Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Psichiatria: un viaggio senza ritorno

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2009

Giorni fa, la nuova sede della Chiesa di Scientology di Roma e Mediterraneo in via della Maglianella 375, ha ospitato la mostra interattiva ” Psichiatria: un viaggio senza ritorno – errori e orrori in nome della salute mentale”.  Organizzata in cooperazione con il Comitato dei Cittadini per i  Diritti Umani (CCDU), GESEF (GEnitori SEparati dai Figli) e LIDU (Lega Internazionale Diritti dell’Uomo), la mostra illustra con i suoi 60 panelli e 15 video informativi il percorso di “errori ed orrori” che la psichiatria ha perpetrato ai danni di milioni di individui nel corso della storia, dalle sue origine ai tempi moderni. Partendo dalle origini della pratica psichiatrica, con le sue “terapie” basate su docce fredde, camice e letti di contenzione, quando il paziente riceveva “shock terapuetici”,  passando per i salassi di Benjamin Rush, teorico del “troppo sangue al cervello” quale causa della malattia mentale, la mostra racconta dell’esigenza di dare veste scientifica al concetto di malattia mentale al fine di giustificare agli occhi del legislatore e della gente comune simili pratiche brutali. La veste scientifica data fu l’origine biologica della “malattia mentale” che consentiva di considerare le “cure” invasive come trattamento medico. Successivamente, pur senza l’abbandono di bizzarre teorie di “cura dei sintomi” tramite elettroshock, psicochirurgia e lobotomia prefrontale, questo condusse verso l’uso sempre più smodato di psicofarmaci che dovrebbero bilanciare un ipotetico, ma non misurabile (per stessa ammissione degli psichiatri), squilibrio chimico nel cervello, come radice e causa dell’insania. Oltre a questo excursus sull’evoluzione ideologica della psichitaria, intercalata con notizie sull’origine psichiatrica delle teorie eugenetiche e i relativi campi di concentramento, che hanno avuto i loro sostenitori e praticanti più tristemente famosi in Adolf Hitler, nello psichiatra Karadicz e in Milosevic, questi ultimi principali attori della guerra del Kosovo. La mostra riporta anche le testimonianze di ex rappresentanti di farmaci. Gwen Olsen riferisce che oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo prendono psicofarmaci, mentre Micheal Oldani argomenta su come il 70% di prescrizioni degli psicofarmaci da parte di medici generici siano il risultato di un’operazione di marketing: “Consiste nel creare una buona storia che fa uso di termini scientifici per convincere un medico a pensare di fare prescrizioni di psicofarmaci”.  L’esposizione guida anche attraverso la crescita del numero di “disturbi” mentali ufficialmente riconosciuti e inseriti nel Manuale Diagnostico Statistico delle Malattie Mentali (DSM), la “bibbia” con cui gli psichiatri fanno diagnosi. Ben 374 disturbi nell’ultima edizione, la IV, con una quinta ancora più voluminosa in preparazione.  Inseriti con metodo certamente democratico, ma non scientifico, per alzata di mano nel corso di convegni internazionali di psichiatri, questi disturbi hanno condotto alla creazione di nuovi psicofarmaci, la cui lista è passata dai 44 esistenti nel 1966 ai 174 di oggi.  La carrellata informativa si chiude con alcune preoccupanti statistiche di decessi causati dai “trattamenti” psichiatrici che “dal 1960 al 2000 hanno mietuto il doppio delle vittime rispetto a tutti i soldati americani morti dalla guerra civile alla “guerra del golfo”. Insomma una vera e propria industria di morte che rastrella 300 miliardi di dollari l’anno, e che il CCDU denuncia ed espone da oltre 40 anni con i suoi 250 gruppi in 34 nazioni, ispirando al contempo centinaia di riforme e ricevendo il plauso delle Nazioni Unite per il lavoro svolto.

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