Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il mistero che ci circonda e le certezze che ci sfuggono

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

(Edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Un al di là che non è morte, non è il nulla, ma l’inizio, da una fine. Il resto è strettamente personale. Egli ha guardato dentro la mia vita, è andato oltre il presente e mi ha parlato degli anni che ancora avrei dovuto vivere prima che si compiesse la naturale conclusione. Anni per i quali il mio unico destino era quello dello “osservatore.” Guardare e riferire. Ma a chi? Qui sta il vero aspetto della questione. Il nonno della mia storia infinita ha guardato ed ha riferito ai suoi nipoti e a quelli degli altri nonni, fatti e circostanze ammantate di storie ora piacevoli ed ora mescolate a dosi di fantasia come si conviene, ad esempio, ad un bimbo che deve prendere una purga amara e stomachevole come l’olio di ricino e gli si promette in premio una cioccolata, o un dolce. Il vecchio ha “osservato” ed ha riferito, quindi, a quelle che saranno le future generazioni. Ma vi è anche un altro modo di riferire più spirituale ed intimo. Pensiamo a chi ha commesso un peccato e si confessa o è la sua anima che si confessa con se stessa e gli effetti si evidenziano con il rimorso. Vi sono anche altri due modi d’utilizzare il ruolo dell’osservatore. Nel primo caso è colui che funge da residente in un dato luogo e s’imbatte in un viaggiatore che si rivolge a lui per chiedergli alcune informazioni sul posto dove si trova e quale strada debba percorrere per raggiungere la sua meta. Nel secondo, l’osservatore, da morto, lascia una sorta di “scatola nera” nella quale sono riassunte le notizie più importanti da affidare a chi s’impegna al recupero dell’oggetto. Questo “dialogo” verso un qualcosa che noi non riusciamo a definire razionalmente e che solo in particolari circostanze ne ammettiamo la possibilità, come il caso di Gesù che si rivolse al Padre nell’intento di respingere l’amaro contenuto del calice che gli era stato offerto o di bimbi che si intrattengono con una “misteriosa signora” a Lourdes o a Fatima, non è facile d’accettare. Eppure non vi è secolo, dalle origini dell’essere umano ad oggi, che non si riportano notizie di persone che parlano o incon-trano o sono folgorate da segni evidenti (pensiamo alle stimmate) da “entità” che non appartengono al nostro mondo e che per professione di fede noi definiamo santi, angeli, beati. La stessa mitologia greca ci ha abituato a convivere con divinità che comparivano e scomparivano o cambiavano forma di continuo. Vi sono persino particolari forme di pazzia che lasciano intravedere individui in realtà inesistenti ma che la mente “costruisce” con dovizia di particolari. Possiamo dire, in buona sostanza, che è tanta l’insicurezza che noi abbiamo sulla ragione ultima che ci fa vivere e morire, che spesso confondiamo il reale dal fantastico ed in tal modo corriamo il rischio di cancellare i segni autentici da quelle fasulli e devianti. D’altra parte non è facile accettare quanto di cattivo e di perverso è in noi allorché siamo gli artefici di tanti mali, mentre su un diverso versante la scienza incomincia ad indicarci percorsi di tutt’altra natura come corpi celesti che viaggiano alla velocità della luce o la superano, dove persino dei fenomeni esoterici possono trovare una spiegazione logica ed essere inquadrati in facoltà paranormali di cui taluni soggetti sono dotati sia pure inconsapevolmente. E’ che della vita sappiamo ancora pochissimo e di ciò che ci attende, ammesso che vi sia un dopo, di là della vita ancora meno. Ma l’osservatore non può dubitare che vi sia qualcuno ad attenderci per traghettarci sull’altra sponda e che vi sia qualcuno ad attendere da noi un messaggio più aperto alla fede, alla giustizia e alla solidarietà per permetterci di riscattare le nostre debolezze e a rigenerare quel gesto d’amore che sembra essersi smarrito nella notte dei tempi.

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