Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Lettera aperta a Pierluigi Bersani

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

Di Rosario Amico Roxas. Rutelli ha lasciato il PD sostenendo di uscire da un partito che non è mai “partito”; basta questa affermazione per definire il personaggio molto più esigente di quanto non sia capace; mutuando la logica del cavaliere Rutelli è “molto più esigente che capace”. Non è una gran perdita, se serve a create unità di intenti all’interno del  PD, non certo secondo la logica del pensiero unico, bensì secondo l’esigenza di unità di intenti. La “Lotta per le investiture è finita da oltre 800 anni; ciò significa che sarebbe bene che altri seguano l’esempio di Rutelli ed escano di loro volontà, prima che sia la base del PD a pronunciarsi.  E’ chiaro che il PD deve elaborare una strategia operativa capace di offrire alla nazione una alternativa credibile, perché “in regno coecorum monoculus rex”, mentre l’intera nazione ne paga il fio; la credibilità, in democrazia, transita attraverso i numeri che vengono espressi, così nel frazionamento attuale (vera salvaguardia democratica contro il bipartitismo autoritario) necessita trovare con altre forze politiche il comune con-divisore in grado di coagulare una diversa maggioranza sulla base di progetti, ipotesi di lavoro e programmi, a breve, medio e lungo termine, tralasciando la politica dei sondaggi che ha vituperato la vita politica riducendola ad un “do ut des” tra potere e questuanti. Vorrei mettere bene in chiaro l’impressione che ha suggerito la svolta di Rutelli; non ha cambiato partito aderendo all’UDC,  è andato con Casini, che non è l’UDC, perchè nel PD non si ritrovava più alcun sostegno che lo reggesse in piedi, rischiando di tornare al “pane e cicoria” da lui tanto aborrito.  Ma insisto con l’UDC, nella sua globalità, non limitatamente al suo segretario, che brilla per indecisione di fondo, in quanto ritiene di poter gestire un ruolo di equilibrio tra elementi assolutamente squilibrati: Lotta alla mafia…. con posto al senato per Totò Cuffaro. Laicità della politica…. con posto al parlamento europeo per Magdi Allam. Coerenza  nell’attività politica…. con caloroso abbraccio al transfuga  Rutelli.  Ci sono altri svarioni che è meglio non sottolineare, perché allora diventerebbe impossibile qualsiasi incontro, specie se a dominare la scena dovesse essere Casini in esclusiva. Sono certo che hai letto l’intervista di Bruno Tabacci, specialmente lì dove dice: «L’Unione di centro (che unisce noi, Casini, i popolari di De Mita e i liberal di Adornato), è stato una grande esperienza politica ma non può riassumere da solo tutte le potenzialità del centro. Non basta più. Ora si deve intercettare quello spazio al centro che il nuovo posizionamento del Pd libera. Mentre Bersani può dialogare con Vendola e mettere su un altro piano il rapporto con Di Pietro, le energie centriste devono trovare collocazione in un nuovo soggetto». Con queste affermazioni Tabacci si pone come l’interlocutore, decisivo e senza tentennamenti di comodo, senza titubanze di mestiere, ma con la chiarezza del politico per vocazione, anche perché la tua elezione non ha liberato, svuotandolo di contenuti, un qualsiasi spazio al centro, perché non c’è alcuno sbandamento a sinistra, quanto, piuttosto, una diversa apertura alle istanze sociali che sono le più penalizzate dell’intero pianeta occidentale. Il mondo del lavoro deve recuperare la sua priorità a fronte della finanza, e questa non è politica di sinistra o di centro (certamente non è politica di questa destra che ha stracciato lo “Stato sociale” propugnato da Almirante nel congresso di Genova) è la politica per una “scelta umanistica” che riporti alla centralità dell’uomo, del suo lavoro, del suo stesso essere, alternativo all’apparire che si è imposto con l’inganno. Alla domanda di concorrenza al centro, ancora, Tabacci risponde: «Vedo più una spinta a trovare convergenze e ridefinire il sistema politico. Bisogna che Casini sia capace di apertura e disponibilità verso Rutelli e  verso  i mondi che guardano all’opzione centrista in modo interessato». In questa risposta, molto sibillina, come nello stile di Tabacci, leggo una puntualizzazione su Rutelli che non è detta, ma lascia trapelare il metodo “intelligenti pauca”; come dire a Casini: “Hai voluto la bicicletta….ora opedala!”.  L’opzione centrista, propugnata da Tabacci deve innanzitutto tagliare nettamente i ponti con le derive personalistiche e autoritaristiche, senza i ventilati compromessi di collusione in talune regioni, “valutate di volta in volta”: Casini non ha ancora capito che se porge una mano al cavaliere lui la cannibalizza senza tentennamenti. Tabacci questo lo sa! Rosario Amico Roxas

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