Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Il caso Cosentino

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2009

Editoriale Fidest. L’avvocato Nicola Cosentino, per quanto ci è dato di sapere, già mesi fa ebbe a subire una mozione di sfiducia nei suoi confronti, ma l’aula a larga maggioranza la respinse. Oggi si ripete e, questa volta, l’unico partito, l’Idv, che l’ha presentata, si ritrova solo. Questo significa che sarà respinta dalla Camera dei deputati la richiesta della magistratura di autorizzazione a procedere nei suoi confronti in aggiunta al fatto che continuerà a fare il sottosegretario come se nulla fosse. Dobbiamo meravigliarcene? Assolutamente no. E’ nella norma. Se si insiste finiamo con il trasformare quest’uomo politico in una vittima e noi non lo vogliamo in tale veste. La verità è che dovremmo fare una seria riflessione sul nostro sistema giudiziario che ha il suo tallone d’Achille nella eccessiva lungaggine del suo iter procedurale. Cosa intendiamo dire con ciò? E’ che un po’ tutti di là delle proteste formali trovano conveniente lasciare che la magistratura languisca perchè esiste un interesse trasversale nel quale i carcerati e i “grandi inquisiti” possono sperare nei condoni, nelle prescrizioni e nelle amnistie. E se ritorniamo per un momento al caso Cosentino, ma potrebbe essere di molti altri politici e non, possiamo, nella peggiore delle ipotesi, prefigurare il seguente scenario: un rinvio a giudizio da parte dell’organo inquirente per la celebrazione di un processo che tra rinvii di varia natura potrebbe concludersi tra tre o quattro anni. Ma non è tutto. Se l’imputato è condannato continuerà a non accadere nulla in quanto c’è l’appello ovvero almeno altri tre o quattro anni e alla fine c’è la prescrizione. E allora perché, ci chiediamo, tanta fatica per inquisirlo e arrestarlo? Se le cose vanno in questo modo non dobbiamo prendercela con chi fa il suo dovere ma con il sistema che produce tali anomalie ridicolizzando il ruolo della giustizia e alla giustizia nel subire questa umiliazione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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