Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

L’Italia e gli immigrati qualificati

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2009

È dedicato ai lavoratori immigrati qualificati il Primo Rapporto Emn Italia, iniziativa inserita in un programma europeo (European Migration Network) che in Italia fa capo al Ministero dell’Interno con il supporto tecnico del Centro Studi e Ricerche Idos/Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.  Il rapporto tra mercato occupazionale e flussi qualificati presenta diversi aspetti problematici e anche con alcune prospettive promettenti. Le indagini dell’Istat sulla forza lavoro immigrata hanno sottolineato che, nel 2008, il 73,4% degli immigrati svolge una professione non qualificata contro il 32,9% degli italiani, con un loro sproporzionato sottoutilizzo professionale in lavori a bassa qualificazione, per i quali nella maggior parte dei casi basta la sola capacità di forza fisica e resistenza.  Nel settore sanitario, invece, diventa sempre più ricorrente l’impiego di infermieri stranieri che, sempre nel 2008, sono 34.043 su 354.436, uno ogni dieci sul totale ma più di uno ogni quattro nuovi assunti (incidenza del 28,4%). Per l’86,5% si tratta di donne, mentre la ripartizione vede prevalere il Nord con il 56,4% delle presenze. I comunitari, in prevalenza romeni e polacchi, ammontano al 57,8%. Altri importanti Paesi di provenienza sono la Svizzera, il Perù, l’Albania e l’India. Attualmente in Italia, complessivamente, vi sono solo 6 infermieri ogni 1.000 abitanti, ma il rapporto ideale dovrebbe essere di un medico ogni cinque infermieri. Secondo l’Ipasvi per soddisfare il fabbisogno complessivo delle strutture servirebbero altri 71 mila infermieri, che le strutture formative italiane non sono in grado di assicurare per cui gli stranieri sono i benvenuti. L’Italia, invece, ha una sufficiente disponibilità di medici, peraltro non destinata a perdurare perché nel futuro si determinerà una forte carenza in diversi settori, come già avviene ora in anestesia e radiologia. Secondo l’Ordine dei medici, se le possibilità di iscrizioni annuali alla facoltà di medicina continueranno a esser di 6.200 unità l’anno, come è avvenuto nell’ultimo ventennio, nel 2029 i medici diminuiranno a 280.000 (74 mila in meno nel corso di due decenni) e la loro età media salirà a 54 anni e vedremo tra di noi molti più medici stranieri rispetto agli attuali 14. 548. Questi e altri dati nel volume EMN sono completati con 36 storie di immigrati qualificati, riguardanti molteplici settori oltre a quello sanitario, raccolte nei mesi di maggio-giugno 2009 dal Centro Studi Idos e dalla Fondazione Ethnoland.     È fondamentale che sugli episodi di razzismo prevalga la politica delle pari opportunità. Perciò, per il prefetto Angelo Malandrino non bisogna confinare l’immigrato in condizioni di marginalità e precarietà sociale e economica, generando esclusione e conflitti sociali. Anche per Mario Sepi, presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo non vi altra soluzione se non l’insistenza sull’integrazione.

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