Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Copenaghen: persa occasione storica

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2009

L’accordo di oggi sancisce il trionfo delle parole sui fatti, dell’apparenza sulla sostanza. Per Oxfam International e Ucodep, i leader presenti al vertice di Copenaghen hanno trasformato un momento storico in un fallimento storico: le due organizzazioni chiedono che l’accordo non sia un punto di arrivo, ma solo la base di partenza dei colloqui sul clima nel 2010. Non è chiaro se ciò sarà possibile, perché la Conferenza delle parti, con un’acrobazia linguistica, non ha “adottato” il testo ma si è limitata “a prenderne nota”.  La rinuncia a siglare un trattato legalmente vincolante entro il 2010 è una duro colpo, soprattutto per le popolazioni più vulnerabili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 150mila persone muoiono ogni giorno a causa dei cambiamenti climatici. Ogni minuto di ritardo costa nuove vite umane.  La proposta contiene l’annuncio di 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i paesi poveri a fronteggiare i cambiamenti climatici. In realtà, si tratta di un obiettivo e non di un risultato già assicurato: i paesi poveri non hanno infatti alcuna certezza di ricevere i fondi necessari per adattarsi ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni. La somma di 100 miliardi di dollari, inoltre, è solo metà di quella necessaria. Questa differenza può avere conseguenze drammatiche: solo nell’Asia del sud e nell’Africana subsahariana, per esempio, c’è bisogno di un miliardo e mezzo di dollari per impedire nuove morti per malaria e diarrea causate dal clima.  Non c’è poi certezza che i 100 miliardi saranno aggiuntivi rispetto agli impegni presi sull’Aiuto pubblico allo sviluppo. Ciò significa che, nei paesi in via di sviluppo, i fondi potrebbero essere sottratti all’istruzione e all’assistenza sanitaria per finanziarie difese contro le inondazioni o sostenere gli agricoltori più poveri. I 100 miliardi di dollari potrebbero infine non essere fondi pubblici, ed essere quindi erogati secondo l’agenda dei donatori privati più che sulla base delle reali emergenze.    Preoccupante anche l’assenza, nella bozza di accordo, di obiettivi specifici di riduzione delle emissioni entro il 2020, essenziali secondo gli scienziati per garantire che il riscaldamento globale non superi i due gradi.

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