Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

“Ricchi e poveri”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Lo stesso accade in politica dove vi è chi afferma che gli italiani, dopo tutto, ma proprio tutto, sono “ricchi e felici”, ma i poveri e gli infelici, c’è da chiedersi, dove sono andati a finire? E’ senza dubbio un modo bizzarro per affrontare il problema italiano per sua stessa natura molto più complesso di quanto non si voglia affermare e peggio ancora definire. E’ anche vero che “piangersi addosso” non è certo un modo per risolvere le proprie ed altrui difficoltà. Ma riteniamo, dopo tutto, di essere abbastanza adulti come “popolo” per capire talune difficoltà e saperle affrontare con mezzi adeguati. Il primo, fra tutti, a nostro avviso, è quello di individuare e sostenere gli interessi generali del Paese facendo perdere potere agli interessi di parte, alle lobby, ai vari comitati di affari, alle facili e lucrose speculazioni. Un economista, qualche giorno fa, ci spiegava, cifre alla mano, che potremmo agevolmente ridurre molti prodotti di prima necessità del 20% rispetto a quanto li paghiamo oggi, se solo lo volessimo e questo, senza ridurre di molto il margine dei profitti individuali e societari. Questo ragionamento ci porta ad un altro che ci appare più praticabile rispetto agli ottimisti o ai pessimisti ad oltranza. Vuol dire prospettare una terza soluzione legata alla necessità di rivedere con decisione quella parte che incide sui costi unitari e che si può correggere evitando gli sprechi, una migliore distribuzione dei beni ed ancorando gli aumenti ad un proporzionale introito fiscale: in pratica se un bene costa X e tu me lo vendi X+1 io ti faccio pagare le tasse  per X+1. In pratica significa avere una leva fiscale elastica per contenere certe esagerazioni come capita di osservare a Roma in talune bancarelle di frutta, per lo più di stagione, dove le ciliegie sono vendute a 15 euro al chilo, i fichi a 18 e via di questo passo mentre in taluni esercizi, ad esempio, del centro e della periferia le angurie, frutto di stagione, oscillano dai 30 centesimi al chilo ai novanta. A questo punto non basta dire che occorre comprare dove costa di meno, ma far pagare più tasse a chi esce dalle regole di mercato e se aumenta i prezzi e trova lo stesso dei compratori vuol dire che vi sono ragioni che lo permettono ma che lo Stato ha il dovere d’intervenire in modo adeguato e non bisogna solo partire dall’idea che il tutto vada lasciato alle regole di mercato.

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