Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Alluvioni: L’impotenza degli “impotenti”

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Editoriale fidest Il disastro idrogeologico che ha colpito in particolare la provincia di Messina in questi giorni ha riempito, tra l’altro, la casella della nostra posta elettronica. Abbiamo cercato di rilanciare quelle notizie che abbiamo ritenuto più rispondenti alla gravità dell’evento non tacendo, ovviamente, su quanti hanno fatto sentire forte e chiara la loro protesta per la trascuratezza delle istituzioni per contenere e arginare i territori più a rischio e della cui pericolosità era un fatto notorio a tutti. Scontata è stata l’accusa risolta sia alle istituzioni locali sia a quelle centrali. Avrebbero potuto fare qualcosa ma non l’hanno fatto. Ma, senza nulla togliere alle responsabilità oggettive delle attuali amministrazioni, tanto che la magistratura ha già aperto un fascicolo in proposito per accertare le omissioni di rilevanza penale, dobbiamo dire che da anni, oramai, si parla dello scempio compiuto in nome di una speculazione edilizia a dir poco spregiudicata e per altri versi criminale poiché non possiamo credere che gli addetti ai lavori non conoscessero il territorio e la sua pericolosità, nel costruire a ridosso di pendii collinari senza le dovute protezioni e quanto altro. Chi ha una certa età sa bene che i discorsi sulla protezione del territorio sono di antica data ma sono stati da sempre disattesi. Ha ragione Bertolaso quando dice che la prevenzione non porta voti. Se così è saremo destinati ad assistere ad altri disastri, a piangere altre vittime, a vedere le nostre case immerse nel fango e nei detriti di un torrente in piena o dallo smottamento di una collina sovrastante la propria casa. E tutte le volte ce la prenderemo con il governo in carica. E tutte le volte col tempo la rabbia sbolle e continueremo il nostro tran tran come se nulla fosse. Il nostro male oscuro sta proprio qui: ci sentiamo incapaci di essere determinanti ad imprimere una svolta significativa all’attuale andazzo. Siamo costretti a subire la “valanga di belle parole, di promesse, di assicurazioni, di futuri severi controlli” eppure dentro di noi sappiamo che diventeranno tra breve una sonora presa in giro. Si farà, di certo, qualcosa, ma un qualcosa che mette una pezza ad un già rattoppato vestito e nulla più. A questo punto dobbiamo dircelo: la colpa è anche nostra, dalle nostre logiche consumistiche, dalla nostra indifferenza agli allarmi lanciati dagli ambientalisti, dal fatalismo che ci pervade, dalla voglia di fare un buon affare anche a costo d’infrangere qualche regola e alla fine ci scopriamo impotenti, per le nostre debolezze, ad imprimere quella necessaria svolta per costruire un diverso modello di società. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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