Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

VIII edizione de “I Dialoghi di Trani”

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2009

Castello Svevo di Trani fino al 27 settembre 2009 manifestazione che riunisce noti scrittori e personalità del mondo dell’editoria, del giornalismo, della politica e della cultura, della scienza, su temi molto legati al ruolo del cittadino e dell’individuo, al suo protagonismo, alle sue responsabilità. Il tema di quest’anno è “CoScienza e Democrazia”. Beppino Englaro, accompagnato da Paolo Flores d’Arcais, è intervenuto questa mattina alla manifestazione pronunciando un accorato discorso che riassumiamo: “Dobbiamo convivere tra cittadini che, in fatto di fine vita, accanimento terapeutico, sofferenze terminali, sostengono etiche diverse”. Scrive così Paolo Flores D’Arcais nel suo libro “A chi appartiene la tua vita?”( Ponte della Grazie),  un documento appassionante che affronta gli aspetti filosofici, religiosi e politici delle scelte sul fine vita e sul quale siamo chiamati a ragionare nell’ambito degli appuntamenti della  nuova edizione de “I dialoghi di Trani”.  Dinanzi alle scelte più intime che interrogano l’essere umano (“ cosa voglio fare di me della mia vita e del mio corpo? “) D’Arcais propone sostanzialmente una visione liberale basata sull’autonomia dell’individuo. “ Altrimenti  – scrive D’Arcais –  se ci si accorda che le scelte sul fine vita spettano alla società e allo Stato prima che all’individuo si giunge a una soluzione aberrante e si entra nel girone infernale dove a qualsiasi maggioranza tutto è possibile: per esempio anche costringere una donna a portare a termine una gravidanza non voluta, esattamente come costringerla a interrompere una gravidanza desiderata, perché la maggioranza ritiene che si sia una grave minaccia di esplosione demografica e nessuna donna possa fare più di due figli”. Insomma, saremmo al totalitarismo. Io non posso non condividere le parole di Flores D’Arcais e non da filosofo ma  da semplice cittadino mi chiedo per quale motivo  parlare di libertà e di scelte individuali sia stato però ritenuto un  affronto in questo paese. In quei principi e in quelle regole, in particolare nell’art.. 32 della Costituzione, i giudici  hanno trovato il riferimento più completo per scrivere le sentenze che hanno infine consentito di dare attuazione alla volontà liberamente espressa a suo tempo da mia figlia Eluana  “Nessuno – si legge in quell’articolo – può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana  Dopo tutto quello che è accaduto in questo paese mi chiedo come sia possibile pensare ancora oggi che esista un diritto “della maggioranza “ a decidere sulla vita di una persona  stravolgendone le opinioni, i convincimenti più profondi, il suo stile di vita, unico e per questo degno di ascolto. Mi domando come si possa cercare  continuamente di dissacrare e seppellire le conquiste  sancite dai nostri padri costituenti, dalle donne e dagli uomini che ebbero il compito di ricostruire il tessuto sociale e civile di una nazione lacerata dalla guerra e che aveva bisogno di ritrovare valori condivisi, fuori dalle ideologie.  Il disegno di legge sul testamento biologico, approvato dal Senato e sul quale sta discutendo ora l’altro ramo del Parlamento, dimentica davvero quanto scritto nella nostra Costituzione e, cosa peggiore, giunge persino a manipolarla, con risultati che, – rileva lo stesso D’Arcais – finiscono per suonare persino ironici. Ma quale  rispetto dell’autoderminazione può esserci in un disegno di legge che impedisce di inserire l’idratazione e l’alimentazione nelle dichiarazioni anticipate di volontà?  Dove è la mia libertà se non posso decidere per me stesso quali terapie posso accettare o rifiutare? Che legge è quella che mi impone le convinzioni di un altro, che in nome del suo credo e delle sue certezze,  si autoproclama più saggio e dunque degno di decidere anche per me?  La presa di posizione di alcuni  parlamentari del pdl che nei giorni scorsi  hanno chiesto di potersi esprimere secondo coscienza, fuori dalla disciplina di partito,  nel voto che li attende alla Camera sulle norme relative al testamento biologico, non può che essere bene accolta. Mi auguro che  non si perda questa volta l’occasione per sgombrare il campo dagli equivoci che hanno accompagnato la discussione sul fine vita  per giungere ad una legge davvero rispettosa delle libertà civili”.

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