Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Anche la BCE contro il gioco d’azzardo finanziario

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2009

E’ di qualche giorno fa la notizia che alcune tra le maggiori banche americane hanno fatto registrare grandi profitti nel terzo trimestre del 2009. La JP Morgan ha annunciato un surplus di 3,6 miliardi di dollari, mentre la  Goldman Sachs ha fatto registrare un profitto di 3,19 miliardi. Già all’inizio dell’anno, mentre il sistema bancario annaspava, la Goldman Sachs aveva sorpreso con un presunto profitto di 1,8 miliardi ottenuto rilanciandosi a capofitto nei mercati dei derivati finanziari.   La Bank of America, che aveva riportato un profitto di 3,2 miliardi nel secondo trimestre realizzato attraverso la vendita di partecipazioni in un banca cinese, è ricaduta in rosso per 2, 24 miliardi.   La Citi Bank, la seconda banca americana, è invece sempre mantenuta attiva attraverso le flebo di liquidità statale. Si ricordi comunque che, secondo la Federal Deposit Insurance Corporation creata dal Congresso USA, le banche americane fallite nel 2009 sono già 99.  Wall Street comunque esulta e il Dow Jones è risalito a oltre 10.000 punti, come a bei tempi della “bonanza” speculativa quando i lobbysti delle grandi banche pasteggiavano a ostriche e champagne.   Molti analisti adesso si arrovellano a sostenere che, se la crisi è iniziata oltre atlantico, è proprio da lì che sta ripartendo l’ottimismo della ripresa.  C’è da rallegrarsi veramente o è il caso di preoccuparsi per questi esaltanti resoconti finanziari?  Essi in verità contraddicono tutti gli altri dati.  A costo di essere tacciati come degli incorreggibili pessimisti, non vorremmo trovarci dinanzi a false aspettative e pericolose illusioni.   L’economia reale americana è profondamente malata.   Da 21 mesi a questa parte ci sono stati 7,6 milioni di nuovi disoccupati, di cui cinque da quando il presidente Obama è entrato nella Casa Bianca già assediata dalla crisi finanziaria lasciatagli in eredità.   L’ultimo ritocco statistico non è riuscito a nascondere il deficit di bilancio annuale che comunque ha raggiunto 1.400 miliardi di dollari, pari al 10% del PIL.  Non sembra che le banche possano fare grandi profitti dai settori produttivi che attualmente sono a dir poco allo sbando. Infatti il centro studi americano “Market Watch” riporta i dati della Fed che indicano come nell’ultimo trimestre ci sia stata una caduta del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente nei crediti concessi dalle banche commerciali e un meno 28% nei crediti specificamente emessi alle attività produttive.   Un simile calo si registra anche per le carte di credito e i mutui immobiliari. Gli stessi titoli di stato, pur garantendo una maggior sicurezza, viaggiano con rendite misurate agli attuali bassi tassi di interesse. I T-bond, le obbligazioni del Tesoro a tre mesi, per esempio, a settembre hanno dato lo 0,12% di interesse, mentre la media è stata del 0,25% nei passati 10 mesi.  L’unica spiegazione per i profitti miliardari delle grandi banche americane sta in un loro ritorno al “tavolo verde” della vecchia speculazione in titoli tossici, in derivati e in quel sottobosco di “operazioni innovative” e “obbligazioni strutturate” che l’anno scorso hanno fatto saltare il banco della finanza globale.  Va quindi apprezzato che Jean-Claude Trichet, il presidente della Banca Centrale Europea, abbia in merito usato toni eccezionalmente forti alla conferenza di Francoforte organizzata dalla potente associazione delle Banche Popolari e Cooperative della Germania.  Ha accusato le banche di aver troppo praticato una “speculazione senza freni e il gioco d’azzardo finanziario“.  “La crisi globale è esplosa perché le banche hanno sottostimato i rischi sistemici, ha detto, e guardando davanti, il settore finanziario deve ritornare al suo ruolo tradizionale di fornitore di un servizio all’economia reale.”  E’ necessario un cambiamento di mentalità all’interno del mondo finanziario. Non sarà facile.Le banche europee e italiane non dovrebbero imitare il comportamento poco virtuoso delle “sorelle” americane. Se è vero che il sistema bancario è globale e che le regole per i mercati devono essere generali, è altrettanto vero che l’avvio di una corretta politica di crescita e di sviluppo successivamente potrà garantire all’Europa e all’Italia un solido sistema finanziario e una robusta struttura economica. (Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista)

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