Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La Fiat chiude Arese

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2009

Le varie aziende FIAT in solido appartengono ai contribuenti italiani, stante la mole di contributi che da sempre la FIAT percepisce, con tutti i governi. La chiusura di uno stabilimento diventa un affronto e uno spreco di denaro pubblico diventato privato, con l’aggravante di infittire la schiera dei disoccupati e sottoccupati. E’ il segnale perentorio del fallimento del capitalismo liberista che ama generare dividendi con gli utili mentre adora socializzare le perdite, invocando un pretestuoso mantenimento dei posti di lavoro.  L’Italia del cavaliere, sarà l’ultima nazione dell’Occidente a capire la fine del capitalismo liberista.  Oggi compare all’orizzonte un nuovo e diverso capitalismo, partorito da questa crisi che il liberismo non sa e non può controllare; compare il “capitalismo sociale” in grado di coniugare insieme il capitale/denaro  con  il capitale/lavoro al fine di garantire, tanto al denaro quanto al lavoro la giusta remunerazione.  Se la FIAT intende chiudere perché quella particolare fabbrica non è remunerativa, allora dovrebbe essere socializzata  (ho detto socializzata e non nazionalizzata, perché è su questa voluta confusione che trova respiro l’anticomunismo del cavaliere) e affidata agli stessi operai riuniti in varie cooperative di produzione e lavoro, fra di loro consorziate e finalizzate ad un progetto a breve e medio termine, in grado di mantenere la produzione, ridurre i costi, migliorare la produttività e, di conseguenza, il giusto collocamento nei mercati. Una gestione manageriale a basso costo ma ad alta qualità, dove il manager verrebbe retribuito in base ai risultati. Verrebbe garantito il giusto salario, un giusto TFR, ed un giusto ricambio generazionale all’interno della fabbrica. La competitività sui mercati sarebbe un onere aggiuntivo che gli stessi operai sarebbero chiamati a risolvere, ritrovandosi, essi stessi, responsabili del mantenimento del loro posto di lavoro. Oggi le retribuzioni medie non corrispondono alla reale produzione, in quanto una larga fetta del lavoro si trasforma in plus-prodotto che genera un plus-valore, dai quali l’operaio e il prestatore d’opera, è perentoriamente escluso. I regimi di sicurezza, che rappresentano un costo, non vengono rispettati in onere al maggior utile che proviene dal loro risparmi, così l’Itala detiene la magli n. 1 delle morti bianche, così chiamate per esorcizzare, con il candore del colore, la brutalità di una morte per lavorare, quando il lavoro deve servire per vivere. I sindacati non accetterebbero mai una simile impostazione, perché renderebbe inutile la loro presenza sul mercato del lavoro. Il comunismo non c’entra nulla, se non negli incubi del cavaliere (più cavallerizzo che cavaliere), perché lo Stato dovrebbe solamente vigilare che la laida speculazione personalistica, uscita dal portone, non tenti di rientrare dalla finestra. (Rosario Amico Roxas)

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