Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La casta degli editori

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2009

il dr Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie sottolinea che: “La libertà di manifestazione del pensiero è una delle principali libertà e diritto fondamentale dell’era moderna. Tanto più se è mirata allo sviluppo socio-economico-culturale della comunità. Questa libertà è riconosciuta da tutte le moderne costituzioni. Ad essa è dedicato l’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, come l’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata dall’Italia con l. 4 agosto 1955, n. 848. L’art. 21 della Costituzione italiana stabilisce che: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Tale libertà è, tra le altre, considerata come corollario dell’articolo 13 della stessa Costituzione della Repubblica italiana, che prevede l’inviolabilità della libertà personale, tanto fisica quanto psichica. L’interpretazione dell’art. 21 dà vita a dei principi: Il diritto di critica e di cronaca, oltre alla libertà di informare e la libertà di essere informati. Il pensiero per essere manifestato ha bisogno di formarsi come merce accessibile a tutti, quindi essere pubblicato e distribuito”. Oggi questo diritto, per Antonio Giangrande è messo in discussione in quanto l’informazione è, di fatto, filtrata dagli editori i quali assegnano una scala di priorità alla notizia che denota più un interesse commerciale che culturale e d’opinione. Se poi si considera la produzione saggistica, letteraria e quanto altro la maglia del filtro è ancora più stretta poiché l’elaborato è sottoposto al giudizio insindacabile dell’editore in base a requisiti che prescindono dal valore intrinseco dell’opera ma ne valutano solo la commercialibità che è, ovviamente, suddita alla notorietà dell’autore e alla sua capacità di attirare l’attenzione del grosso pubblico per altri meriti. Ne consegue che per Giangrande: “L’autore autoprodotto non ha benefici, né sovvenzionamenti, né visibilità. L’editoria, è quindi un’attività economica privata, ha finanziamenti pubblici e pubblicitari, benefici postali, regime speciale IVA, sostegno dei media e delle istituzioni” ma solo per porsi al servizio di un certo tipo di autore. Ne consegue che “è impossibile essere invitati o premiati a manifestazioni culturali, se non si è tutorati da qualche editore, pur avendo scritto un capolavoro. Spesso gli editori sono proprietari di testate d’informazione o di emittenti radiotelevisive, quindi si parla dell’opera o dell’autore solo se si fa parte dell’entourage. Inoltre per poter pubblicare un articolo d’informazione si è costretti a far parte di un’altra casta: quella dei giornalisti”. E ancora osserva Giangrande: “C’è da dire che non tutti gli editori sono parigrado. C’è prevaricazione dei più forti a danno dei più deboli. Alcuni di loro, operanti nel campo radiotelevisivo, sono vittime di tentativi di acquisizione illegale delle frequenze assegnatele, con mancanza di tutela reale. Qualcuno spera che le opportunità tecnologiche, social network o blog, superino la censura mediatica. Poveri illusi. Non basta una piattaforma d’elite, chiusa ed autoreferenziale, con tecnologie non accessibili alla massa, oltretutto soggetta a sequestro ed ad oscuramento giudiziario. Nulla, oggi, per arrivare a tutti, può soppiantare un buon articolo, un buon libro, una buona canzone, un buon film, o una buona trasmissione radiotelevisiva. In conclusione. Con questo sistema si può ben dire che il libero pensiero, pur lecito e meritevole di attenzione, è tale solo quando è chiuso in una mente destinata all’oblio, altrimenti deve essere per forza conformato al sistema: quindi non più libero”. http://www.controtuttelemafie.it

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