Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 7 settembre 2009

Miss Italia e i vini

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Saranno oltre 100 le etichette di vino esposte nella Cantina di Miss Italia, allestita nella Taverna Rossa del pala congressi di Salsomaggiore.  Una trentina i produttori che partecipano alla Cantina, con circa tre vini a testa. E ogni giorno sarà possibile degustare uno spumante diverso grazie a Bisol, prestigioso marchio del made in Italy che metterà a disposizione ben 8 prodotti d’eccellenza.  Intanto stanno per arrivare le 15 donne sommelier che somministreranno vini e bevande agli ospiti delle serate. Indosseranno il grembiule di Maestrodivino, il brand di Fausto Borella che cura l’organizzazione dell’intero evento. “Per diventare sommelier – spiega Borella – occorre superare un corso articolato in 3 livelli che, partendo dalla vinificazione e passando per la conoscenza dei vini italiani e internazionali, culmina con l’abbinamento tra vini e pietanze”. Curiosità in numeri: per servire il cibo si utilizzeranno 600 piatti, mentre per il vino saranno disponibili 1000 bicchieri serigrafati con il logo dei 70 anni di Miss Italia. Piatti e bicchieri saranno forniti gratuitamente da Bormioli Rocco, azienda italiana leader del settore.  In sala e nelle cucine lavoreranno 10 allievi dell’Istituto Alberghiero “Antonello” di Messina.Ogni giorno l’associazione “Città del Pane”, di Altopascio, fornirà un pane italiano diverso.

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VI Congresso europeo di Medicina tropicale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Verona, Palazzo della Gran Guardia, fino al 10 settembre 2009. Lunedì 7 settembre alle ore 20.30, presso l’Auditorium della Gran Guardia, Gad Lerner animerà un dibattito su “Diritto alla salute o obbligo di malattia?  L’accesso alla salute, dal Sud del mondo all’immigrazione”.  Molti italiani ignorano che, paradossalmente, proprio nei Paesi più poveri le cure mediche sono a pagamento e spesso la scelta in caso di malattia è tra la morte per mancanza di risorse e la totale rovina economica della famiglia. Questo non è forse l’ultimo tra i motivi che spingono tanti disperati ad emigrare. L’Italia e l’Europa hanno una lunga tradizione nel considerare la salute un diritto fondamentale. Che risposte diamo?   Interverranno, fra gli altri, Flavio Tosi, Sindaco di Verona, Raffaella Ravinetto, presidente di Medici senza Frontiere, Joe Cohen (“padre” del vaccino antimalarico GSK), che discuterà delle responsabilità delle case farmaceutiche.

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L’influenza della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Lettera al direttore. Coloro che, al tempo in cui si affrontavano temi come la fecondazione assistita, oppure il riconoscimento delle coppie di fatto,  ed ultimamente quello della interruzione delle cure per Eluana Englaro, ritennero che la posizione della Chiesa influisse sugli uomini politici italiani, oggi, alla luce delle vicende riguardanti il respingimento dei barconi dei disperati provenienti dall’Africa, dovrebbero ricredersi, o perlomeno ammettere che l’influenza della Chiesa è alquanto blanda, relativa. La Chiesa, infatti, ha espresso la sua disapprovazione, ma è rimasta inascoltata. Certo, non è arrivata a parlare esplicitamente agli uomini politici, come fece ad esempio quando temeva fossero riconosciute legalmente le unioni tra persone omosessuali, ed uscì il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (28 marzo 2003), approvato da Giovanni Paolo II e firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, nel quale era scritto: “Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge”. Non ha parlato in tal modo, e forse è giusto non l’abbia fatto giacché sarebbe vera e propria ingerenza, però ha fatto sentire chiaramente la sua voce, così come l’ha fatta sentire a proposito delle vicende recentissime riguardanti i comportamenti non esemplari del Cavaliere, nonché le bassezze cui è arrivato un giornalista.  Voce assolutamente inascoltata. Deduzione: gli uomini politici italiani seguono le indicazione della Chiesa non secondo coscienza ma secondo convenienza. Qualora non si perdano consensi, o meglio ci sia la possibilità di guadagnarne, conviene schierarsi dalla parte della Chiesa. Altrimenti essa diventa solo un ostacolo da combattere o da ignorare.  (Renato Pierri)

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Questura di Cagliari, carenza cronica di personale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

“Non possiamo che fare un plauso, da uomini di legge, all’iniziativa che il governo ha preso in questi giorni, in merito alla regolarizzazioni di colf e badanti. E’ un primo passo – dice Giuseppe Pilichi, Segretario Generale Provinciale del Coisp – per mettere ordine in un campo che troppo spesso è stato terra di repressione e non di prevenzione”.  “Ciò che ci stupisce però – continua Pilichi – è che nei numerosi documenti stilati, nelle trattative avviate, nelle Istituzioni coinvolte, manchi un qualsiasi riferimento alle Questure, come se queste, appunto, siano avulse dal meccanismo burocratico che le esigenze di regolarizzazione delle persone extracomunitarie comporteranno”. “Non abbiamo ben capito – dice ancora Pilichi – come sia accaduto che l’anello più importante della catena, perché quello di congiunzione, quali sono appunto le Questure d’Italia, sia stato praticamente ignorato. Dimenticando il fatto che alla fine saranno gli uffici della Polizia di Stato che dovranno rilasciare 800.000 titoli si soggiorno elettronico”!  “Non una sola parola è stata spesa sulle difficoltà che potrebbero incontrare i Questori ed i loro collaboratori dell’Immigrazione (ma sappiano che sarebbe meglio dire incontreranno….) nell’espletamento di un compito che diventa gravoso nei numeri, ancor di più se si tiene conto dei tagli, in termini di risorse umane e finanziarie, che il Governo ha operato nel comparto sicurezza”. “Sfugge infatti a qualcuno – conclude Pilichi – che si parla di 800.000 rilievi foto-dattiloscopici da effettuare trattandosi di primi rilasci, più 800.000 rilevazioni impronte con lo Spaid per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico e 800.000 consegne (si chiama attivazione e consegna per gli addetti ai lavori) del PSE: un totale quindi di 3.200.000 contatti in più fra utenti e Questure d’Italia, i nostri più stretti colleghi potrebbero rispondere “usi obbedir tacendo, e tacendo mori” (usi obbedir tacendo e tacendo anche morir”), ma nella circostanza ci sentiamo di dire “ad impossibilia nemo tenetur”. (nessuno è tenuto a fare cose impossibili”.) e gli uffici immigrazioni delle questure nelle condizioni in cui si trovano – conclude Pilichi – non potranno mai smaltire la mole di lavoro che verrà affidata a loro, Cagliari compresa, non foss’altro che a causa del lungimirante piano di razionalizzazione delle risorse umane, l’organico di quell’Ufficio è stato ridotto ad una decina di unità, con una mole di lavoro che negli anni, per contro, è triplicata e nemmeno agevolata dalle complesse procedure di regolarizzazione”.

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Le possibili implicazioni per la stabilità finanziaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Nel valutare i possibili effetti del processo di consolidamento e dello sviluppo di conglomerati finanziari sulla stabilità complessiva del sistema finanziario, occorre prendere in considerazione due aspetti principali: l’impatto sul profilo di rischio delle istituzioni stesse; l’impatto sul profilo di rischio del settore finanziario nel suo complesso. I rischi o le perdite in un settore di attività tendono a essere compensati dai profili in altri settori non connessi al primo.  Pertanto, una concentrazione più elevata, che può riflettere, anche se non necessariamente, un contesto meno concorrenziale, può accompagnarsi ad una riduzione del rischio per le singole banche. Tuttavia la creazione di conglomerati può porre di per sé problemi specifici: in particolare, le strutture di gruppo complesse possono essere più difficili da gestire, meno trasparenti e più facilmente soggette a conflitti di interesse e ad arbitraggio normativo. E’ difficile misurare l’effetto netto complessivo perché l’aggregazione di questi rischi è un compito arduo, anche se in teoria la combinazione di diverse attività finanziarie in un’unica istituzione permette di conseguire economie di scopo nella gestione del rischio. E’ evidente che l’importanza sistemica di una banca o di un conglomerato cresce in proporzione alle sue dimensioni e al suo raggio d’azione attraverso mercati e confini geografici; è chiaro anche che le grandi banche o i conglomerati aumentano la propria capacità di tenuta a fronte di shock specifici a determinanti settori o attività (idiosincratici) con l’aumentare delle loro dimensioni e del loro campo d’azione.  Tuttavia, l’eventuale fallimento di una grande istituzione finanziaria potrebbe avere un impatto maggiore e geograficamente più esteso ed interessare più campi di attività. Per illustrare questo punto si consideri un esempio estremo. Se un unico soggetto offre servizi finanziari in diversi settori, la sua gestione del rischio diventa di fatto quella dell’intero comparto, con tutti i suoi vantaggi e svantaggi. Se uno shock sufficientemente esteso colpisce questo importante gruppo finanziario e ne determina l’insolvenza, ciò si traduce di fatto in un problema sistemico. Resta da chiarire, tuttavia, se lo stesso shock si sarebbe diffuso in un sistema con istituzioni più piccole e con profili diversi una dall’altra.  In qualche misura, questi problemi sistemici possono essere compensati se il numero più contenuto di grandi istituzioni agevola il monitoraggio dei rischi da parte delle autorità di vigilanza o delle controparti. (fonte B.I.)

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Rifiuti: distribuiti 50.000 moduli di rimborso Iva

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Roma. Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani annuncia che sono stati distribuiti, nel corso di Fisco Tour 2009, i primi 50.000 moduli per l’istanza di rimborso dell’IVA pari al 10% pagata sulla tassa igiene ambientale TIA, meglio nota come tassa sui rifiuti, in soli 7 giorni. Al centro dell’iniziativa legale è l’annosa questione legata alle recente sentenza n. 238/09 della Corte Costituzionale che ha sancito il diritto al rimborso dell’IVA pagata sulla tassa rifiuti in quanto la T.I.A. è una tassa e pertanto sulla stessa non può essere applicata l’I.V.A.. Ad oggi, basando la stima sulle medie tariffarie registrate nell’ultimo rapporto governativo sui rifiuti è possibile dedurre che tra famiglie e imprese la partita sui rimborsi viaggi intorno ai 200 milioni l’anno. Per le famiglie il rimborso è medio è di circa 360 euro, mentre per le imprese ammonta a circa 3.750 euro. Per il presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani, Vittorio Carlomagno, il rimborso come sancito dalla Corte Costituzionale va erogato, entro 30 giorni dal ricevimento della istanza di rimborso, in un’unica soluzione. Il modulo per l’istanza di rimborso (mod. IRT), disponibile sul sito http://www.contribuenti.it , deve essere presentato entro le ore 10 del 30 settembre 2009 a “Lo Sportello del Contribuente” della propria città, per non pregiudicare i diritti acquisiti.

Ringraziamo la nostra lettrice Stefania per la segnalazione; per avere il modulo e poterlo direttamente stampare senza alcuna iscrizione/spesa, cliccate qui: Modello rimborso altroconsumo
Di recente abbiamo avuto anche un’altra comunicazione: IVA su TARSU La cassazione ha stabilito che la tassa dei rifiuti è di fatto una tassa e non una tariffa; di conseguenza hanno applicato l’iva su un importo dove non doveva essere applicata in quanto appunto “tassa”. Pertanto tutti gli utenti hanno diritto al rimborso del 10% dei 10 anni retroattivi, inoltre controllando sul sito “federconsumatori” si evince che chi richiede il rimborso (che come al solito arriverà, lentamente ma arriverà) bloccherà di fatto l’iva sulle prossime fatture. Chi non lo fa si troverà a continuare a pagare tutto come prima perché, come capita solo in Italia, gente come anziani o fasce inferiori che non sanno i loro diritti non ne usufruiscono “in automatico”, ma solo se se ne accorgono e fanno richiesta. Pertanto vi allego il modulo che contiene le spiegazioni per la compilazione, anche in formato word se volete compilarlo direttamente a video. Visitate anche questo sito http://www.consulenza-ricorsi.com/tarsu-tassa-rifiuti-ricorso-rimborso-iva/ Abbiamo ora un altro seguito: qui

Ora ci pensa anche il Parlamento a vanificare un diritto: La sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito in modo inequivocabile che la Tia, tariffa di igiene ambientale, è una tassa e come tale non vi va applicata alcuna maggiorazione del 10% di Iva. La questione riguarda in prevalenza le regioni del Centro Nord dove in questi ultimi anni si è passati dalla “tassa” rifiuti alla “tariffa”, con un aggravio dell’Iva a carico delle famiglie. Considerato mediamente un costo di 150-200 euro l’anno di tassa rifiuti – dichiara Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum – il credito accumulato dalle famiglie nei confronti dell’erario oscilla fra i 70 e i 150 euro. Complessivamente è stato stimato che l’Iva da restituire alle famiglie è di circa 1 miliardo. Tutte le pressioni esercitate per ottenere la restituzione di quanto pagato e non dovuto dalle famiglie sono state vane. Ancora una volta assistiamo ad un film già visto: quando c’è in ballo la restituzione di crediti a favore delle famiglie (v. telefonia e assicurazioni), il legislatore corre subito ai ripari per annullarli. Un film che rischia di ripetersi ancora oggi, poiché alla Commissione Finanze e alla Commissione Attività Produttive sono stai presentati da parte del deputato PDL e assessore al bilancio del comune di Roma, Maurizio Di Leo, emendamenti per azzerare questo credito nei confronti delle famiglie. Adiconsum – prosegue Paolo Landi – esprime la propria contrarietà a questo emendamento e invita il Parlamento a trovare formule alternative che prevedano comunque la restituzione alle famiglie, anche, ad es., attraverso la compensazione nella Dichiarazione dei redditi.Abbiamo un altro seguito: qui

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Cultura tra passato e presente

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Editoriale fidest. Esiste un problema di ordine culturale e psicologico non meno grave dei problemi posti dallo sviluppo della scienza contemporanea e della critica storica. Il dramma del nostro presente sta tutto qui con giovani che non riescono più a volgere lo sguardo al passato ma che si crogiolano con il loro presente e persino negando un ruolo chiave al loro futuro. Vivere e godere i frutti del presente sembra essere una parola d’ordine che ha un suo innegabile fascino. Con ciò si vogliono spezzare i legami con un passato e disconoscerne il suo primato nella continuità, prima ancora che nella tradizione, per affermare quei valori deformanti del capitalismo e del consumismo che rendono, in pratica, più aspri e conflittuali i rapporti non solo generazionali ma di vita in comune. Ci riferiamo, nello specifico, a quei giovani dell’abbandono scolastico, che si stordiscono con le droghe leggere o pesanti che siano, che si abbandonano a gesti teppistici, a violenze di genere. Cosa essi possono sapere della cultura moderna, delle libertà civili, degli ordinamenti democratici? E’ un ritorno all’analfabetismo di nuova formulazione che non si identifica con il non saper scrivere e leggere ma nel non conoscere o riconoscere i sentimenti che sono generati da un vivere comune fondato su determinati valori che trovano la loro continuità dal passato proprio perché non sanno di vecchio ma semmai di eterno. Sono deformazioni che i giovani se le portano nel loro Dna non sapendo più distinguere un evento sportivo sano ad uno deformato dalla violenza e dal teppismo, dall’istruzione come base per una ricerca sistematica del sapere a vantaggio di una devianza aberrante degli stessi insegnamenti. E’ una strada che si trasforma in un vicolo cieco al di là del quale non vi sono sbocchi possibili. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I rischi della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Scrivevamo qualche anno fa che “Il clima di fiducia nei confronti dello Stato e delle sue diramazioni è, in Italia, molto basso”. E citavamo al riguardo “i più recenti dati dell’Itanes. Da allora ad oggi abbiamo motivo di credere che sono rimasti quali li avevamo lasciati: “soltanto il 24% degli intervistati risponde che “ci si può fidare della maggior parte della gente”. Mentre addirittura il 74% afferma che “non si è mai abbastanza prudenti con la gente”. Inoltre emerge che soltanto il 18,7% degli italiani era iscritto ai sindacati, associazioni di categoria e movimenti, il 20,4% vi era stato iscritto in passato. Infine il 61% degli italiani non era mai stato iscritto né ai sindacati, né ad associazioni di categoria, né a partiti  o movimenti. Già al suo tempo Tocqueville (La democrazia in America, Parigi 1895) aveva avvertito dei rischi di un regime democratico nella crisi di ogni nesso connettivo all’interno della società e tale da spingere verso l’individualismo affermando in proposito che “… un sentimento ponderato e pacifico, che dispone ogni cittadino ad isolarsi dalla massa dei suoi simili, a ritirarsi in disparte con la sua famiglia ed i suoi amici; così che dopo essersi creata una piccola società a proprio uso, abbandona volentieri la grande società a se stessa.” Ed aggiungeva Ibidem : “Se i cittadini continuano a chiudersi sempre più strettamente nella cerchia dei piccoli interessi familiari e ad agitarvisi dentro senza requie, c’è da temere che finiscano con il diventare  come inaccessibili a quelle grandi e potenti emozioni, che travagliano i popoli, ma che pure li sviluppano e li rinnovano….. si pensa che le società nuove cambino continuamente fisionomia; e, io, invece, temo che finiscano per rimanere troppo fisse nelle stesse istituzioni, negli stessi pregiudizi, nelle stesse abitudini, in modo tale che il genere umano si fermi e si limiti; che lo spirito di spieghi e si ripieghi eternamente su se stesso, senza produrre idee nuove; che l’uomo di esaurisca in piccoli moti solitari e sterili, e che, pur agitandosi senza posa, l’umanità non avanzi più.”

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Il partito dei pensionati

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Tutte le volte che giungono in redazione i comunicati provenienti dal “mondo dei pensionati” si avverte il senso del loro limite alla crescita. Essi sembrano accettare di buon grado la condizione dei loro iscritti ed elettori che tendono a restare fermi nelle loro posizioni sociali ed economiche senza per nulla cercare altre possibilità. Noi siamo al cospetto, è bene non dimenticarlo, di una società che tende a risolvere con soluzioni innovative i vecchi problemi e di farlo ingaggiando con il tempo una corsa ad ostacoli. Ci chiediamo, ad esempio, che senso può avere oggi dichiarare che a 60 o a 65 si debba andare in pensione se sull’altro versante della ricerca biomedica si parla sempre più diffusamente di un allungamento della speranza di vita e si fissano, persino, nuovi limiti verso i 120 anni di età. Ciò non vuol dire, ovviamente, spostare automaticamente l’età pensionabile di 5 o anche dieci anni dagli attuali limiti. Significa, invece, capire il grado di utilità sociale che oggi il “pensionato giovani” può offrire per coprire quei servizi che le comunità disattende o assolve male. Pensiamo alla “sorveglianza passiva” dei plessi scolastici, dei giardini pubblici, delle strade, degli uffici postali, ecc. Pensiamo anche ai lavori sedentari o di assistenza sociale per i più disagiati, per gli handicappati, per i malati cronici. Una società che sa essere operosa e capace di offrire una opportunità a chi è disponibile a farlo secondo le proprie tendenze e capacità fisiche, diventa una società ricca di contenuti e foriera di risultati significativi. Pensiamo alla giustizia. Si dice che non funziona perché mancano magistrati, cancellieri, dattilografi, uscieri. Diciamo che essa può disporre  tra i pensionati di elementi validissimi per compiti sia pure resi in part-time per colmare tali lacune a certi livelli di giudizio e di lavoro e permettere a chi è giovane di poter meglio dedicare il proprio tempo per affrontare problematiche più complesse e giudizi più elaborati. Ma di là degli esempi che potrebbero essere fatti oltre quelli indicati, resta il fatto che la nostra società si rivela impreparata ad accogliere quelle “energie residue” con l’intelligenza e la lungimiranza che la dovrebbe distinguere. Ed un partito dei pensionati una riflessione del genere dovrebbe incominciare a farla per dare risposte più chiare al futuro che attende i giovani ma che dagli anziani potrebbe averne un ausilio di gran lunga superiore alle attuali aspettative.

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L’Italia alle prese con la «recessione»

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Fattori esogeni ed endogeni si sono sommati per rendere l’economia italiana in condizioni di estrema fragilità. Fatturato, ordini e produzione sono diminuiti soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento, delle pelli e calzature e dell’automobile. Il clima di fiducia delle famiglie ha risentito delle incertezze congiunturali ed occupazionali e delle prospettive di tagli alla spesa sanitaria e pensionistica. Solo quelle imprese che hanno compresso prezzi e margini di profitto sono riuscite a mantenere quasi intatte le proprie quote di mercato. In tal modo sono stati neutralizzati sia la forza dell’euro sia i rincari del greggio e delle materie prime. I settori maggiormente danneggiati sono risultati il tessile-abbigliamento, le pelli ed il cuoio, la meccanica ed i mobili in legno. Le previsioni più autorevoli compresa quella recente dell’Ocse stimano nell’immediato futuro un tasso di crescita modestissimo. E’ previsto, altresì, un ulteriore deterioramento della bilancia commerciale per l’aumentato peso della bolletta energetica. Un’altra nota dolente sono i conti pubblici che stanno diventando sempre più fuori controllo.Fattori esogeni ed endogeni si sono sommati per rendere l’economia italiana in condizioni di estrema fragilità. Fatturato, ordini e produzione sono diminuiti soprattutto nei settori del tessile-abbigliamento, delle pelli e calzature e dell’automobile. Il clima di fiducia delle famiglie ha risentito delle incertezze congiunturali ed occupazionali e delle prospettive di tagli alla spesa sanitaria e pensionistica. Solo quelle imprese che hanno compresso prezzi e margini di profitto sono riuscite a mantenere quasi intatte le proprie quote di mercato. In tal modo sono stati neutralizzati sia la forza dell’euro sia i rincari del greggio e delle materie prime. I settori maggiormente danneggiati sono risultati il tessile-abbigliamento, le pelli ed il cuoio, la meccanica ed i mobili in legno. Le previsioni più autorevoli compresa quella recente dell’Ocse stimano nell’immediato futuro un tasso di crescita modestissimo. E’ previsto, altresì, un ulteriore deterioramento della bilancia commerciale per l’aumentato peso della bolletta energetica. Un’altra nota dolente sono i conti pubblici che stanno diventando sempre più fuori controllo.

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Per non dimenticare

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

11 settembre 2001 – 11 settembre 2009. Promemoria per le vittime dell’11 settembre 2001. Il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha voluto rinnovare quel ricordo, già presente in un’aiuola a Porta Capena, con un cipresso e una targa. Durante il suo viaggio a New York aveva annunciato l’iniziativa, poi realizzata dalla Sovrintendenza ai beni culturali del Comune di Roma, in collaborazione con il Servizio Giardini. A porta Capena, nella stessa aiuola dove era stato già piantato un cipresso e collocata una targa, sono state posizionate due colonne (a simbolo delle due torri gemelle di New York) omaggio dell’immenso patrimonio culturale della città di Roma contro ogni forma di terrorismo.  Le colonne provengono dalla fontana della Curia Innocenziana (Piazza di Montecitorio). Due colonne che erano depositate nel magazzino di Viale Aventino e che ora svettano a testimoniare la volontà della città di non dimenticare. Le colonne e il cipresso sono state ricomposte, attraverso una nuova sistemazione dell’aiuola fiorita, in un’unica memoria, sottolineata da un pensiero di George Santayana, filosofo, poeta e scrittore statunitense, nato a  Madrid nel 1863 e morto nel 1952 a Roma, dove si trasferisce dopo la prima guerra mondiale. “coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo” Il pensiero di Santayana riassume perfettamente il senso di questo segnalibro esistenziale, la necessità di non dimenticare il passato affinché la follia di fatti così tragici non si ripeta in futuro. Il prossimo 11 settembre si terrà una cerimonia alla presenza del Sindaco e delle Autorità.

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Verso una moderna visione della Sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

“Le esigue risorse economiche messe a disposizione delle Forze dell’Ordine, sono ulteriormente disperse da anni dalle moltiplicazioni fisiche sul territorio delle Forze di Polizia, dove specialmente i presidi più piccoli non hanno e non avranno mai abbastanza personale per esprimere un’efficace azione di controllo del territorio”, dichiara il Segretario Generale del Coisp Franco Maccari. “Le ultime dichiarazioni rilasciate dal Ministro dell’Interno Maroni in merito al trasferimento dei Carabinieri dalla Difesa al Viminale, sono il primo, timido segnale in tal senso.”  “Apprendiamo quindi con piacere che si stia finalmente intraprendendo un percorso di effettiva razionalizzazione delle risorse disponibili, puntando sul risultato e non sul mantenimento dello status quo che, solo per rispettare le tradizioni dell’Arma, finisce per azzerare i diritti dei Carabinieri, costretti a coprire i buchi di organico con doppi e tripli turni di lavoro”, spiega Maccari.  “I politici che si scagliano contro le ipotesi di unificazione sotto il Ministero dell’Interno dell’Arma dei Carabinieri, dovrebbero invece rispondere alla richiesta di risorse economiche che non bastano ad acquistare la benzina per le auto, il gasolio per il riscaldamento per le caserme e le scuole di Polizia, ai concorsi che non vengono banditi per appianare i deficit di organico, e così via”, insiste Maccari.   “La Polizia di Stato, ricorda Maccari, ha già completato lo smantellamento delle Direzioni Interregionali a favore di una migliore e più efficiente struttura.”  “Ci attendiamo quindi dal Ministro dell’Interno un coraggioso passo avanti nella direzione intrapresa, mentre al Ministro della Difesa abbiamo prenotato una stampella, per sostenerlo moralmente nel mantenimento dell’impegno preso pubblicamente”, conclude ironicamente Maccari.

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No alla centrale atomica in Sicilia

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Come riportato da talune fonti giornalistiche sembrerebbe che il  Ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, abbia espresso il proposito di “stanziare” una centrale nucleare nel territorio della Città siciliana di  Termini Imerese, attualmente sede dello stabilimento SICILFIAT. A seguito di questa “notizia” anche il segretario generale dei metalmeccanici CGIL (Fiom) Gianni Rinaldini ha avvertito l’esigenza di intervenire, nel merito, e, in modo del tutto condivisibile, ha dichiarato, che l’infausta ipotesi ha rideterminato “uno stato di tensione e ulteriore preoccupazione tra i lavoratori dello stabilimento Fiat. La riconversione dall’auto al nucleare non soltanto è sbagliata, ma sarebbe persino paradossale per il futuro del paese”. Sempre a seguito delle succitate indiscrezioni anche il Presidente  Siciliano, Raffaele Lombardo è intervenuto nel merito della questione. Tuttavia il Presidente secondo una prassi ben consolidata si è subito dopo lasciato mano libero e ha sibillinamente aggiunto “Con tutto il rispetto per i tecnici del Ministero delle Attività produttive, abbiamo più volte ribadito le condizioni per la collocazione di centrali nucleari in Sicilia: assoluta sicurezza, notevole convenienza e pronuncia positiva delle popolazioni interessate. “Noi – è detto in un comunicato degli Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu – “Sicilia Indipinnenti”, ribadiamo il nostro NO , senza riserve, sia nel merito che sulla sostanza della proposta di Claudio Scajola. Ricordiamo a chiunque coltivi simili o similari idee che portare il nucleare in Sicilia è un assurdo economico e logico. Dobbiamo rifiutare l’eventuale, ennesima “De-sicilianizzazione avanzata” anche in ambito energetico.

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Niente di personale

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Editoriale fidest. Vorrei mettermi nei pensieri, ma solo per un momento, di quelli che ogni giorno devono inventarsi, l’idea vincente per attrarre l’attenzione dei media per il loro capo. E’ un lavoro improbo e non è infrequente che la trovata diventi infelice o faccia scattare una imprevedibile reazione a catena dagli effetti non certo esaltanti per chi l’ha promossa. Questo discorso non vale solo per i politici ma anche per molte altre categorie di personalità che per il ruolo che svolgono hanno come interfaccia il grosso pubblico. In tutto questo bailamme ai “furori” degli uni si contrappongono, inevitabilmente quelli delle vittime costrette alla difensiva, ma alla fine questa “bolla accusatoria” si sgonfia da sola perché non sono le persone come tali ad essere colpite ma ciò che rappresentano. L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello di Dino Boffo e al suo accusatore rappresentato da Feltri e il suo “Giornale”. Il primo, con le dimissioni da direttore del quotidiano cattolico ha in pratica sgonfiato il castello accusatorio nei suoi confronti. Non è più il caso di parlarne perché non era Boffo come persona ad essere trafitto ma ciò che rappresentava. Vi è stato, quindi, un problema a monte che il capo ha individuato e che ha opportunamente esternato ai suoi collaboratori che devono essersi messi rapidamente al lavoro per affrontarlo e gestirlo nei migliore dei modi. Così, per quanto è dato di sapere, lo spunto è venuto da una lettera anonima che circolava negli ambienti “bene” dei cattolici sul conto di Boffo per screditarlo. Si trattava di un misto tra verità e menzogna, calibrate opportunamente. Ma chi era il vero bersaglio? Nella fattispecie potremmo dire che si è trattato di una sorta di avvertimento. E il ragionamento potrebbe essere stato questo: voi raccattate la “spazzatura”? E io ve la rimando con gli interessi. E il povero Boffo si è ritrovato tra l’incudine e il martello. Ma questi giochetti fatti di calunnie, insinuazioni, sospetti, creati spesso ad arte per lanciare segnali ambigui e in linguaggi cifrati sono l’aspetto più significativo di una decadenza dei costumi che il palazzo non dovrebbe raccogliere per darsi una visibilità, i media dovrebbero ignorare e la gente evitare di seguire con tanta curiosità. Ma ci confessa un editore: è impossibile non tener conto di tali provocazioni. Diventano un grosso affare poiché fanno aumentare la tiratura dei giornali e attraggono pubblicità. E le vittime? Sono solo un danno collaterale, inevitabili ma “niente di personale” (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Gli italiani e l’ipnosi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Tremilioni 200 mila italiani ricorrono all’ipnosi per problemi dell’emotività e del comportamento ed altrettanti per problemi nella vita quotidiana. Un milione 600 mila vi ricorrono invece a causa dei loro vuoti esistenziali. In totale sono dunque 8 milioni gli italiani che ricorrono all’ipnosi. Lo rivela il padre dell’«Ipnosi Dinamica» Stefano Benemeglio, fondatore dell’onlus «Accademia Internazionale “Stefano Benemeglio” delle Discipline Analogiche» (www.accademianalogica.com). A ricorrere all’ipnosi sono soprattutto i quarantenni: il 58% è infatti di età compresa tra i 40 e i 49 anni. In relazione al sesso la metà di coloro che si rivolgono all’ipnosi sono uomini e l’altra metà sono donne. Altro numero rilevante a cui Stefano Benemeglio fa riferimento è quello degli italiani che soffrono di disturbi comportamentali. Secondo il padre dell’«Ipnosi Dinamica» tale numero è pari a 20 milioni. La Psicologia Analogica fondata da Stefano Benemeglio per studiare le leggi e le regole che governano i sistemi mentali dell’individuo, la sua emotività e le chiavi di accesso all’emotività stessa è un metodo di indagine del profondo che si avvale della comunicazione analogica e che si realizza proprio attraverso l’Ipnosi Dinamica. L’obiettivo? «È quello di contribuire allo sviluppo del potenziale umano del singolo individuo e al recupero della qualità della vita» risponde Stefano Benemeglio.
L’onlus Associazione Internazionale delle Discipline Analogiche  (www.accademianalogica.com) si propone quindi di trovare le soluzioni più adeguate alle esigenze e problematiche specifiche nei diversi ambiti della vita di ogni individuo, rendendo possibile una migliore gestione delle relazioni interpersonali di natura privata e professionale. Tra i principali obiettivi, l’Accademia si prefigge di favorire e promuovere la ricerca quale strumento di teorizzazione nei diversi campi di applicazione della Filosofia Analogica come nuova filosofia di vita e fondamento di tutte le discipline analogiche.

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Nel mare dell’insondabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Esistono delle certezze matematiche dalle quali non si può prescindere. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa.  Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche. Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della prece-dente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.”  Ma ora anche la scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia.  Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni. Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte.  Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.”  Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Michelet alla Germania di Wegel e di Marx. Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza della cultura europea, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.” Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tem-po. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un altro aspetto che ci richiama alla cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore.  Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da esso  germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dalla vita. (parte undicesima)

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