Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Diritti dei militari e delle forze di polizia

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2009

Maurizio Turco, deputato radicale scrive: “Ho cercato per mesi di sintetizzare quello che secondo me doveva, deve essere il PDM. Mesi in cui abbiamo avuto discussioni, ci siamo scambiati email. Non ci sono riuscito a spiegarmi o a farmi capire, che poi è la stessa cosa. Alcuni giorni fa ho finalmente letto quello che avrei voluto scrivere: “L’esistenza stessa del partito è già un successo. La sua sopravvivenza potrà essere un trionfo. Un minimo sindacale di attività sarà sufficiente per chi crede nel progetto. Non serve strutturarlo. Non servono, a mio avviso, rappresentanti sul territorio. Un inutile rischio che potrebbe pregiudicare il lavoro ottimo di denuncia già svolto. Non servono iscrizioni al partito. Bastano le adesioni. Non servono rappresentanti. Bastano i quattrocentomila militari che, credendo nel progetto, possono già essere utili collaboratori.” Chiaro, semplice e lineare da Michele Fornicola, appuntato dei Carabinieri. In questa avventura ho avuto modo di conoscere persone e situazioni che mi portano credere che il PDM abbia un potenziale umano e politico che davvero può rappresentare qualcosa di nuovo per il nostro paese. E credo che ciò sia possibile forse proprio perché in questa impresa ci sono anche dei radicali (sono proprio uno di quelli!). Radicali, cioè coloro che aldilà della rappresentazione che se ne vuole dare, sono degli estremisti, dei partigiani della Legalità fondata sulla Costituzione repubblicana. Il rispetto della legge scritta innanzitutto, accompagnato dal dovere alla disobbedienza nonviolenta di fronte alla legge che riteniamo ingiusta, al sopruso, alla sopraffazione. Lotta dura per i diritti perché siamo consapevoli della responsabilità del dovere. Credo davvero che questo incontro, questo nostro trovarci insieme a sognare gli stessi obiettivi e a lottare insieme per raggiungerli può essere fecondo anche d’altro. Abbiamo scelto la dizione “partito” perché siamo di parte e lo rivendichiamo. Così come “per la tutela dei diritti dei diritti dei militari” per noi ha un sapore che va aldilà dei militari, del comparto difesa, e anche di quello sicurezza. I militari in questo paese oggi sono davvero gli ultimi e la truppa è la rappresentazione degli ultimi dopo gli ultimi. Non abbiamo quindi bisogno di giustificare perché non c’è nella dizione del nostro partito “e delle forze di polizia” o anche “e di tutti i cittadini”. Riteniamo che parlare di “tutela dei diritti dei militari” comprenda tutto. Comprenda anche i problemi dei poliziotti e di tutti i cittadini che si vedono negati i loro legittimi diritti. E che, nel momento in cui i diritti dei militari saranno riconosciuti, tutti si vedranno riconosciuti più diritti. Lo sappiamo che è una battaglia difficile. E noi una battaglia difficile ci siamo apprestati a combattere. Noi andremo avanti! Con i Marco Diana, i Michele Fornicola, i genitori di Garro e con tutti coloro che ci vorranno stare

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