Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

“Io eretico dell’antimafia”

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

Ho letto il libro di padre Giacomo Ribaudo “Io eretico dell’antimafia” (lettere e decaloghi) edito con i tipi dei “I quaderni CNTN”. Sono 190 pagine di lettere e decaloghi che l’autore ha scelto estrapolandoli dalla sua intensa attività pastorale. E’ parroco alla “Magione”, uno dei quartieri più a rischio malavitoso di Palermo. Uomo di grande carisma e dalla penna facile non si è sottratto alle provocazioni e ha cercato di governarle con la forza della fede e la sua incrollabile fiducia per la gente. E’ stato il “frutto” di una intuizione del cardinale Pappalardo che lo ha chiamato a ricoprire numerosi incarichi e in primis collaborando alla sua segreteria. Ha avuto, in tal modo, l’opportunità di spaziare nel mondo ecclesiastico e laico di una città, come Palermo, dove se non è facile viverci lo è ancora di più dove il degrado genera sfiducia nelle istituzioni e i giovani sono messi duramente alla prova dalle condizioni ambientali in cui sono nati e continuano a vivere. Forse, suo malgrado, padre Ribaudo è diventato parroco di frontiera ma non si è sottratto alla nuova sfida che gli è stata indicata. Per tracciare una stringata sintesi del suo impegno mi richiamo a quanto è stato scritto: “In tutte le sue opere si coglie l’esperienza palpitante della sua vita durante la quale, tra gioie e dolori, ha coltivato sempre, con un unico spirito, due grandi amori, Dio e l’uomo all’interno di due grandi spazi, la Chiesa e il mondo”. Non potendo dilungarmi a lungo, per ragioni di spazio, sul libro di padre Ribaudo, vorrei soffermarmi solo sull’espressione “mondo migliore” che egli ha citato in alcuni suoi scritti, per una riflessione di merito. Mi sono chiesto: “mondo migliore?” Non suppone, forse, che già ci troviamo in buona posizione e puntiamo solo a dargli un tocco di stile? Diciamo, piuttosto, che potrebbe essere una chiave di lettura sulla reale condizione del genere umano combattuto tra la ricchezza di pochi e la miseria di molti. Gli uni non solo non intendono rinunciare alla loro area di benessere ma cercano di ampliarla sempre di più e gli altri rischiano maggiormente d’essere schiacciati da questa invadenza. E tale condizione attraversa, in uguale misura, le città dell’opulenza e le bidonville delle metropoli del terzo mondo. Al cospetto di questo scontro epocale cosa si può invocare se non un “mondo migliore” dove nasca la consapevolezza per chi ha il di più che il gioco non rende la candela al cospetto di una giustizia che si richiama ai grandi valori e ci porta sulla via di Damasco. E’ il convincerci è un atto di fede. E’ “quel mondo migliore” che va alla ricerca di esempi e di insegnamenti, di apostoli e di discepoli. (A.R.)

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