generale Adiconsum – a pagare il mancato rispetto del Protocollo. Si attivino con urgenza gli strumenti necessari per evitare il ripetersi di tale situazione l’anno venturo.

2 Risposte to “Energia: Mancato rispetto protocollo Kyoto”

  1. Rinaldo Sorgenti said

    Vuoi anche tu essere un “fiancheggiatore” dell’inganno” ?
    Io no, anzi !

    Talvolta si scrive su argomenti di particolare interesse senza conoscerne a fondo i presupposti di merito.
    L’effetto potrebbe apparire comunque “prezioso” ma, nel caso specifico, questo alimenta solo “beffa od inganno”: scegliete voi il termine più appropriato, se non entrambi, come conseguenza l’uno dell’altra.
    Il commento dopra citato sembra ignorare quali possano essere le ragioni che stanno alla base del problema e ci ricordano solo che, comunque, ora il cittadino comune deve pagare, senza però spiegarci se questo è giusto ed eventualmente il perchè.
    Ora, da un approfondito studio realizzato lo scorso anno dalla S.S.C. (Stazione Sperimentale per i Combustibili) risulta, inconfutabilmente, che l’ITALIA è stata PENALIZZATA con l’attribuzione di circa 100 milioni di tonn./anno di quote di emissione di CO2 in MENO di quelle che proporzionalmente ci sarebbero spettate per metterci allo stesso LIVELLO MEDIO dei nostri cugini europei ed in particolare di Germania, U.K. e Francia.
    Tutto questo (la beffa, appunto) qualcuno ci ricorda che costerà al cittadino italiano almeno 550 milioni di Euro nel 2009 e 840 milioni di Euro/anno nel prossimo triennio (2010.2012) quando invece questi dovrebbero risultare introiti (compensativi della “virtuosità” dell’industria italiana) di valore addirittura doppio rispetto alle cifre citate.
    Perchè in questo benedetto Paese si continua a parlare di “ritardo” ma nessuno (o quasi) che ci dica invece che l’Italia ha le emissioni di CO2 procapite minori rispetto a tutti i Paesi Ue e che quindi il fittizio e solo apparente “ritardo” altro non è che un’attribuzione impropria e penalizzante effettuata a danno dell’Italia ed a beneficio invece dei maggiori ns. concorrenti europei (Tedeschi, francesi, inglesi ed olandesi) che, nel 1998 con il B.S.A. (Burden Sharing Agreement Ue) hanno negoziato molto meglio dei ns. rappresentanti di allora, producendo così un significativo vantaggio economico e competitivo per le loro economie a tutto danno degli ingenui e presuntuosi italiani (quelli che hanno voluto fare i “…primi della classe” ma …”senza aver prima studiato” !
    Ebbene, anzichè piangerci addosso e dire che tali costi li dovrebbe ora pagare l’industria, anzichè i consumatori (come se poi, maggiori costi fittizi attribuiti all’industria, non si ripercuotessero infine sempre e solo sui consumatori !!!), mentre si dovrebbe TUTTI gridare allo “SCANDALO” e pretendere che un giuduice terzo (magari la Corte di Giustizia Ue dell’Aja) si incarichi di esaminare i numeri e ristabilisca il merito e l’onere.

    I numeri sopra citati danno algebricamente il valore di 9.210 milioni di Euro per il periodo 2009-2012 (un possibile esborso di 3.070 mil.Euro contro un possibile potenziale credito di 6.140 Mil.Euro (se le quote fossero ri-assegnate in maniera corretta e proporzionale tra i Paesi Ue-15 e Ue-27, tenendo conto delle emissioni procapite (perchè no, visto che la CO2 NON ha un effetto locale?), in base al PIL ed in base ai consumi di combustibili fossili di tutti i Paesi Ue !

    E’ ora di rompere gli indugi e smascherare l’inganno. Parliamone allora !

    Rinaldo Sorgenti

  2. fidest said

    L’argomento è di sicuro interesse. La devo, innanzitutto, ringraziare per il suo contributo. Il nostro scopo è proprio questo: dare, per quanto ci sia possibile, una informazione corretta. Ci riusciamo, come nel caso specifico, con l’ausilio di coloro che mostrano competenza e ci informano. Mi auguro che altri possono leggere quanto lei ha scritto e a parlarne come lei confida. (Riccardo Alfonso)

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