Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Una civiltà tra passato e presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

E’ quanto ci chiediamo se osserviamo il dibattito che da anni si è innescato, nello specifico, in Italia ma che non è, tutto sommato, diverso da quello degli altri Paesi del mondo, riguardo alla questione del suo sistema previdenziale. Consideriamo tutto ciò un sempre maggiore esercizio accademico per una ricerca di una soluzione secondo taluni schemi interpretativi tradizionali, mentre la risposta la dovremmo trovare in modo diverso. Lo impongono, se vogliamo, due aspetti della nostra civiltà odierna: il prepotente sviluppo delle tecnologie e le attese di vita che si prolungano nel tempo regalandoci un essere umano più vecchio ed anche più in buona salute. Cosa significa tutto ciò? Tanto per cominciare che il dibattito sui limiti d’età per andare in pensione sta diventando sterile a tutti gli effetti. L’orologio anagrafico sta diventando l’elemento più relativo di questo mondo. Come pretendiamo di assegnare ad un sessantenne la patente di pensionato, relegandolo all’inattività lavorativa se ha di fronte, mediamente, la possibilità di sviluppare altri 15 ed anche venti anni di attività occupazionale, sia pure con certi limiti? Di certo non potrà giocare da professionista a calcio e nemmeno a calcetto, ma svolgere un lavoro manuale leggero, o una attività intellettuale di medio impegno, è nelle sue piene capacità. Ciò significa che il lavoro va ricercato per “fasce di compatibilità” anagrafica e non limitato ope legis ad una certa scadenza. Ed allora possiamo dire che non esiste età pensionabile fissa ma dovrebbe essere, invece, libera ed in funzione alle proprie capacità fisiche ed intellettuali. Prendiamo ad esempio i molti lavori sedentari esistenti da quelli dell’usciere al portiere di stabili, dal minutante negli uffici al sorvegliante negli stabilimenti a minor rischio, e via di questo passo. Se solo facessimo un piccolo sforzo e classificassimo tutti lavori esistenti in tante fasce preferenziali per età e li indicassimo ai corrispondenti lavoratori come opzioni future per il loro avvenire lavorativo e corroborassimo il tutto con una formazione professionale adeguata e posta anzitempo la scadenza prefissata per l’eventuale passaggio, noi saremmo in grado di favorire con efficacia la costituzione di una società più armonicamente equilibrata nel suo essere e rappresentarsi. Alla fine giudicheremmo persino balzana quell’idea di far diventare necessariamente vecchio da pensione un sessantenne o anche un settantenne.

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