Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Il Mediterraneo protagonista

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2009

Bosforo, Suez e Gibilterra sono le tre porte d’ingresso per questo, se vogliamo, grande lago interno a tre continenti: l’Europa, l’Africa e l’Asia. Molti hanno cercato di attraversare queste porte per imporre una propria politica, una propria cultura, una propria professione di fede. Il risultato è che si è rimasti fondamentalmente quello che siamo, cristiani e laici da una parte e musulmani e religiosi dall’altra. Due ed anche tre culture che hanno trovato solo un punto di contatto condivisibile: i commerci possibili e praticabili tra le due sponde e persino, con una dose di cinismo, avvalendosi di una formula nuova di quello che un tempo si chiamava mercato degli schiavi favorendo una emigrazione di massa con barconi e battelli di ogni genere per superare lo spazio tra una sponda e l’altra di questo mare “nostrum”. E come gli Stati Uniti  a cavallo degli ultimi due secoli avevano bisogno di risorse umane per crescere, oggi l’Europa lo fa per rinsanguare il suo scarso indice di natalità. Ma in effetti l’Europa non è tutta protesa verso il Mediterraneo così come non lo sono il continente asiatico e quello africano. Vi sono spinte centrifughe che non concorrono di certo a creare un clima ideale per migliorare i rapporti non solo mercantili ed affaristici tra le diverse sponde del Mediterraneo. Si cerca, ovviamente, qualcosa di più che allontani in via definitiva lo spettro delle atrocità che sono in atto in primo luogo nelle regioni interne dell’Africa. Una presa di distanza dalle pulizie etniche, dall’insolenza e dalla protervia dei dittatori e per attrarla a quella immagine dell’Europa, forse troppo romantica per essere reale, benestante, dove c’è lavoro, operosità, possibilità di risparmio e di vita domestica, così come è stata l’America nel secolo scorso e tuttora si lascia intravedere per gli emigranti di questo secolo. Ma tutta l’Europa non si sente unita in questo progetto. Vi è un qualcosa che la sospinge verso il Nord-Est e il Nord-Ovest più forte del Sud e che spacca i continenti in aree di influenza atipiche secondo i canoni dell’ortodossia tradizionale e geografica. E’ la pretesa di sentirsi diversi e più evoluti. E’ la vocazione ad emarginare più che ad integrare o ad accogliere esseri umani pari per dignità e cultura e non una razza d’inferiori. E’ questo il vero limite di una civiltà che non sa riconoscere il valore e la portata storica delle altre civiltà e, quel che è peggio, a convivervi con esse in pace.

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