Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 201

Attentato alla caserma S. Barbara

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2009

Milano. Dopo le prime notizie che tendevano ad accreditare il gesto ad uno sprovveduto ed esaltato libico ora si sta presentando uno scenario più complesso e inquietante. Risulta agli investigatori che Mohamed Game ha avuto dei complici, ma questo non sembra essere il punto più importante. Noi ci troviamo al cospetto di un immigrato che si è ben integrato a Milano, ha goduto della stima dei suoi vicini e del suo datore di lavoro. E’ sposato con figli. Risulta un moderato nella comunità islamica milanese e non sembra avesse collegamenti con le organizzazioni legate al Jihad eppure si è reso protagonista di un’azione terroristica che se non è andata per il verso desiderato dal kamikaze fa, comunque, alzare il livello di attenzione dei nostri servizi segreti. Lo è poiché si tratta di una “cellula dormiente” di cui non si hanno informazioni di alcun genere e potrebbe spingere gli investigatori a condurre una caccia alle streghe che può fare più vittime tra gli innocenti che tra i colpevoli o presunti tali e a risvegliare negli italiani nuovi rigurgiti xenofobi. Analizzando la dinamica dell’attentato l’impressione è che si sia trattato più di un “avviso” che di una volontà di fare vittime o anche per provare la capacità di reazione dei nostri investigatori. Il materiale utilizzato, infatti, non era idoneo a determinare un’esplosione devastante. Non solo. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 120 chilogrammi di nitrato di ammonio, sostanza in vendita come fertilizzante agricolo ma che può essere utilizzata anche per il confezionamento di ordigni. Quindi tutto è stato fatto in casa.  D’altro canto il gesto non lo possiamo confrontare con quello degli attentati di Spagna e Londra dove esistevano cellule eversive ben strutturate e con un’ampia rete di connivenze. Qui la tecnica appare diversa e l’iniziativa diventa più il gesto del singolo che di gruppi. Se il tutto dobbiamo far risalire al nostro impegno militare in Afghanistan e al malessere esistente nella comunità islamica italiana per questa nostra presenza dobbiamo chiederci se il messaggio non tenda solo a spingere l’opinione pubblica italiana a chiedere con più insistenza e determinazione alla sua classe politica che si lasci l’Afghanistan. E il momento è davvero importante. Negli Usa è aperto il dibattito tra chi vorrebbe il ritiro delle truppe Usa e chi per un rafforzamento del contingente e nel chiedere agli alleati di fare altrettanto. Questa escalation del conflitto potrebbe segnare l’inizio di una lotta più cruenta e a dilatarsi in occidente dove i punti sensibili e incontrollati sono tantissimi e anche senza tante bombe si possono fare danni e vittime enormi. Ora gli italiani sono avvisati. E poi non dimentichiamo la nazionalità dell’attentatore. Perché un libico? Può avere una spiegazione logica? (n.r.)

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