Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Il modello italiano di nazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2009

Editoriale fidest. Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”. Ma qual è il modello italiano? Se pensiamo al nostro Risorgimento ci pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati. D’altra parte la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme a quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Ma il ritardo di settanta anni si giungeva a quell’esito aveva nel frattempo privato la nazione dell’apporto delle masse cattoliche e contadine, rendendone deboli le istituzioni liberali. E’ in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale si intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra significativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948 dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi ed i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ed ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista ed il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. Ma la sua evoluzione è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Staremo a vedere nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, ci appare significativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste mentre si stanno approntando i festeggiamenti per i 150 anni dall’unità. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto alle spinte innovative esercitate nel Nord. Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

Una Risposta to “Il modello italiano di nazione”

  1. Rosario Amico Roxas said

    Ma qual è il modello italiano?
    **************

    Oggi non c’è un modello italiano, oggi molto più di ieri o di 150 anni addietro.
    C’è una nazione che non è mai diventata uno Stato e in mancanza di uno Stato non c’è una Patria.
    Così riemerge il regionalismo, il dialetto locale, l’orticello personale, l’interesse privato, l’assenza di solidarietà e di comune senso di appartenenza.

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