Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Internet come modello di apprendimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

Chi ha terminato gli studi, diciamo 20-30 anni fa sa bene che doveva riuscire a memorizzare il più possibile informazioni per poterle poi utilizzare nell’attività che sceglieva. Oggi non è più così. Il ruolo di Pico della Mirandola lo affidiamo ad internet dove è possibile organizzare le informazioni ed averle in tempo reale. E tutto questo senza dover ricorrere, necessariamente, ad uno studio particolare delle tecnologie digitali di accesso. Ciò ci lascia intravedere un impatto cognitivo diverso sia sotto l’aspetto dell’insegnamento sia dell’apprendimento. Se dobbiamo giungere ad una conclusione dovremmo rivoluzionare i nostri moduli di vita rendendo l’istruzione un modello di interagibilità più armonico con le nostre aspettative. Volendo estremizzare il concetto potremmo dire che diventa superfluo, in specie per una classe di giovani che parte dalle medie superiori sino all’università, uscire di casa ed andare a scuola. Lo stesso risultato, e con il vantaggio di restare con le pantofole di casa ed in pigiama, si può ottenere restando comodamente seduti di fronte al monitor del proprio computer in “video-lezione”. In un’altra stanza vi potrebbe essere chi è in homeworking, con il teleworking, trasformando l’abitazione in una “succursale” della scuola e del posto di lavoro. Alla fine si esce di casa solo per diporto, per andare in palestra o per incontrarsi con gli amici ed i parenti. Ma di là di altre considerazioni, e volendo restare nell’ambito dell’apprendimento di tipo scolastico, la nostra possibilità di fare una ricerca o un semplice approfondimento di un determinato argomento si amplia a dismisura potendo entrare virtualmente nelle biblioteche nazionali di tutto il mondo, consultare un testo e copiare quella parte che ci interessa e persino tradurlo, se necessario, in tempo reale con quei programmi sofisticati che in pochi secondi possono rendere intelligibile ad un italiano, monolinguista, un libro scritto in giapponese o in altre idiomi.

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