Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Le pietre miliari della storia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

Non è infrequente che si è portati a definire i processi storici per date precostituite partendo dall’idea che il tempo anagrafico della fine di un secolo sia automaticamente collegabile ad una svolta storica ben definita. Non è così, ovviamente. Siamo, ad esempio, entrati nel XX secolo solo nel 1918 con i problemi nuovi e vecchi che sono andati al pettine come altrettanti nodi ed ancora siamo entrati in un’era diversa dalla precedente per due ordini di motivi: la divisione bipolare nata a Yalta e le due bombe atomiche deflagrate ad Hiroshima e Nagasaki. Ed ancora nel 1989 abbiamo recitato il de profundis alle ideologie crollate contemporaneamente al muro di Berlino. Svolte ed ancora svolte che si sono maturate, ma altre che sono state accettate con ritardo o parzialmente, e alla fine hanno influito in modo diverso nella storia dell’umanità. Pensiamo al nostro modo nuovo d’intendere il ruolo dei partiti ed ancor più quello della politica intesa prima come ascolto, dialogo, meditazione ed ora in dosi sempre più massicce di efficientismo, di decisionismo e di esaltazione della figura del capo. Significati per lo più affini alla cultura d’impresa in senso capitalistico. Su questa lunghezza d’onda ci dobbiamo chiedere, guardando i partiti di casa nostra, cosa è mutato da ieri ad oggi e se l’adeguamento ai tempi nuovi degli uni e la stazionarietà degli altri non abbia finito con l’influire sui risultati elettorali che si sono susseguiti dagli anni novanta ad oggi. Ed ancora dovremmo chiederci se questa ricerca di equlibri politici più avanzati non fosse già in pectore nel 1974 allorché l’allora segretario del partito Socialista De Martino sull’Avanti aveva annunciato la scelta strategica del suo partito. In altri termini il partito socialista condizionava la sua partecipazione a governi di coalizione all’obiettivo politico di essere al tempo stesso garanti delle istituzioni di democrazia liberale ma di non voler governare senza il coinvolgimento del  Partito comunista, ovvero a quella conventio ad escludendum  che aveva caratterizzato tutta la storia politica dell’Italia repubblicana sino ad allora e nel “buon governo” della Dc e dei suoi alleati.  E’, a nostro avviso, il nesso che lega la crisi politico-istituzionale, nata dopo la decisione socialista, con le vicende politico-giudiziarie di “mani pulite”, la caduta del muro di Berlino e tutti gli effetti domino che sono derivati nelle più svariate parti del mondo.

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