Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Il cambiamento climatico minaccia gli uccelli

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Il ventesimo e il ventunesimo secolo, secondo Stephen Willis, dell’Università di Durham, hanno fatto registrare, a causa delle attività umane, un improvviso incremento del tasso di estinzione delle specie animali e vegetali: dalle 5.000 alle 25.000 ogni anno sono infatti condannate ogni anno all’estinzione. Allo sfruttamento eccessivo delle risorse, alla caccia e all’introduzione di specie esotiche, si sono aggiunte nel tempo, ad aggravare la situazione, la frammentazione e la perdita di habitat e, soprattutto negli ultimi 30 anni, i cambiamenti climatici. Secondo le stime elaborate al 2100, l’estinzione colpirà tra il 15 e il 37% delle specie di uccelli nel mondo. In Europa è minacciato tra il 4 e il 7% delle specie di uccelli endemiche del vecchio continente. Le variazioni climatiche, infatti, sposteranno la geografia del cosiddetto “spazio o nicchia climatica” dove vivono gli uccelli, condannando all’estinzione chi di loro non riuscirà ad adeguarsi. Inoltre il cambiamento climatico minaccerà la disponibilità di insetti di cui si nutrono gli uccelli, soprattutto durante la fase della nidificazione, con gravi rischi di sopravvivenza per le specie. I cambiamenti climatici rischiano inoltre di rendere vani gli sforzi delle tradizionali politiche di conservazione della natura: se le specie animali saranno costrette a spostarsi per seguire il proprio “spazio climatico”, ciò provocherà un esodo di specie al di fuori dei parchi e dalle aree protette, con la conseguenza che le specie “emigrate” si troveranno facilmente in territori non soggetti a protezione, magari degradati o urbanizzati dall’uomo. Per Franz Bairlein, dell’Institute of Avian Research, gli uccelli migratori che coprono distanze lunghe sono più vulnerabili degli uccelli che coprono distanze più brevi. Questo perchè la migrazione dei primi è maggiormente programmata rispetto ai secondi, che hanno più occasioni di sostare e che dunque risultano essere più adattabili ai cambiamenti climatici esterni. Inoltre gli uccelli che coprono il loro tragitto migratorio in più tappe possono difendersi meglio da eventuali variazioni del clima rispetto a quelli che coprono la distanza in un’unica tappa. Secondo Niklaus Zbinden, dello Swiss Ornithological Institute di Sempach, che si è concentrato sulle dinamiche in atto nella regione alpina, l’aumento delle temperatura minaccerà soprattutto le specie che vivono nei climi freddi, come la Pernice bianca. Anche la diminuzione di conifere sta mettendo a rischio specie come il Picchio tridattilo e il Crociere. Ma non c’è solo il clima a causare la perdità di biodiversità: l’abbandono dei pascoli, che causa un ritorno della vegetazione, l’intensificazione dell’agricoltura, che, dopo aver colpito la pianura si è estesa anche alla fascia prealpina, lo sviluppo delle attività turistiche degradano fino a far scomparire l’habitat dove vivono specie come Fagiano di monte, Coturnice, Re di quaglie, Ortolano, Zigolo giallo e Succiacapre.

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