Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

La democrazia a corrente alternata

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Parlare della situazione politica italiana non è un’esercitazione accademica. Anzi gli avvenimenti degli ultimi mesi ripropongono in termini ancor più pressanti l’opportunità di una lucida analisi della stessa. Tutti abbiamo assistito sgomenti alle recenti rivelazioni relative ad alcuni episodi che hanno coinvolto personaggi politici di rilievo nazionale. Dalle Escort ai/alle Trans, da Spatuzza a Di Pietro, Da Santoro a Tramaglia, da Rosy Bindi ai fuori onda di Fini, da Napolitano a Berlusconi. Da parte di alcuni c’è la tendenza a sottovalutarli, relegandoli nell’ambito di un privato in cui nessuno è legittimato ad entrare. “Vizi privati e pubbliche virtù”: è lo slogan ormai di moda, con cui purtroppo anche tanti italiani sembrano essere d’accordo. Tuttavia qui c’è un dato che non può essere ignorato poiché riguarda il futuro delle istituzioni democratiche. Infatti, una democrazia che non può più richiamarsi ad un bagaglio di valori validi incondizionatamente, che cioè è priva di presupposti etici universalmente condivisi e non negoziabili, è destinata prima o poi a degenerare nella tirannide.  Questo rischio sembra oggi reale non solo per la democrazia italiana ma più in generale per tutte le democrazie occidentali. La situazione in cui ci troviamo viene da lontano ed è l’esito di un processo profondo di secolarizzazione (nell’accezione negativa del termine) della società, in cui ogni riferimento alla dimensione valoriale come fonte trascendente di valori viene ritenuto un ritorno ad uno stadio di minorità di cui l’essere umano, ormai divenuto adulto, deve poter fare a meno. I valori diventano relativi al soggetto, che li stabilisce sulla base delle proprie preferenze. La convivenza sociale viene garantita unicamente dal consenso sulle regole formali atte ad impedire che gli interessi contrapposti conducano ad uno stato di conflittualità tale da degenerare nella guerra di tutti contro tutti tendente al volgere di oggetti contundenti in faccia al Presidente del Consiglio ed a tentativi di aggressione al Santo Padre. Secondo questa concezione la politica non mira più al bene comune ma si riduce alla codificazione e al rispetto delle norme che impediscano lo scatenarsi della violenza bruta. Ne consegue che nell’agire politico alla passione per l’ideale subentra ultimamente la ricerca di uno spazio di potere che consenta di far valere le proprie ragioni nell’arena della lotta per il primato. Si capisce dunque, per restare al caso italiano, perché la scena sia dominata da faccendieri, cortigiani e cortigiane, intellettuali organici e adulatori di ogni risma. Ora il pericolo sta nel fatto che la società civile finisca per assuefarsi completamente a questo stato di degrado morale, ritenendo che la politica risolta in gestione tecnica e/o demagogica del potere ne definisca l’essenza. Pericolo nemmeno tanto lontano quando una larga fetta dell’elettorato, che peraltro non è la maggioranza degli italiani, valuta positivamente provvedimenti legislativi ispirati esclusivamente al principio, demagogicamente utilizzato, della sicurezza del cittadino minata, invero da neurolabili (in autonomia o indotti) che agiscono riuscendo a superare i cordoni di sicurezza in Milano Piazza Duomo prima e nella Basilica di San Pietro poi. C’è tuttavia un elemento che deve preoccuparci più di tutto il resto. E’ il messaggio educativo che viene veicolato, secondo cui i veri valori della vita sono quelli dei soldi, del potere, del piacere sessuale senza freni. E’ il mito dell’uomo potente, che si è fatto da sé, cui tutto è permesso e da guardare perciò con spirito di ammirazione ed emulazione. La convinzione che si va sempre più diffondendo, specialmente tra i giovani, è che nella vita contano non gli ideali, la solidarietà, la fedeltà vocazionale, ma il potere, la carriera,la popolarità (ancorchè rincorsa con azioni di violenza), l’avere tutto che quello che si desidera, poiché la felicità e la libertà stanno nel vivere senza costrizioni e vincoli morali.  Ora come si collocano i cattolici di fronte a tale situazione? Purtroppo è da registrare un silenzio quasi totale, frutto di decenni di disimpegno politico, cui ha fatto da contraltare il protagonismo di alcuni movimenti che hanno assicurato ai loro “adepti” posti di grande rilevanza istituzionale o quanto meno un seggio in parlamento.  Assistere ad un dibattito e udire alcuni “politici cattolici” (cattocomunisti) parlare di dottrina, di sussidiarietà, di centralità della persona, veramente intristisce. (Sante Pisani)

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