Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

L’ignoto che ci circonda

Posted by fidest press agency su domenica, 30 agosto 2009

(Edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) In noi, in quella stanza, si stava maturando una condivisione totale dei nostri rispettivi punti di vista sugli avvenimenti passati e recenti che avevano costellato e continuavano a farlo la vita dell’uomo. Provenivo, e di ciò ero consapevole, da un livello d’istruzione che in taluni casi aveva fatto deviare, i miei attuali convincimenti, per una diversa interpretazione o descrizione degli accadimenti umani.  Si trattava, evidentemente, di un’opportunità in più che mi era offerta. Ero orbo ed ora ci vedo bene e con entrambi gli occhi. Il mio interlocutore, in questo frangente, simboleggiava le ansie e i tormenti di tutta un’umanità vissuta in un moltiplicarsi di decine, centinaia, migliaia di generazioni. Era un tormento interiore, che veniva da molto lontano per andare ancora più distante. Egli stava soffrendo, nel rappresentare i due momenti più carat-terizzanti il travaglio dell’uomo a partire dal suo passato e per un futuro che sembrava sul punto di schiacciarlo. Nel frattempo egli vedeva crescere, sull’albero della vita, i frutti maturi ma avvelenati dall’aria e dalle scorie inquinanti che penetravano il terreno e raggiungevano le radici. Da quei frutti, diventati cibo per i nostri appetiti, il veleno si espandeva dentro di noi e ci rendeva più esposti alle logiche del male e della perversione.  Per chi veniva, come lui, da un mondo senza tempo, tutto appariva innaturale, assurdo in specie se continuava ad imbattersi nelle spesso raffinate meschinerie dell’essere umano e dei suoi falsi modelli di vita. Costui li aveva creati al solo scopo di conquistarsi un paradiso terrestre, fatuo per quanto era, ma per lui sommamente appagante.  E’ questo quanto egli vedeva prima che si mettes-se in moto un meccanismo che potremmo chiamare di “autotutela”. Per la stessa ragione era portato a schiudermi la visione, da qui a 30/40 anni più in là, di un’umanità senza sbocchi condannata all’estinzione e prima ancora al tormento e alle angustie.  E’ un periodo nel quale dobbiamo mettere in conto grandi sovvenimenti, con esplosioni d’odio razziale e generazionale e d’integralismo religioso, d’inaudita violenza. Il tutto diventa come una micidiale bomba che esercita la sua potenza distruttrice più dentro che fuori di noi. Il male che arrechiamo a noi stessi è nel non amare il nostro prossimo, poiché non ci amiamo.  Propendiamo verso una brutalità finalizzata al dominio, alla ricchezza e al disprezzo per gli altri meno dotati o, se vogliamo, più sfortunati. Intanto le generazioni passano ed altre succedono a loro fin dal tempo del nostro primo progenitore. Di coloro che costruiscono edifici non esistono più le magioni. Cosa ne abbiamo fatto? Le parole dei sapienti, che gli uomini spesso ripetono, ci affermano che le loro mura sono crollate, le abitazioni non esistono, come se non fossero mai esistite. Nessuno ritorna da laggiù, sì da poterci raccontare dove si trovano, sì da acquietare i nostri cuori fintanto che anche noi andiamo là dove essi sono andati. Se da tutto ciò non ci governasse la speranza “cristiana” di un futuro che saprà sconfiggere, nell’ira del giudizio, le forze che collassano, finiremmo con il ritrovarci disperati e cinici. Dovremmo, altresì, negare il valore essenziale dell’individuo e la sua stessa ragione di vita. Ma dentro agli schemi di una religiosità, in qualche modo definibile, come una ricerca del nostro divenire tra l’essere e il nulla noi cerchiamo, in realtà, di darci un ordinamento morale da adottare per il proprio stato presente ed in rapporto alle rispettive necessità d’adattamento. Solo in virtù di questo processo l’uomo potrà capire il valore e la portata del suo modo di vivere, del suo progredire. (terza parte)

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