Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

I politici e gli “scheletri nell’armadio”

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2009

Editoriale fidest. Potremmo iniziare e concludere: siamo tutti peccatori. Forse c’è qualcuno più impenitente degli altri, ma ciò non sposta il problema. Ma i peccati, si sa, si possono al massimo esternare al confessore o, al più, al proprio legale di fiducia ma non certo renderli di pubblico dominio. Non ho mai pensato che il mio vicino di casa potesse dirmi: “oggi ho portato in casa, in assenza di mia moglie, una prostituta e mi sono divertito. Mi è costato un po’ ma ne valeva la pena. Era uno schianto e giovanissima”. Eppure occhi spioni hanno notato un certo tramestio e hanno trovato il modo di farlo sapere in giro. Ho pensato: meno male che non è un uomo “pubblico” nel senso che si è dato alla politica o ricopre cariche di “riguardo”. Tutti si sarebbero rivolti a lui con più interesse, con più morbosa attenzione, più giudizi critici frammisti ad una certa “invidia di sottofondo”. Ma se per un malnato disegno del destino questo stesso vicino fosse diventato famoso non credo che quell’episodio boccaccesco della sua vita sarebbe rimasto a lungo sotto silenzio. Ora se analizziamo la situazione ci rendiamo conto che il fatto è avvenuto ma che non vi sono prove per dimostrarlo, ma anche se lo fosse significa anche che rientra nella sfera personale  e se vi è qualcuno che potrebbe adontarsi è la moglie o qualche stretto familiare. Ma se la moglie lo mette in “piazza” avremmo un pettegolezzo in più nel condominio, se parliamo di un uomo qualunque, o di un trafiletto in più tra la cronaca scandalistica dei giornali. Ora facciamo un altro passo avanti. L’uomo pubblico o privato che sia si pente e va dal confessore e ne ottiene l’assoluzione. Per la Chiesa è redento. Per la giustizia è solo una “lite familiare” da trattare nelle opportune sedi se le parti lo richiedono, ma “sputtanarlo” in pubblico che senso ha? Potrebbe essere solo un modo per dimostrare che manca di coerenza allorché si dichiara moralista e non lo è. Che è un bugiardo per convenienza e che se si comincia a mentire dove potranno finire le sue menzogne? Ma per la politica il lessico è diverso: non si dice ha mentito ma semplicemente “non ha mantenuto le promesse”. E l’interessato potrebbe giustificarsi in mille modi tra il negare di averle fatte, di averle formulate a certe condizioni, che i tempi sono mutati, ecc. Alla fine quale potrebbe essere la morale? E’ che dobbiamo restituire alla politica il suo ruolo originario e alla gente di mettere da parte i rotocalchi scandalistici quando si parla di politica e di vederla solo come un modo per risolvere i problemi esistenziali, il modo come conciliarli con gli opposti interessi e come si può vivere avendo più senso dello stato e meno quello da “alcova da brivido”. Se avessimo fatto così sin dall’inizio forse la politica si sarebbe trasformata in un campicello un po’ arido per i fanatici di emozioni forti ma, per contro, anche più seria e propositiva. Ma tutto questo accade perché gli italiani sono stanchi della politica dei maneggioni, dei “furbastri” e finiscono con il fare di tutta l’erba un fascio. Ma vi è un rimedio. Non lasciamo che la politica la facciano gli altri. Cominciamo a renderci conto che la politica non è qualcosa di estraneo ma fa parte integrante della nostra vita, entra nella sfera familiare e può condizionarla in tanti modi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it

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