Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Niente di personale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Editoriale fidest. Vorrei mettermi nei pensieri, ma solo per un momento, di quelli che ogni giorno devono inventarsi, l’idea vincente per attrarre l’attenzione dei media per il loro capo. E’ un lavoro improbo e non è infrequente che la trovata diventi infelice o faccia scattare una imprevedibile reazione a catena dagli effetti non certo esaltanti per chi l’ha promossa. Questo discorso non vale solo per i politici ma anche per molte altre categorie di personalità che per il ruolo che svolgono hanno come interfaccia il grosso pubblico. In tutto questo bailamme ai “furori” degli uni si contrappongono, inevitabilmente quelli delle vittime costrette alla difensiva, ma alla fine questa “bolla accusatoria” si sgonfia da sola perché non sono le persone come tali ad essere colpite ma ciò che rappresentano. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello di Dino Boffo e al suo accusatore rappresentato da Feltri e il suo “Giornale”. Il primo, con le dimissioni da direttore del quotidiano cattolico ha in pratica sgonfiato il castello accusatorio nei suoi confronti. Non è più il caso di parlarne perché non era Boffo come persona ad essere trafitto ma ciò che rappresentava. Vi è stato, quindi, un problema a monte che il capo ha individuato e che ha opportunamente esternato ai suoi collaboratori che devono essersi messi rapidamente al lavoro per affrontarlo e gestirlo nei migliore dei modi. Così, per quanto è dato di sapere, lo spunto è venuto da una lettera anonima che circolava negli ambienti “bene” dei cattolici sul conto di Boffo per screditarlo. Si trattava di un misto tra verità e menzogna, calibrate opportunamente. Ma chi era il vero bersaglio? Nella fattispecie potremmo dire che si è trattato di una sorta di avvertimento. E il ragionamento potrebbe essere stato questo: voi raccattate la “spazzatura”? E io ve la rimando con gli interessi. E il povero Boffo si è ritrovato tra l’incudine e il martello. Ma questi giochetti fatti di calunnie, insinuazioni, sospetti, creati spesso ad arte per lanciare segnali ambigui e in linguaggi cifrati sono l’aspetto più significativo di una decadenza dei costumi che il palazzo non dovrebbe raccogliere per darsi una visibilità, i media dovrebbero ignorare e la gente evitare di seguire con tanta curiosità. Ma ci confessa un editore: è impossibile non tener conto di tali provocazioni. Diventano un grosso affare poiché fanno aumentare la tiratura dei giornali e attraggono pubblicità. E le vittime? Sono solo un danno collaterale, inevitabili ma “niente di personale” (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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