Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

I 150 anni dall’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Editoriale fidest. Lo stato italiano nacque nel 1861. Nel 2011 ci troveremo a festeggiare i 150 anni trascorsi da allora ad oggi. In questi giorni si stanno gettando le basi per organizzare le manifestazioni che andranno a coronare l’evento. Le scadenze sono molteplici. Si pensi, ad esempio, alla prima convocazione del parlamento avvenuta il 18 febbraio 1861 e alla proclamazione il 17 marzo dello stesso anno di Vittorio Emanuele II quale primo re d’Italia. Si trattò, formalmente, di un ingrandimento del Regno di Sardegna. Ma l’inizio di questa avventura “nazionale” non fu agevole. Vi ostavano la mancanza di risorse essendo le casse del nuovo stato vuote per le spese belliche oltre alla necessità di armonizzare la legislazione piemontese con quella esistente nei vari stati e a creare una moneta unica oltre ad altri problemi come l’analfabetismo e la povertà diffusa. Insorse, in pari tempo, prepotente, la questione meridionale che ebbe come primo impatto la necessità di debellare il brigantaggio antisabuado che si protrasse sino al 1869. Si aggiunse, ovviamente, anche l’ostilità della Chiesa cattolica e del clero che cercarono di osteggiare in tutti i modi il già faticoso avvio del nuovo Stato. Una contrarietà che si rese maggiore nel 1870 allorché vi su la presa di Roma divenendo così la capitale d’Italia. In tutto questo travaglio il giudizio storico che oggi possiamo trarre è che l’unità fu una impresa prematura ma imposta dalle classi borghesi e della borghesia industriale del Nord che considerarono il meridione un terreno di sbocco per i propri traffici e ambizioni carrieristiche. Fu anche un’occasione mancata per un progetto che avrebbe potuto offrire al Meridione l’opportunità, sia pure lenta ma progressiva, di un suo riscatto economico e produttivo. Il primo sforzo doveva essere quello di un potenziamento della rete dei trasporti via terra (stradale e ferroviario) e via mare. In questo modo i costi, da una parte, delle produzioni industriali del Nord avrebbero avuto un costo minore al Sud e l’agricoltura un passaggio al Nord con sbocchi più attivi e con carattere di continuità. Questo primo interscambio mancò e con esso, ovviamente, la fase successiva con la modernizzazione dell’assetto imprenditoriale del meridione. Si ebbe invece una aggravamento della povertà e dell’emarginazione sociale che spinse milioni di italiani, soprattutto del Sud, ad emigrare. Agli atti parlamentari tra il 1890 e il 1915 risultano appassionati dibattiti sulla questione meridionale ma i governi che all’epoca si succedettero si guardarono bene dall’avviare una seria politica meridionalista. Le sirene del Nord erano più suadenti e influenti delle altre regioni italiane. Così arrivammo e consolidammo l’unità d’Italia a scartamento ridotto in tutti i sensi. La prima guerra mondiale fu la goccia che fece traboccare il vaso. A fronte di un nuovo rigurgito di patriottismo che attraversava tutta la penisola vi facemmo da contro altare le nostre povertà e il prezzo di centinaia di migliaia di morti in battaglia e uno spreco spropositato di risorse. Del resto nemmeno il fascismo con la sua dittatura riuscì a sollevare le sorti del meridione. Nel secondo dopo guerra la situazione non migliorò e si aggiunsero inevitabili i venti del separatismo, in specie in Sicilia. Fu un segnale che il sistema ben presto metabolizzò riportando il tutto nell’alveo di un miraggio che si chiamò per l’occasione Cassa del Mezzogiorno e che oggi eufemisticamente vorremmo chiamare banca del Sud. Una macchina ben oliata per erogare migliaia di miliardi di vecchie lire a fondo perduto alle imprese del nord che si impegnavano a doppiare al sud le loro attività industriali. Il risultato fu che dopo aver costruito capannoni e incassati i contributi si fece ritorno al Nord. Così alla “beffa” si aggiunse lo “scorno”. Dopo tutte queste e altre umiliazioni unitamente alle più recenti  esternazioni della Lega e del suo leader Bossi noi dovremmo esultare e festeggiare un anniversario che sa ancora oggi farci bere il fiele della discordia e del separatismo. Forse è un po’ troppo ma forse, sia pure tardivamente, dovremmo cogliere l’opportunità per riflettere seriamente sulla questione meridionale e chiederci se non sia meglio cogliere l’occasione per rimboccarsi le mani e dimostrare con i fatti che il meridione va aiutato, che il meridione è una risorsa per il sistema paese, che il meridione ha una cultura e una tradizione ad altissimo livello e che è stato sommamente ingiusto averlo ostentatamente ignorato per 150 anni. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: